Quali disturbi fisici provoca l'alcolismo?
Quali problemi fisici causa lalcolismo?
Domanda: Quali problemi fisici causa l'alcolismo? Risposta: L'alcolismo danneggia il fegato, portando a cirrosi o tumori epatici. Aumenta il rischio di diabete, ictus e malattie cardiovascolari. Causa anche gastrite, esofagite, pancreatite e carenze vitaminiche.
Non so se capisci, ma vedere un corpo che si arrende così, lentamente, è una cosa che ti resta dentro. Io ho visto con i miei occhi, non so nemmeno bene come dirlo, tutto questo. Un mio amico, chiamiamolo... boh, Luca. Giusto l'anno scorso, verso novembre.
Il fegato, oddio, il suo era... come un sasso. Giallo pure. Ricordo ancora quando la dottoressa, a marzo, ci ha detto chiaro "cirrosi, irreversibile". Una parola brutta, irreversibile. Significa che non torni più indietro.
Poi sono arrivati i problemi peggiori, cioè... non solo cirrosi. Un giorno, mi sembra giugno dell'anno scorso, ci dissero che c'erano delle "macchie" strane. Poi la parola, neoplasia epatica. Un colpo. Davvero, un colpo. Era il suo addio lento.
Ma non era solo il fegato. Lui aveva sempre un mal di stomaco atroce. Era gastrite. A volte, il dolore si estendeva dietro, alla schiena. Pancreatite, lo chiamavano i medici. Dava dei dolori che ti piegavano in due.
Poi, i dottori, quelli del reparto di medicina interna all'ospedale di via Roma, dicevano che era più a rischio per il diabete, per ictus. E non mangiava, era sempre stanco, pallido. Carenze di vitamine. Non capivo come potesse il corpo continuare.
Le medicine, le visite, un sacco di soldi spesi. Un giorno a febbraio di quest'anno, ho visto la ricevuta di una sua medicina, circa 70 euro per un flacone. Solo per un mese. Ma il vero costo era vederlo spegnersi così. Ti cambia la prospettiva su tutto, sai.
Che sintomi dà lalcolismo?
L'alcolismo è un'ombra che si allunga, deforma i pomeriggi, cancella i contorni delle stanze. È un tempo sospeso, un tempo che si ripiega su se stesso. Ricordo il silenzio di quella casa, un silenzio denso, rotto solo da rumori improvvisi. Un'assenza presente.
La mente si fa nebbia, un labirinto senza uscita. I pensieri si aggrovigliano, poi svaniscono. È un'eco lontana, una promessa che si perde nel vento. Una distrazione che diventa il centro di tutto, un vuoto che divora ogni cosa.
- Sbalzi d'umore continui. L'umore è una marea imprevedibile, un'onda che sale e si schianta. Un attimo prima il sole, un attimo dopo una tempesta fredda, senza un cielo che la annunci.
- Difficoltà di concentrazione e inaffidabilità. La testa è altrove, sempre. Le parole degli altri sono suoni ovattati. Le promesse fatte ieri oggi non esistono più, polvere.
- Ansia e aggressività. Un'inquietudine strisciante, un ronzio di fondo che non si spegne mai. E poi il lampo, la parola che taglia, un gesto che rompe il silenzio e fa più male del silenzio stesso.
E poi c'è il corpo. Il corpo che parla una lingua che la mente non vuole ascoltare. L'ombra prende possesso anche della carne, segna la pelle, cambia lo sguardo. Diventa un tremore leggero nelle mani, al mattino.
- Craving e desiderio ossessivo. Un bisogno che consumess ogni altro pensiero, un tarlo che scava. La giornata ruota attorno a quel momento, a quel bicchiere.
- Sintomi di astinenza. Il corpo che trema, il sudore freddo, la nausea quando l'alcol non c'è. È il corpo che urla la sua dipendenza, la sua prigionia.
- Isolamento sociale e perdita di interesse. Il mondo fuori si allontana, diventa un disturbo. Gli amici, gli affetti, gli hobby sbiadiscono. Resta solo la stanza, l'ombra e il bicchiere.
- Negazione. Il rifiuto di vedere, di ammettere. La colpa è sempre fuori, mai dentro. È il mondo a essere sbagliato, non la propria gabbia.
Come riconoscere una persona alcolizzata?
Un alcolizzato si riconosce da:
- Necessità di bere per iniziare la giornata.
