Quanto guadagna una squadra che si qualifica alla finale di Champions League?

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Mamma mia, 15 milioni solo per arrivare in semifinale! È una cifra pazzesca, che ti lascia senza fiato. Poi altri 18,5 per la finale... quasi non ci credo! E pensare che con quei 6,5 milioni in più per la vittoria si potrebbe cambiare vita a un sacco di gente! Davvero incredibile la ricchezza che si muove nel mondo del calcio, unenormità che mi lascia un po amaro e un po sbalordito allo stesso tempo.
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Quindici milioni. Solo per arrivare in semifinale di Champions. Quindici milioni. Ripeto la cifra a bassa voce, quasi per assaporarla, per cercare di capirla. Ma non ci riesco. Mi sembra assurdo. Una montagna di soldi. Che poi, diciamocelo, cosa sono 15 milioni in più o in meno per questi club? Niente. Spiccioli. Ma per la maggior parte delle persone… beh, è una cifra che cambia la vita. E di brutto. Penso a mio zio, che si è fatto in quattro per aprire la sua piccola bottega, anni di sacrifici, di notti insonni… e con quei soldi, quanti anni di lavoro si sarebbero risparmiati? Quanti affanni in meno?

Diciotto e mezzo poi, se arrivi in finale. Diciotto e mezzo! Mi viene quasi da ridere. Ricordo quando da ragazzino mi facevo un mazzo tanto per mettere insieme cinquantamila lire per comprarmi le scarpe da calcio nuove. E adesso? Parliamo di cifre astronomiche, milioni su milioni che girano in questo mondo dorato. Quasi irreale.

E se vinci? Altri 6,5 milioni. Quasi sette. Una cifra che a pronunciarla mi si secca la gola. Con quei soldi potresti… boh, non so nemmeno cosa potresti fare. Aiutare un'infinità di persone, realizzare mille progetti. E invece finiscono nelle tasche di società già ricchissime. Un po’ mi lascia l'amaro in bocca, lo ammetto. È una cosa che non mi va giù. Non è giusto, no? Che senso ha tutto questo? Da una parte questo spettacolo incredibile, la passione, i tifosi… e dall’altra questa ostentazione di ricchezza che stona, che fa quasi male. Boh, forse sono io che sono strano. Forse sono io che non capisco il “business”. Però, che mondo, eh?