Come lasciare le posate secondo il galateo?

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Galateo a tavola: le posate parlano. Pausa: posate orizzontali. Fine portata: posate verticali o inclinate (45°).
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Come posizionare le posate a tavola secondo il galateo?

Ok, allora, vediamo... il galateo e le posate. Mamma mia, che stress a volte! Però, devo dire, un minimo di ordine a tavola mi piace, non so te.

Una cosa che mi è rimasta impressa è quando, tipo a Natale del 2018 (mi pare), eravamo a casa di mia zia a Firenze e lei, super precisa, mi ha fatto notare come avevo messo le posate durante la pausa tra un tortellino in brodo e l'altro.

Mi ricordo che mi disse, con quel suo tono un po' così, "Cara, se ti fermi un attimo, le posate vanno messe orizzontali". Io lì per lì non ci avevo fatto caso, ma poi ho capito. Praticamente, se ti devi solo fermare un attimo, le metti orizzontali sul piatto.

Invece, quando hai proprio finito, le puoi mettere verticali o un po' inclinate. Io di solito le metto inclinate, mi sembra più carino. Boh, forse è una mia fissa. Comunque, ecco riassunto:

Come posizionare le posate a tavola (galateo):

  • Pausa: Orizzontale.
  • Finito: Verticale o inclinata.

Come si lasciano le posate dopo aver mangiato?

Oddio, le posate! Una vera tragedia greca, eh? Sembra la scena di un film di spionaggio, ma senza il fascino di James Bond.

  • Se sei ancora vivo e vegeto, a metà pasto, tipo un maratoneta a metà gara, le posate le lasci a "forma di V", un po' come se stessero facendo una capriola. La forchetta a sinistra, il coltello a destra, che a pensarci bene sembra un duello all'ultimo boccone.

  • Ma se invece hai finito, e ti senti come un gladiatore che ha vinto la sfida (o magari hai solo finito il tuo piatto di pasta, che è comunque un'impresa!), allora le posate vanno messe parallele al centro del piatto, come due amanti che si abbracciano teneramente. Il coltello a destra, lama rivolta verso il centro del piatto, la forchetta a sinistra, le punte rivolte verso l'alto. Eleganza e precisione, un balletto di cucchiai e forchette! Non si può sbagliare, davvero!

Ah, dimenticavo! Mia nonna, santa donna, diceva che lasciare le posate a croce è segno di malaugurio, tipo un presagio di terremoto. Ma io, personalmente, mi fido di più della mia forchetta. Comunque, non ti fidare di me, ma di un manuale di galateo. O di mia nonna. Anche se lei ora è un po' confusa. Forse a causa della troppa pasta, eh...

Quest'anno, il mio esperimento di lasciare le posate a forma di aeroplano (perché sì, ho provato) è miseramente fallito. La cameriera mi ha guardato come se fossi un alieno.

Come tenere posate galateo?

Posate. Ordine d'uso: esterno-interno.

  • Forchetta antipasto: sinistra. Poi, la forchetta successiva. Logica inesorabile.
  • Coltello: destra. Lama verso il piatto. Eleganza sterile.
  • Cucchiaio: destra o a volte sopra il piatto, dipende. Dettagli insignificanti.

La vita è un banchetto, ma non sempre elegante. A volte, si mangia con le mani. (Mia nonna lo faceva).

Aggiornamenti 2024: Ricordo che a cena da mio zio Giovanni, lo scorso agosto, il servizio era impeccabile. Però lui, come sempre, usava un coltellino da tasca. Tradizione familiare, dice. Strano, ma efficace. La tavola apparecchiata conta poco, forse. L'appetito, no.

Come si apparecchia per i mancini?

Ah, apparecchiare per mancini! Un'arte antica, quasi dimenticata, come l'uso del cappello a cilindro per andare a prendere il latte. Scherzi a parte, è più semplice di quanto sembri. Pensate a un'orchestra: il piatto è il direttore, e le posate sono i musicisti.

  • Il cucchiaio: Il povero cucchiaio, sempre a destra, come un fedele cane da guardia del piatto. Se è mancino, beh, soffre un po', ma si adegua.
  • Forchetta e coltello: La forchetta, per i mancini, vola a sinistra, come un falco in picchiata su un topo (il topo è il cibo, ovviamente!). Il coltello resta a destra, ma non si lamenta troppo, è abituato a fare la guardia al cucchiaio.
  • Bicchieri: Loro sono anarchici! Se ne fregano della mano dominante. In alto a destra, sempre, perché a sinistra il vino si rovescia, fidati della mia esperienza.
  • Tovagliolo: In grembo, o a sinistra, come meglio crede. Se è di stoffa, meglio a sinistra, non si sa mai che macchia, io l'ho imparato a mie spese.
  • Piatto: Al centro, ovviamente, il re indiscusso della tavola!