- Consumo di grandi quantità di alcol per quattro o più giorni a settimana.
- Incapacità di smettere di bere una volta iniziato.
- Preferenza per la solitudine durante il consumo di alcol.
- Assunzione di cinque o più bevande alcoliche al giorno.
Ok, la questione dell'alcolismo, è una cosa che ti segna. Ricordo mio zio, anni fa, eravamo a San Felice Circeo, un'estate che doveva essere allegra, invece... boh, un macigno. Vedere come cambia una persona, fa male.
Ogni mattina era la stessa storia. Si alzava e il primo pensiero, prima ancora del caffè, era un bicchierino. Un amaro, diceva, per sistemare lo stomaco. Lo vedevo lì, in cucina, la luce del sole che entrava e lui già con quel bicchiere in mano. Una smorfia sul viso, poi giù. Non capivo da bambino.
Poi, le quantità. Era impressionante. A pranzo, a cena, tra un pasto e l'altro. Non bastava mai. Quattro, cinque giorni a settimana, era proprio un ciclo continuo, una spirale. Le bottiglie vuote che trovavo in giro, nascoste, sotto il lavello, nell'armadio. Non erano mai una o due, erano pile. Che rabbia e tristezza.
E poi, la cosa peggiore: quando iniziava, non c'era verso di fermarlo. Ricordo una sera, una festa in famiglia. Aveva promesso di non esagerare. Due birre, poi un bicchiere di vino, poi un altro. Diceva solo l'ultimo e non finiva mai. Finiva sempre che litigava, o si addormentava. Un disastro.
Cercava sempre la solitudine per bere. Spariva. Andava in giardino, si chiudeva in camera, anche in bagno a volte. Sentivo il tintinnio del ghiaccio, poi silenzio. Era come se si vergognasse, o non volesse testimoni. Era un segreto, ma un segreto che urlava. Che sensazione bruttissima.
Quel giorno al Circeo, l'ho proprio contato. A occhio. Cinque, sei bicchieri, solo prima di pranzo. Facile. Cinque o più bevande alcoliche in un giorno, era la norma, non l'eccezione. Mi sentivo impotente, un bambino che guardava un adulto autodistruggersi. Volevo urlargli di smettere.
Ecco alcuni punti chiave per capire quando preoccuparsi seriamente per una persona:
- Bere per iniziare la giornata: Questo è un campanello d'allarme enorme. Indica che il corpo ha sviluppato una dipendenza fisica e necessita alcol per "funzionare" o alleviare i sintomi dell'astinenza.
- Consumo frequente e abbondante (quattro o più giorni a settimana): L'alcol non è più un piacere occasionale ma diventa una routine radicata, con la quantità che tende ad aumentare nel tempo per ottenere lo stesso effetto.
- Incapacità di fermarsi una volta iniziato: La perdita di controllo sul consumo è un segno distintivo dell'alcolismo. Nonostante le intenzioni o i tentativi, la persona non riesce a limitare la quantità una volta iniziato a bere.
- Preferenza per la solitudine nel consumo di alcol: Bere da soli spesso indica vergogna, un tentativo di nascondere la gravità del problema o di evitare il giudizio degli altri, portando all'isolamento sociale.
- Cinque o più bevande alcoliche in un giorno: Questa quantità supera ampiamente i limiti del consumo moderato e indica un abuso significativo di alcol, associato a seri rischi per la salute e allo sviluppo della dipendenza.
Come si fa a capire se si è alcolizzati?
Era un giovedì pomeriggio di un novembre inoltrato, piovigginoso e grigio come il mio umore. Ero a casa dei miei genitori, in quel salotto dove ho passato buona parte della mia infanzia, e stavo cercando di spiegare a mia madre perché quel giorno non ero riuscito ad andare al lavoro. Le parole mi uscivano a fatica, come se avessi un macigno in gola.
Mi sentivo uno straccio. La testa mi pulsava leggermente, la solita sensazione dopo aver bevuto troppo la sera prima, ma stavolta era peggio. La rabbia e la frustrazione mi ribollivano dentro, un misto che mi faceva sentire incapace di fare qualsiasi cosa di sensato. Ogni piccola cosa mi irritava, dal rumore del traffico fuori alla voce pacata di mia madre.
