Come comportarsi quando un figlio ti tratta male?

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Figlio che tratta male?

👉 Ascolta e accetta la sua rabbia. Comprendere le sue emozioni lo aiuterà ad esprimerle e a sentirsi accolto, aprendo la strada al dialogo. Evita reazioni impulsive e concentrati sullascolto attivo.

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Ok, proviamo a trasformare questo consiglio in qualcosa di più… “vissuto”.

Mio figlio… mi tratta male? Eh, chi non ci è passato?

A volte mi chiedo… ma dove ho sbagliato? Te lo chiedi anche tu, vero? Quando quel piccolo angioletto, che ti teneva sveglia la notte, ora ti urla contro… beh, fa male. Tanto.

“Ascolta e accetta la sua rabbia”. Facile a dirsi, eh? Quando ti senti attaccata, ferita, l’ultima cosa che ti viene in mente è fare la monaca zen. Però… però, ci ho provato. Anzi, ci sto provando ancora.

Perché poi pensi… forse dietro a quella rabbia c’è altro. Magari un’insicurezza, una paura… Chissà. Ricordo quando mia figlia, durante l’adolescenza, mi rispondeva a tono per qualsiasi cosa. Io, dentro di me, esplodevo! Volevo urlare, farla ragionare… Ma poi ho capito. Capito che aveva bisogno di sentirsi capita. Di sentirsi ascoltata.

“Comprendere le sue emozioni lo aiuterà ad esprimerle e a sentirsi accolto, aprendo la strada al dialogo”. Questa frase sembra presa da un manuale di psicologia, lo so. Ma c’è un fondo di verità. Anzi, tanta. Quando le ho detto: “Ok, vedo che sei arrabbiata. Dimmi cosa c’è che non va, senza urlare, per favore…”, è cambiato qualcosa. Non subito, eh! Ci è voluto tempo. Ma alla fine, siamo riuscite a parlare. A capirci. Un passo alla volta.

“Evita reazioni impulsive e concentrati sull’ascolto attivo”. Qui casca l’asino, diciamocelo! Quante volte ho reagito di pancia, senza pensarci? Troppe. Ma poi, col tempo, ho imparato a fare un respiro profondo. A contare fino a dieci, come dicevano le nonne. Ad ascoltare davvero. Non solo le parole, ma anche il tono, lo sguardo…

Non è facile. Anzi, è faticosissimo. Ma se vogliamo davvero aiutare i nostri figli, dobbiamo fare questo sforzo. Dobbiamo essere la roccia a cui si possono aggrappare, anche quando ci urlano contro. E magari, un giorno, si ricorderanno di noi. Forse. Ma anche se non lo faranno, sapremo di aver fatto del nostro meglio. E questo, alla fine, è quello che conta davvero, no?