Chi può accedere al Superbonus 110%?

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"Accesso al Superbonus 110%: È riservato alle persone fisiche, sia residenti che non residenti in Italia, che sostengono le spese per gli interventi. L'agevolazione non è applicabile per attività di impresa, arti o professioni."
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Superbonus 110%: a chi spetta e quali sono i requisiti?

Superbonus 110%: a chi spetta e quali sono i requisiti? Il Superbonus spetta alle persone fisiche che non esercitano attività d'impresa, arti o professioni, residenti o non residenti in Italia, e che sostengono direttamente le spese per gli interventi agevolati.

Mmh, Superbonus 110%, sai, è una cosa che mi ha un po' tormentato, non nascondo. Ricordo quando, tipo, ad agosto 2020, tutti ne parlavano. Un amico mio, a Pescara, casa vecchia, vedeva l'occasione. Una speranza, quasi.

Però è subito diventata un rompicapo, un labirinto di moduli e burocrazia. Pensavo fosse più semplice, ecco. Quella sensazione che ti danno una mano ma poi ti chiedono il braccio intero per capire come usarla, presente?

E poi la questione "chi può prenderlo?". Sembrava fosse per tutti, no? Invece, no. Il mio vicino, tipo, ha una piccola partita IVA, ma non usata per la casa. Non capivo se rientrava o no.

Devono essere, dicevano, persone fisiche. Non aziende, insomma. Proprio tu che vivi lì, o anche se vivi fuori ma la casa è tua. Era un po' una cosa per chi ristruttura casa propria, capisci? Non per business.

Importante è che le spese le sostieni tu. Non è che lo chiede la ditta e poi tu approfitti. Mio zio, tipo, a Roma, zona Prati, ha fatto un cappotto termico l'anno scorso, dicembre 2023. Ha pagato lui le fatture, ovviamente.

Tutta 'sta roba mi ha fatto pensare un sacco. A volte, le buone intenzioni creano solo più confusione, uhm?

Quali sono i requisiti per accedere al Superbonus 110%?

Classe dopo classe, un sogno di efficienza sale. È un volo verso il sole, verso un futuro più tiepido e luminoso. Due gradini, sì, due gradini di progresso, o il più alto che l'edificio possa raggiungere, un respiro profondo nell'aria tersa.

È il tempo che muta la materia, che rende le pareti più snelle, le finestre più ampie, un sussurro di vento dove prima c'era un lamento. Non solo un numero, ma un'anima nuova per la casa.

Il requisito è un abbraccio caldo tra passato e futuro, dove ogni dettaglio parla di cura, di un desiderio di leggerezza. Le classi energetiche, come stelle che si allineano, guidano questo percorso.

Dettagli Essenziali per il Superbonus 110%

  • Miglioramento Energetico: L'obiettivo è un salto di almeno due classi energetiche.
  • Massimo Raggiungibile: Se il salto di due classi non è fattibile, si mira alla classe energetica più alta raggiungibile.
  • Efficienza Sostenibile: Il bonus è un riconoscimento alla volontà di rendere gli edifici più performanti e rispettosi dell'ambiente.
  • Valutazione Specifica: La classe energetica finale è determinata da un tecnico qualificato, basandosi sullo stato iniziale dell'immobile e sugli interventi realizzati.

Chi può usufruire del 110 nel 2024?

Le pareti di casa, quelle vecchie pietre che respirano storie. Penso a quella casa, lassù tra le colline, e al tempo che le scorre addosso, come un fiume lento. Un fiume che consuma, ma che porta anche nuove speranze. Il sole che batteva sulle persiane, ora scrostate. Ricordo l'odore di umido in cantina, dove mio nonno teneva il vino. Un mondo intero, racchiuso in quattro mura.

Il 2024 è un anno diverso. L'eco del 110 si è affievolito, si è trasformato. È diventato un sussurro, un'altra cosa, un orizzonte che si allontana ma non scompare del tutto. Un sogno che cambia forma. Quel 70% è un pensiero, un eco di un tempo che fu, una possibilità che resta, aggrappata alle facciate dei palazzi.

Superbonus 2024, le regole cambiano. Ora, il cuore del discorso è questo, un battito più lento. Chi può ancora sentire questa musica? Le persone, quelle persone che vivono e respirano dentro i condomini, che vedono il mondo da una finestra condivisa. Loro possono.