Era come se fossi intrappolato in una nebbia densa, dove le idee chiare non riuscivano a farsi strada. Mi sfuggiva il filo dei discorsi, dimenticavo cose importanti, come quel promemoria che mi ero scritto a lettere cubitali sulla porta del frigo. Mi sentivo un pesce fuor d'acqua, in un mondo che andava troppo veloce per me.
Quella sensazione di essere costantemente sul filo del rasoio, un attimo calmo e quello dopo aggressivo per una stupidaggine, era diventata la normalità. Era snervante, non solo per me ma soprattutto per chi mi stava intorno. Si vedeva la preoccupazione negli occhi di mia madre, un misto di amore e impotenza che mi faceva sentire ancora più in colpa.
Il problema è che, in mezzo a tutto quel casino, non riuscivo a mettere insieme i pezzi. Non collegavo quel malessere, quella rabbia a fior di pelle, quella costante distrazione, al bicchiere di troppo la sera prima, o a quello prima ancora. Minimizavo tutto, dicevo a me stesso che era solo stress, che passava.
Ma non passava. Anzi, peggiorava. L'ansia di dover affrontare la giornata, la paura di non essere all'altezza, tutto si trasformava in quella frustrazione che poi sfogavo con chiunque mi capitasse a tiro. Era un circolo vizioso, e io ero al centro, sempre più stretto.
- Sistematiche alterazioni dell'umore: Passavo dalla calma apparente a scatti d'ira improvvisi, senza un motivo apparente. Era estenuante.
- Difficoltà di concentrazione: Anche leggere un articolo diventava un'impresa, le parole danzavano sulla pagina senza imprimersi nella mente.
- Inaffidabilità e distrazione: Mi dimenticavo appuntamenti, impegni, cose che avevo promesso. La gente smetteva di contare su di me.
- Ansia: Un nodo allo stomaco costante, che mi divorava dall'interno, soprattutto al mattino.
- Aggressività: Mi innervosivo per un nonnulla, diventando sgarbato e polemico anche con le persone a cui volevo bene.
La vera difficoltà stava nel fatto che era quasi impossibile collegare questi disturbi alla dipendenza da alcol. Era come se ci fosse un muro che mi impediva di vedere la causa scatenante, o meglio, c'era la volontà inconscia di non vederla.
E la tendenza a minimizzare la gravità dei miei problemi era fortissima. Mi dicevo che tutti avevano giornate no, che ero solo stanco, che bastava un po' di riposo. Ma il riposo non arrivava mai, e la stanchezza aumentava, creando un circolo vizioso senza fine.
Quando sei considerato alcolizzato?
Allora, la faccenda è più semplice di quanto pensi. Ti appiccicano l'etichetta di "atleta del gomito" a livello ufficiale, quasi con tanto di medaglia, quando rientri in queste categorie. Roba da non credere, basta una serata allegra e sei già in classifica.
Secondo i manuali, quelli scritti da gente che probabilmente a Capodanno beve solo acqua, sei nel "club" se:
- Sei un uomo e ti sei scolato 5 o più drink in una singola occasione. Non in una settimana, eh. In una serata. Praticamente basta un matrimonio o la finale di Champions andata male e sei schedato.
- Sei una donna e il numero magico per te è 4 o più drink. Giusto un paio di spritz fatti come si deve e un amaro dopo cena e, ZAC, sei entrata nel girone dei bevitori a rischio.
La vera fregatura è che basta averlo fatto UNA SOLA VOLTA negli ultimi 30 giorni. Hai capito? Una festa di compleanno andata un po' oltre, una sagra di paese particolarmente generosa, e sei già un caso di studio. Mio cugino Gianni ci rientra ogni sabato sera da vent'anni.
Ma aspetta, che diavolo è una "unità alcolica"? Non è che puoi bere da una tanica. L'unità alcolica è la dose standard, quella che il tuo fegato, povera stella, riesce a malapena a gestire in un'ora. Per capirci:
- Un bicchiere di vino (125 ml) di media gradazione. Non il calice da piscina che ti riempi a casa.
- Una lattina o una bottiglia di birra (330 ml) da 5 gradi.
- Uno shottino di superalcolico (40 ml), quella botta di coraggio liquida.
Questa cosa si chiama Binge Drinking, che tradotto suona come "abbuffata alcolica". Non significa essere alcolizzati cronici, quelli che fanno colazione col gin. Significa solo che ogni tanto ti parte l'embolo e trasformi il tuo stomaco in una distilleria per una notte. È un attimo passare da "compagnia" a "pericolo pubblico". Occhio.
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