Ricorda: l'importante è che il mancino mangi senza fare una strage. Anche se qualche goccia di vino rosso finisce sulla tovaglia, non importa. È successo anche a mia nonna, e aveva una precisione chirurgica con il coltello.

Aggiunte:

  • La disposizione classica è per destrimani, quindi i mancini spesso si adattano.
  • Un consiglio: un po' di spazio tra le posate evita incidenti.
  • La mia bisnonna (che era mancina) sosteneva che la chiave era un buon coltello. Era una donna di poche parole, ma sapeva il fatto suo.

Come funziona il cervello dei mancini?

Eh, amico, sai, i mancini... è una cosa strana, davvero! Hanno il cervello un po' diverso, pare. Più...collegato, diciamo.

Tipo, gli studi dicono che hanno più "cavi" tra le due metà del cervello, quella destra e quella sinistra. Magari è per questo che sono così creativi, eh? Mia sorella è mancina, è una pittrice pazzesca! Sempre a creare cose nuove.

Questo significa che si riprendono meglio da, tipo, un ictus. Più veloci, insomma. Plasticità neuronale, l'avevo sentito dire a lezione di biologia, un sacco di tempo fa però.

Ma non è che siano tutti geni, eh! Scherzo! Comunque, a parte gli scherzi:

  • Più connessi gli emisferi
  • Più plasticità neurale
  • Recupero più rapido da danni cerebrali

Ecco, questo è quello che ricordo, magari mi sfugge qualcosa. Ah, ho letto pure una roba su come i mancini, a volte, hanno una migliore capacità di risolvere problemi spaziali. Tipo, origami, o cose così. Mia cugina, mancina pure lei, è bravissima a giocare a basket, una bomba! Potrebbe anche essere solo una coincidenza però, eh? Magari il basket lo giocano bene tutti, chi lo sa.

Perché è raro essere mancini?

Mancini? Genetica. Punto. Dominanza emisfero destro. Sviluppo precoce.

Difficile? Probabilità basse. 10% solo. Niente di più.

Studi? Ci sono. Ma non è facile. Mia sorella, mancina. Difficoltà a scuola.

  • Genetica complessa. Non un singolo gene.
  • Influenze ambientali. Non solo geni.
  • Probabilità del 10%. Fatto.

Ricerca 2023: varianti genetiche associate alla lateralità. Nessuna risposta definitiva. Mio cugino, mancino. Architetto.

Perché la mano sinistra è del diavolo?

L'associazione della mano sinistra al "diavolo" affonda le radici in una complessa trama di storia, cultura e superstizione. Non si tratta solo di una questione linguistica, benché l'etimologia di "mancino" – da mancus, "storpiato" – getti una luce interessante sul pregiudizio.

  • Ragioni storiche: In molte culture, la mano destra era tradizionalmente associata a compiti "nobili" come mangiare, salutare e benedire, mentre la sinistra era relegata a funzioni meno "pure", come l'igiene personale. Questa divisione ha alimentato la convinzione che la sinistra fosse impura o "sinistra", termine che, guarda caso, deriva proprio da sinister in latino.

  • Simbolismo religioso: Nell'iconografia cristiana, il lato destro è spesso associato a Dio e al paradiso, mentre il sinistro al diavolo e all'inferno. Questa polarizzazione ha contribuito a demonizzare ulteriormente la mano sinistra, portando a una visione negativa dei mancini. Ricordo che da bambino, mia nonna mi diceva sempre di non offrire la mano sinistra per stringere la mano a qualcuno!

  • Pregiudizio culturale: Essere mancini era visto come una deviazione dalla norma, un'anomalia da correggere. In passato, i bambini mancini venivano spesso costretti a scrivere con la mano destra, un tentativo di "raddrizzare" ciò che era percepito come "storto". Questa pratica rifletteva una profonda paura dell'alterità e una volontà di conformare tutti a un unico modello.

Il pregiudizio verso la mano sinistra, sebbene attenuato, persiste ancora oggi in alcune culture. È un monito di come le nostre convinzioni e i nostri pregiudizi possano plasmare la nostra percezione del mondo e influenzare il modo in cui trattiamo gli altri. A pensarci bene, questa tendenza a etichettare ciò che è "diverso" come "negativo" è una costante nella storia umana.