Chi dà le punizioni?

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Chi infligge le punizioni?

I genitori o tutori legali sono le figure principali che, nellambito educativo, decidono e applicano le punizioni ai figli. Tale autorità deriva dalla responsabilità genitoriale e dal ruolo educativo. Altre figure adulte con responsabilità di sorveglianza (es. insegnanti) possono applicare sanzioni disciplinari, ma in genere entro limiti specifici.

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Chi dà le punizioni? Mamma mia, che domanda… Mi viene subito in mente mio fratello, quando eravamo piccoli. Ricordo ancora la rabbia di papà, un tuono improvviso che ti gelava il sangue nelle vene, dopo che lui aveva combinato chissà quale guaio. Chi decideva la punizione? Papà, ovviamente. Eppure… a volte era mamma a suggerirgliela, con uno sguardo di quelli che ti leggono nel profondo dell’anima, sai? Un’occhiata che diceva “questo qui se la merita, eh?”.

I genitori, dicono. Sì, certo, i genitori sono quelli che dovrebbero decidere. Ma è così semplice? A volte sembra che la punizione sia quasi una reazione automatica, una scarica di adrenalina che ti fa perdere il controllo. Ricordo quella volta che ho rotto il vaso di nonna… ancora oggi mi sento male al pensiero della sua faccia, e della punizione che ne seguì. Era giusta? Chissà… forse sì, forse no. Dipende da come la guardi, no?

Poi ci sono gli insegnanti. Ricordo la maestra delle elementari, la Signora Bianchi… un’anima buona, ma con la mano ferma quando si trattava di punizioni. Una nota sul diario, a volte, era peggio di una sculacciata! Sessanta righe “Non devo più fare i dispetti”, quante volte le ho scritte? Troppe, troppe! Eppure, anche quelle punizioni servivano, a modo loro. Almeno, credo. Perché, in fondo, imparavo qualcosa, no? Imparavo che le mie azioni avevano conseguenze.

Insomma, chi infligge le punizioni? I genitori, gli insegnanti… ma anche, e soprattutto, il senso di colpa, il rimorso, la consapevolezza di aver sbagliato. Forse quella è la punizione più grande, quella che ti rimane addosso per sempre. Non so, è solo un mio pensiero. Forse sbaglio. Magari sono solo io che sono così sensibile, eh?