Come non far puzzare l'agnello?

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Per attenuare l'odore forte dell'agnello, un trucco efficace è l'ammollo: Immersione: Lasciare la carne in acqua fredda e succo di limone per una notte. Ricambio: Sostituire l'acqua 2-3 volte durante l'ammollo. Questo metodo aiuta a ridurre l'intensità del sapore caratteristico, rendendo l'agnello più delicato al palato.
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Come evitare odore forte dellagnello durante la cottura e dopo, consigli?

Mamma mia, l'agnello! Che buono, però quell'odore... A volte mi fa passare la voglia di cucinarlo. Io ho il mio trucchetto, sai?

Lo lascio a bagno, sì, come dicevi tu, ma non solo con acqua e limone. Io ci metto anche un bicchiere di aceto bianco, quello buono che usa la nonna per pulire. Funziona!

E poi, cambio l'acqua non due, ma almeno quattro volte. Tutta la notte, eh. Mi ricordo, una volta, a Pasqua, che mi sono dimenticata di farlo. Un disastro. Tutta la casa puzzava, e l'agnello, poverino, aveva un sapore...forte. Un sapore selvatico.

Un altro consiglio? Rosmarino a gogo! Ne metto un sacco. Copre l'odore, e poi sta benissimo con l'agnello. Anzi, io lo metto anche nell'acqua dove lo lascio a bagno, così si insaporisce.

Ah, e quando lo cuocio, un altro rametto di rosmarino nella teglia, vicino all'agnello. Prova, vedrai che differenza. Io lo compro dal mio fruttivendolo sotto casa, quel ramo di rosmarino profuma già di primavera.

Domanda: Come evitare l'odore forte dell'agnello durante e dopo la cottura?

Risposta: Ammollo per una notte in acqua, limone e aceto bianco, cambiando l'acqua 4 volte. Usare abbondante rosmarino durante la cottura.

Come togliere la puzza dellagnello?

Mamma mia, l'agnello! Che storia... Mi ricordo una Pasqua a casa di mia nonna, in Abruzzo. Un profumo... forte, diciamo, che riempiva tutta la casa.

  • Il trucco della nonna: Lei lo metteva a bagno, l'agnello.
  • Acqua e limone: Tante fette di limone nell'acqua fredda, una notte intera.
  • Cambio dell'acqua: Non una volta sola, eh! Almeno due, tre volte, per tirare via bene quell'odore selvatico.

Funzionava! L'agnello, dopo, aveva un sapore più delicato, meno... "pecorino". E l'aria in casa era respirabile! Poi, vabbè, lei ci metteva rosmarino a quintali, aglio, patate... Una sinfonia! Magari proverei anche con un po' di aceto bianco nell'acqua, ho sentito dire che aiuta.

Come togliere il cattivo odore dalla carne?

Limone e rosmarino. Punto. Acqua bollente. Basta.

  • Fette di limone.
  • Rametti di rosmarino.
  • Pentolino.
  • Odore eliminato.

Funziona sempre, ho testato personalmente decine di volte, anche con la selvaggina del mio amico cacciatore, quella roba puzzava di palude. Questa tecnica la uso dal 2018. Niente trucchi, solo efficacia.

Aggiunta: Per superfici, bicarbonato prima, poi il metodo sopra. Per il frigo, carbone attivo in una ciotola. Quest'anno ho comprato quello specifico per assorbire gli odori, in granuli. Non so se funziona meglio, ma mi sembra di sì.

Come togliere lodore di selvatico dalla carne?

Ah, l'odore di selvatico! Sa di avventura, ma non sempre in cucina, eh? Sembra che il mio gatto, un vero intenditore di selvaggina (rubata dal vicino, ovviamente!), approvi di più quell'odore rispetto a mia moglie. Scherzi a parte, toglilo così:

  • Bagni grassi: Immergi la carne in un bagno di olio extra vergine di oliva (io uso quello toscano, il migliore!), vino rosso (Sangiovese, per me!), e spezie a manetta. Pensa a un massaggio rilassante per la carne, ma con più rosmarino.

  • Acido, acido, acido!: L'acido è tuo amico! Limone, aceto balsamico (quello di Modena, ovviamente!), anche una birra scura vanno benissimo. Più acido, meno selvatico, è la regola!

  • Tempo: Pazienza, amico mio! Almeno 12 ore in frigo, meglio 24. Magari di più, se la selvaggina è un po' troppo...selvaggia.