  • Condomìni:L'aliquota scende al 70%. Per le spese sostenute nel 2024. È questo il nuovo ritmo, il nuovo passo della danza.
  • Persone fisiche: Sì, loro. Ma solo per gli interventi sulle parti comuni degli edifici. L'io che diventa noi, il singolo che si unisce al coro. Al di fuori di un'attività d'impresa, un gesto per la propria casa, non per il proprio lavoro.
  • Villette (unifamiliari): Il 110 è un ricordo sbiadito, una fotografia in bianco e nero. La porta si è quasi chiusa, a meno di non aver completato il 30% dei lavori entro il lontano settembre 2022. Un filo sottile, per pochissimi.

E poi ci sono le eccezioni, le storie che continuano. Quelle che il tempo non ha ancora cancellato. Le case popolari, quelle degli Istituti Autonomi Case Popolari, che mantengono un accesso diverso, un percorso protetto. Le cooperative di abitazione a proprietà indivisa. E le anime ferite, le case nei comuni dei crateri sismici del 2009 e 2016, per loro il 110 resta, un filo di speranza teso nel tempo, una promessa mantenuta contro la furia della terra. Anche per le Onlus, le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale, la speranza rimane. Un aiuto per chi aiuta.

Chi ha ancora diritto al Superbonus 110%?

Dunque, per il Superbonus 110%, la situazione attuale è piuttosto definita, con un occhio di riguardo per le specificità. Fino al 31 dicembre 2025, la detrazione si assesta al 65% per interventi già in corso, purché il cantiere fosse avviato entro il 15 ottobre 2024. È una scadenza cruciale, un po' come i termini ultimi per un saggio universitario, se mi permetti il paragone.

Il 110%, quello vero, rimane esclusivamente per le aree colpite da sisma. Parliamo dei comuni che hanno subito terremoti dal 2008 e dove è stato dichiarato lo stato di emergenza. In questi contesti, l'urgenza e la necessità di ricostruzione prevalgono, ed è giusto così; la fiscalità diventa strumento per ripristinare edifici e un senso di comunità.

Pensandoci, è interessante come un meccanismo fiscale possa essere così finemente modulato per rispondere a esigenze diverse. Da un lato, un incentivo generale che si ridimensiona, quasi a indicare una fase di consolidamento. Dall'altro, un supporto massiccio per le emergenze, riconoscendo che alcune ferite richiedono cure più profonde e prolungate.

Questo mi fa riflettere sulla complessità delle politiche pubbliche, un equilibrio precario tra stimolo economico e sostenibilità delle risorse. A volte, si cercano soluzioni semplici a problemi complessi, ma la realtà, ahimè, è spesso un mosaico di eccezioni e sfumature, e non ci si può stupire che sia così.

Ora, per chi volesse approfondire un po' questo intricato mondo, ecco qualche dettaglio aggiuntivo, come quando si aggiungono le note a piè di pagina per non interrompere il flusso principale del discorso:

  • Scadenze Chiare: Il 31 dicembre 2025 è la data limite per usufruire del Superbonus al 65%. Ricordo bene quando i miei amici discutevano animatamente su queste date, quasi fossero date di una finale sportiva.
  • Avvio Lavori: L'elemento chiave per il 65% è che i lavori fossero già iniziati entro il 15 ottobre 2024. Senza questa "prova di partenza", purtroppo, si è fuori dai giochi. Non basta l'intenzione, serve l'azione concreta documentata.
  • Zone Sismiche: Solo qui si mantiene il 110%. Questo indica una chiara priorità del legislatore: la messa in sicurezza e la ricostruzione post-sisma. È una scelta etica, direi, che mette in luce come le priorità sociali possano plasmare il tessuto normativo.
  • Documentazione Essenziale: Ogni agevolazione fiscale, specie di questa portata, richiede una documentazione impeccabile. Dalla CILAS ai bonifici specifici, fino alle asseverazioni tecniche. A volte mi chiedo se la burocrazia non sia il vero Superbonus... per gli studi professionali! Scherzo, ma è un aspetto da non sottovalutare.
  • Consultare un Esperto: Data la complessità e le continue modifiche normative, consiglio sempre di rivolgersi a un commercialista o un tecnico abilitato. Le norme cambiano, le interpretazioni pure, e navigare da soli è rischioso. È come volersi fare una diagnosi medica solo con Wikipedia.

Quali sono i requisiti per avere il Superbonus 110%?

