Quali malattie portano stitichezza?

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Stati patologici come il Parkinson, il diabete e disturbi neurologici possono causare stipsi cronica. Alcune classi di farmaci, inclusi anestetici, analgesici, antiacidi, anticolinergici e antidepressivi, sono associate a un rallentamento del transito intestinale e, di conseguenza, alla difficoltà nellevacuazione.

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La Stitichezza: Sintomo di Malattie Più Grandi?

La stitichezza, intesa come difficoltà nell’evacuazione delle feci o come una frequenza delle stesse inferiore a tre volte a settimana, è un disturbo comune che può avere origini diverse, spesso trascurate. Mentre in molti casi si tratta di un problema transitorio legato a stile di vita o alimentazione, è fondamentale ricordare che la stipsi cronica e ricorrente può essere il campanello d’allarme di patologie più serie, richiedendo un’attenta valutazione medica.

Numerose condizioni mediche possono infatti contribuire, o addirittura causare, un rallentamento del transito intestinale. Tra queste, un ruolo significativo è giocato da malattie neurologiche come il Morbo di Parkinson. La compromissione della funzionalità motoria, tipica di questa patologia, si ripercuote anche sulla muscolatura liscia dell’intestino, ostacolando la propulsione delle feci e portando a stipsi spesso resistente alle terapie più semplici. Analogamente, il diabete mellito, sia di tipo 1 che di tipo 2, può influenzare la motilità gastrointestinale, contribuendo all’insorgenza di stipsi. Questo legame è multifattoriale e coinvolge fattori come la disidratazione (frequente nei diabetici), la neuropatia autonomica e l’alterazione del metabolismo.

Oltre a queste patologie sistemiche, diversi disturbi neurologici possono causare stitichezza cronica. Condizioni come la sclerosi multipla, la malattia di Hirschsprung (una malformazione congenita del colon) e altre patologie che interessano il sistema nervoso autonomo possono compromettere la normale funzione intestinale.

Un’altra importante causa di stipsi da non sottovalutare è l’assunzione di determinati farmaci. Un lungo elenco di principi attivi può infatti indurre stipsi come effetto collaterale. Tra i più noti vi sono gli anestetici, utilizzati durante interventi chirurgici, che possono rallentare la motilità intestinale per un periodo di tempo variabile. Anche gli analgesici oppioidi, frequentemente impiegati per la gestione del dolore, sono noti per la loro azione stiticheggiante. Analogamente, alcuni antiacidi, anticolinergici (utilizzati per esempio nel trattamento delle malattie respiratorie o dell’iperidrosi) e antidepressivi (in particolare quelli triciclici e alcuni SSRI) possono influenzare negativamente il transito intestinale.

In conclusione, la stitichezza, soprattutto se persistente e refrattaria alle modifiche dello stile di vita, non va mai sottovalutata. Si tratta di un sintomo che può mascherare patologie importanti. Un consulto medico è fondamentale per individuare la causa sottostante e intraprendere il trattamento più appropriato, evitando di limitarsi ad approcci sintomatici che potrebbero mascherare una condizione più complessa e richiedere un approccio terapeutico più mirato.