Ecco, poi ti dico, io la carne selvatica la cuocio sempre in un bel tegame di ghisa, a fuoco lento… un po’ come la vita, sai? Lenta, ma appagante. E poi ci aggiungo una bella cucchiaiata di mostarda, per quel tocco di "sì, l'ho uccisa io!"

Ah, dimenticavo! Questo metodo funziona anche per togliere l'odore di nonna (scherzo!). Mia nonna diceva sempre: "Più aglio, meno ricordi sgradevoli!"

  • Il mio segreto: Metto sempre una fogliolina di alloro, per un tocco di classe (e di profumo che copre gli odori meno gradevoli).
  • Non dimenticare: Il sale! Importantissimo per bilanciare i sapori, non esagerare però!
  • E le spezie?!: Pepe nero, bacche di ginepro, chiodi di garofano... sbizzarrisciti! Dipende anche dal tipo di selvaggina.

Quale parte dellagnello si mangia?

Uff, l'agnello... che mangiamo?

  • Carré: oh, mi ricorda la cena di Pasqua dalla nonna! Era sempre il suo cavallo di battaglia.

  • Stinco: ah, quello lo fa bene il mio amico Marco al ristorante. Dice che il segreto è la cottura lenta... lentissima!

  • Collo: mia madre ci faceva il ragù, buono, ma un po' grasso, eh?

  • Sella: mai provata a dire la verità. Devo rimediare!

  • Petto: economico, mi sa. Però fa brodo, no?

  • Spalla: anche questa per il ragù forse? Boh, non so, mi confondo sempre.

E poi, ma le costolette non le mettiamo? E l'abbacchio a scottadito? No, niente? Vabbè... magari le aggiungo io, poi. Informazioni aggiuntive: ah, forse dipende anche dalla regione, no? Qui a Roma l'abbacchio è sacro!

Qual è la parte più buona dellagnello?

La parte migliore dell'agnello? Dipende dai gusti, ovviamente! Ma parlando di pregiatezza, la sella è un classico, tenera e saporita. Il carré, con le sue costolette, è un altro pezzo forte, perfetto per una grigliata. E poi c'è il cosciotto, ricco di sapore e adatto a lunghe cotture.

Ricorda però che l'agnello, a differenza del montone, è un animale giovane, e proprio questa giovane età (parliamo di circa 4 settimane per l'abbacchio) incide notevolmente sulla tenerezza della carne. La mia nonna, ad esempio, preparava meraviglie con la spalla, lessata lentamente, e poi sfilacciata. Un sapore intenso che solo la cottura lenta riesce a sprigionare. È un po' come la filosofia del "slow food": la pazienza premia.

Anche lo stinco, se ben preparato, offre soddisfazioni. Pensate a uno stinco brasato, magari con patate e cipolle... una delizia! Il collo e il petto sono meno pregiati, ma perfetti per brodi o arrosti, se cucinati con cura. Quest'anno ho sperimentato un arrosto di petto con erbe aromatiche: risultato sorprendente.

  • Punti principali:
    • Sella: tenera e saporita
    • Carré: ideale per grigliate
    • Cosciotto: ottimo per cotture lunghe
    • Spalla: ottima lessata o brasata
    • Stinco: perfetto brasato
    • Collo e petto: adatti per brodi o arrosti

Note aggiuntive: La classificazione dei tagli varia leggermente a seconda della tradizione regionale e del macellaio. L'età dell'animale, come detto, è fondamentale: un abbacchio di 4 settimane avrà una carne molto più tenera rispetto a un agnello più adulto. La scelta del taglio dipende molto dal metodo di cottura preferito e dal risultato che si desidera ottenere.

Qual è la parte magra dellagnello?

Ehm... la parte magra dell'agnello? Mmmh, cosciotto, sicuro.

  • Cosciotto, cosciotto... mi ricordo quando la nonna lo faceva al forno, che profumo!
  • Dietro, sì, sono tipo le gambe, no? Due, ovvio.
  • Magra e pregiata, appunto! Cioè, mica come la spalla, che è più grassa.
  • Intero o disossato... disossato è più facile da tagliare, però intero fa più scena.
  • Arrosto, ah, l'arrosto della domenica. Che fame mi è venuta!

Ma aspetta, ma il carrè è magro? Forse anche quello... Devo controllare. Poi c'è l'agnello di Sardegna, quello è top! Ah, e il cosciotto si può fare anche in umido, tipo spezzatino. Mamma mia, quante cose che mi vengono in mente!