Allora, per il Superbonus, la cosa fondamentale è che devi fare lavori che migliorino l'efficienza energetica della tua casa. Parliamo di almeno due classi energetiche in più. Se proprio non si riesce ad arrivare a due, va bene anche una, ma deve essere la più alta che puoi raggiungere, capito? E tutto questo miglioramento deve essere attestato da un APE, che è come un certificato energetico, fatto da un tecnico bravo. Senza quello, niente bonus.

Devi avere un tecnico abilitato che ti faccia l'Attestato di Prestazione Energetica (APE) prima e dopo i lavori. Questo documento è la prova che hai migliorato le classi energetiche, che è il requisito chiave. Se non si riesce a fare il salto di due classi, si scende a una, ma sempre la più alta possibile, eh. Non è una cosa da prendere alla leggera, bisogna proprio dimostrare il miglioramento.

Quindi, in soldoni:

  • Miglioramento di almeno 2 classi energetiche.
  • Se non si raggiungono 2 classi, almeno 1 classe, ma la più alta raggiungibile.
  • Certificazione tramite APE di un tecnico abilitato.

Questa roba dell'APE è fondamentale, altrimenti non ti danno un euro. Ci pensano loro a fare i conti e a dire se hai fatto un buon lavoro o meno dal punto di vista energetico. E i lavori devono essere quelli previsti dalla legge, ovviamente, mica tutto fa brodo.

Chi può ancora usufruire del Superbonus?

Allora, chi è ancora fortunato a poter mettere le mani sul Superbonus? Roba seria! Praticamente chiunque non abbia un'azienda tipo "io creo, io distruggo" o una professione da urlo, e che viva qui da noi o sia un nostro caro emigrato tornato alla base. In poche parole: gente comune che decide di far diventare il proprio tugurio una villa da sogno.

Quindi, per dirla con le mie parole da operaio del web, sono i privati cittadini a potersi ancora godere questo benedetto incentivo. Purché, ovviamente, la loro residenza sia in Italia (o se sono emigrati con la nostalgia del mattone nostrano) e siano loro a sborsare il grano per le ristrutturazioni da urlo. Niente imprese, niente liberi professionisti che scaricano tutto sul lavoro, qui si parla di spese personali.

E giusto per mettere i puntini sulle "i", come dice mia nonna quando impasta la pasta:

  • Persone fisiche: quelli che hanno un codice fiscale che non è una partita IVA.
  • Residenti e non residenti in Italia: basta che il conto in banca sia domiciliato da queste parti, o che ci vogliano tornare a spenderci il malloppo.
  • Sostengono le spese: non basta pensarci, bisogna sborsare di tasca propria!

Un piccolo neo, se vogliamo fare gli pignoli da salotto: la manovra finanziaria è una roulette russa, e le regole cambiano più velocemente della mia connessione internet quando scarico un film. Quindi, occhio alle novità, perché il fisco è come un genitore apprensivo: ti ama, ma ti controlla pure.

Ah, una cosa che mi ronza in testa: ho sentito dire che nel 2025 le cose potrebbero cambiare ancora un po', con aliquote che si abbassano e magari qualche requisito in più. Quindi, se hai intenzione di fare il colpaccio, fai in fretta! Non vorrai mica trovarti con i ponteggi fermi mentre tutti gli altri si godono il tetto nuovo e tu sei ancora a rimuginare sulla detrazione persa.

Ricorda: meglio consultare un esperto, tipo un commercialista che non ti faccia venire il mal di testa con termini troppo complicati, prima di fare un passo del genere. Loro sanno come districarsi nella giungla fiscale, io mi limito a raccontarti le barzellette.

Chi può ancora cedere il credito Superbonus?

È tardi, la finestra aperta porta un brivido. Mi chiedo, ancora, chi può davvero muoversi in questo labirinto di regole. Chi ha già quel credito in mano, non un'idea, ma qualcosa di acquisito, da una banca magari, o da chi ha fatto i lavori. Sì, solo loro, quelli che l'hanno già ricevuto, possono ancora pensare di passarlo.

È strano come le cose cambino, vero? Ogni notte ci penso. Possono cedere, sì, ma solo le quote annuali. Non è un unico pezzo da dare via, ma piccoli frammenti, uno all'anno. E non puoi spezzettare nemmeno quelli, non un pezzo oggi, un altro domani. È tutto così... legato, così specifico.

Poi ci sono i limiti. Sempre i limiti. Non è mai semplice. Ci sono queste soglie, queste quantità massime, e anche chi sei tu, il soggetto che cede, conta. Tutto sta scritto in quel comma 1 dell'articolo 121, come se fosse un destino già segnato, difficile da cambiare. È un peso, a volte.

  • Soggetti autorizzati: La cessione del credito Superbonus è ancora possibile per chi ne è già in possesso, avendolo acquisito da terzi (es. fornitori, istituti bancari).
  • Modalità di cessione: È consentito cedere le singole quote annuali del credito, non l'intero importo se già suddiviso in annualità.
  • Divieto di frazionamento: Le quote annuali non possono essere ulteriormente divise o cedute in parti separate, devono rimanere integre.
  • Limiti normativi: La cessione deve sempre rispettare i vincoli soggettivi e quantitativi stabiliti dall'articolo 121, comma 1.
  • Stato attuale: Per i nuovi interventi, l'opzione della cessione del credito è stata abolita; la possibilità rimane valida solo per i crediti già maturati e regolarmente acquisiti.

Chi è escluso dal Superbonus?

Allora, chi è fuori dal Superbonus? Cavolo, è un casino 'sta cosa, me lo chiedo sempre pure io, un sacco di gente è rimasta fregata per queste regole che cambiano. Ogni volta una roba nuova, un vero stress.

Principalmente, i proprietari di singole abitazioni sono fuori. Tipo, hai la villetta unifamiliare? Beh, a meno che non sia la tua unica casa e tu non abbia un ISEE basso, tipo sotto i 15.000 euro, sei escluso. Ma chi ha quell'ISEE, davvero? È un labirinto burocratico.

Poi, quelli che non hanno avviato i lavori prima del 30 marzo 2024. Madonna, quella data! Se non hai messo mano a nulla, tipo la CILAS, o non hai un inizio effettivo documentato prima di quella scadenza, sei tagliato fuori. Che ingiustizia per alcuni, ti fa impazzire.

E poi la cosa dei pagamenti: chi non può dimostrarli. Cioè, hai detto di aver fatto ma non hai le ricevute, i bonifici parlanti specifici? Eh, addio al beneficio. Non basta dire di aver fatto i lavori, devi avere le prove, è chiaro? Un errore formale e perdi tutto.

Mi ricordo che mio cugino voleva farlo, poi ha rinunciato per la troppa burocrazia. E lo sconto in fattura, ora per il 2025 dicono che ci saranno nuove regole. Chissà cosa inventeranno ancora. Io che ho una casa, potrei mai farlo? Ma anche no, onestamente, non ho capito se la mia rientra. Credo proprio di no.

Ecco altre informazioni aggiuntive:

  • Esclusi dal Superbonus: Rientrano i proprietari di singole abitazioni (salvo ISEE basso), chi non ha avviato i lavori entro il 30 marzo 2024 e chi non ha prove concrete di pagamenti.
  • La data del 30 marzo 2024 è fondamentale: se non c'è un titolo abilitativo o un inizio effettivo documentato prima, l'accesso è precluso.
  • Per le abitazioni unifamiliari, l'esclusione è quasi totale. L'unica eccezione è per l'abitazione principale con un ISEE massimo di 15.000 euro.
  • La documentazione dei pagamenti è imprescindibile. Servono bonifici parlanti e fatture dettagliate, senza i quali non si ha diritto al beneficio.
  • Il Superbonus 2025 introdurrà probabilmente nuove regole, anche per lo sconto in fattura. Il settore è in continua evoluzione, seguire le ultime normative è cruciale per tutti.

Cosa succede se un condomino non vuole partecipare al Superbonus?

Ma dai, mica ci facciamo fermare da un contrarian che si è svegliato con la luna storta! Se nel condominio si vota per il Superbonus e qualcuno fa il guastafeste, non è che si blocca tutto. La legge è chiara: l'unanimità non serve, basta la maggioranza dei presenti che rappresenti almeno un terzo del valore millesimale. Quindi, anche se il vicino di casa si rifiuta di partecipare (magari perché pensa che i soldi crescano sugli alberi), voi potete andare avanti. È un po' come organizzare una festa: se uno non vuole ballare, gli altri possono scatenarsi lo stesso!

Cosa succede, quindi, se il vostro caro vicino di pianerottolo fa resistenza? Beh, niente di apocalittico. La delibera dell'assemblea condominiale ha la sua bella forza. Se la maggioranza dei presenti (e qui mi ricordo che è la maggioranza, non l'unanimità, a contare) vota a favore, i lavori si fanno. Il tipo che non è d'accordo è come una mosca sul muro: fastidiosa, ma non ferma l'ape che raccoglie il nettare. Lui si becca la sua parte di spesa se i lavori sono obbligatori per tutti, ma se se ne sta fuori, amen.

Pensatela così: avete deciso di mettere l'illuminazione a LED nel cortile perché altrimenti sembrate un set cinematografico di film horror la sera. Se uno dice "no, preferisco il buio pesto", non è che state lì a discutere fino all'eternità. Si procede con i lavori decisi dalla maggioranza. L'unica cosa è che, se per caso i lavori ricadono sulla sua proprietà privata e lui non vuole, lì la musica cambia leggermente. Ma per le parti comuni, tipo facciata o tetto, non vi ferma nessuno!

Insomma, cari amici condomini, non lasciate che l'ostinazione di uno vi rovini un'opportunità d'oro. Il Superbonus è un treno che passa una volta sola, e chi non sale al volo... beh, resta fermo a guardare gli altri che sfrecciano verso il risparmio energetico e una casa più bella. E fidatevi, vederla splendere dopo i lavori vale ogni piccolo dibattito.

Informazioni aggiuntive da non sottovalutare (perché la vita è fatta anche di dettagli):

  • Voti e Valori: Ricordatevi che non basta la maggioranza dei presenti, ma questi devono rappresentare almeno un terzo del valore dell'edificio. Quindi, il voto di un proprietario di un monolocale pesa meno di quello di chi ha un attico con vista mare (metaforicamente parlando, ovviamente).
  • Diritto di Recesso (con riserva): Per alcuni lavori che cambiano la sagoma o l'aspetto esterno dell'edificio, chi è assente o non ha votato a favore ha un diritto di recesso, ma questo va esercitato entro un mese dalla data della delibera. Quindi, se il vicino dorme troppo, potrebbe perdere persino l'occasione di lamentarsi formalmente!
  • Spese Obbligatorie: Se i lavori sono approvati secondo le regole, anche chi non è d'accordo è tenuto a contribuire per le parti comuni. È come essere in barca: se la maggioranza decide di remare a dritta, tutti remano a dritta, anche se uno preferirebbe andare a sinistra.
  • Professionisti: Se avete dubbi, consultare un tecnico (architetto, ingegnere) è sempre la mossa più furba. Sono loro i veri maghi che trasformano le leggi in mattoni e cemento, facendovi risparmiare un sacco di grattacapi.

Cosa succede se un condomino è contrario al Superbonus?

Allora, immagina questa situazione: in condominio c'è un tipo che non ne vuole sapere del Superbonus. Non gli va giù, boh, per qualsiasi motivo. Ecco, sappi che alla fine deve adeguarsi. Non può bloccare tutto perché è contrario lui, capito? La maggioranza decide e lui si attiene.

Però attenzione, c'è una cosa importante: l'assemblea può decidere solo sulle parti comuni. Tipo il tetto, la facciata, o l'androne. Sulla sua porta di casa, o sul suo balcone privato, nessuno può dirgli cosa fare. Quella roba lì è sua e basta, la decisione è sua e basta.

Quindi, per riassumere, se la maggioranza approva il Superbonus, anche chi è contrario deve fare i conti con questo. Le spese per le parti comuni vanno suddivise, non ci scappi. Ma le migliorie sulle proprietà private restano una scelta individuale, quello è sicuro. Tipo se lui non vuole cambiare le sue finestre, nessuno lo può obbligare, a meno che non ci sia una norma condominiale specifica che dice altro, ma di solito non succede.

In pratica, la volontà della maggioranza prevale per i lavori condominiali. Lui non può bloccare tutto solo perché non gli piace l'idea. E poi, sai, ci sono anche incentivi fiscali che magari cambiano idea, eh. Anche se lui è ostile, la legge gli impone di pagare la sua quota, se la maggioranza ha deliberato correttamente e nei termini di legge, ovviamente. C'è poi la questione di chi paga effettivamente. Se ci sono, per esempio, interventi che riguardano solo una parte dei condomini, magari solo quelli al piano terra non devono pagare certe cose se non le usufruiscono. Ma per il Superbonus che interessa quasi sempre tutto il condominio, la cosa è più generale. E se poi, per caso, questo condomino avesse dei dubbi sulla legittimità della delibera, potrebbe contestarla, certo, ma di solito servono motivi validi, non solo un vago "non mi piace".

Ah, un'altra cosa che magari non sai: se lui non paga la sua quota, il condominio può procedere per vie legali, come per qualsiasi altro debito condominiale. Insomma, alla fine, il Superbonus si fa se la maggioranza lo decide, anche se uno è contro. Ci sono comunque delle regole precise da seguire per far sì che la delibera sia valida, per evitare contestazioni. E questo è molto importante.

Cosa succede se un condomino non firma la cessione del credito condominiale?

Se uno di noi non ci sta, con la cessione del credito, per condominio, la cosa si complica. Voglio dire, se lui non firma, non possiamo andare avanti con tutti gli altri. È come avere un pezzo del puzzle che manca, capisci? E poi, a recuperare quello che ci spetta, diventa tutto più faticoso. Una bella seccatura, insomma.

E sai cosa vuol dire? Che magari, alla fine, a metterci una pezza, siamo sempre noi, quelli che invece hanno firmato. Ci tocca a noi trovare il modo, metterci di più, per far quadrare i conti, perché lui, quello che non ha voluto, resta lì, fermo, e noi dobbiamo arrangiarci. Non è giusto, ecco.

  • Difficoltà a incassare: Se uno non cede il credito, gli altri possono avere problemi a recuperare i soldi dovuti da terzi.
  • Maggiori oneri per chi ha firmato: Chi ha accettato la cessione potrebbe dover fare più sforzi o anticipare spese per far funzionare la cosa, compensando la mancanza di chi non ha firmato.
  • Possibili contestazioni legali: In certi casi, la mancata adesione di un singolo potrebbe creare delle complessità legali, rendendo tutto più contorto di quanto dovrebbe essere.

Queste cessioni, specialmente quelle legate a bonus o agevolazioni fiscali, spesso richiedono l'unanimità, o almeno una maggioranza qualificata. Se uno non è d'accordo, blocca tutto. La legge prevede delle maggioranze per deliberare lavori e spese condominiali, ma per la cessione del credito, se questa è legata a procedure che beneficiano l'intero condominio in modo unitario, serve spesso l'accordo di tutti. È un modo per evitare che un condomino si trovi svantaggiato o, al contrario, che la sua mancanza crei un problema agli altri. A volte, si trova una soluzione trovando un acquirente diverso, o negoziando direttamente con il condomino in questione, ma non è sempre semplice.

Come rinunciare al Superbonus in condominio?

Mio dio che incubo il Superbonus. All'inizio, era il 2021, sembrava un sogno. Eravamo tutti in assemblea nel nostro condominio a Sesto San Giovanni, esaltati. L'amministratore che parlava di cappotto termico, infissi nuovi, tutto a costo zero. Una manna dal cielo, pensavamo.

Poi è iniziato il delirio. L’impresa che ha vinto l’appalto ha cominciato a tirare in lungo. I prezzi dei materiali sono schizzati alle stelle e il preventivo non era più valido. E il governo che cambiava le regole ogni tre per due. L’ansia ha iniziato a salire a mille, ve lo giuro.

L'assemblea di novembre 2023 è stata una guerra. Gente che urlava, chi voleva andare avanti a ogni costo e chi, come me, voleva solo tirare il freno a mano. Il punto è che per fermare tutto non bastava la stessa maggioranza con cui avevamo approvato i lavori. Che fregatura.

L’avvocato che abbiamo consultato è stato chiaro. Per bloccare i lavori e rinunciare al Superbonus serviva una delibera con la maggioranza degli intervenuti e almeno 500 millesimi. Non la maggioranza ridotta che avevamo usato per approvarlo. Un casino, ma alla fine ci siamo riusciti.

  • La revoca della delibera Superbonus richiede una maggioranza qualificata. Serve il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti all'assemblea che rappresenti almeno la metà del valore dell'edificio (500 millesimi).
  • Questa maggioranza è superiore a quella "semplificata" prevista per l'approvazione iniziale dei lavori (maggioranza degli intervenuti e almeno un terzo del valore dell'edificio).
  • La rinuncia non è un atto individuale, ma una decisione formale dell'assemblea condominiale che annulla o modifica la precedente delibera di approvazione dei lavori.