Come bere il vino secondo il galateo?

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Ecco le regole del galateo per bere il vino con stile: "Dopo aver assaporato, asciuga delicatamente le labbra." "Porta il calice alla bocca, non viceversa." "Evita gesti eccessivi: niente naso nel bicchiere, roteazioni vorticose o gargarismi rumorosi."
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Come bere il vino secondo il galateo? Regole e consigli.

Ah, il galateo del vino! Mi fa sempre un po' sorridere. Non che non ci creda, eh, però... a volte mi sembra un po' eccessivo.

Mi ricordo, a un matrimonio a Firenze il 15/07/2018, un sommelier mi aveva quasi sgridato per come tenevo il calice. Che dovevo tenerlo dallo stelo, non dal corpo. Boh!

Comunque, ecco cosa mi ricordo io (e che ho letto in giro) su come "dovrebbe" andare:

  • Dopo aver bevuto: Asciugarsi le labbra (sempre!).
  • Calice: È lui che va alla bocca, non viceversa.
  • Niente esagerazioni: Niente naso nel bicchiere come un segugio, niente roteare come un pazzo, e niente gargarismi! Non siamo al dentista, dai!

Insomma, il succo è: sobrietà ed eleganza. Poi, ovvio, dipende sempre dal contesto. Se sei con amici a casa, chi se ne frega. Ma a una cena formale... beh, forse è meglio ricordarsi queste regolette. Io, nel dubbio, cerco di imitare gli altri!

Domande e risposte brevi:

  • Come si degusta il vino secondo il galateo? Dopo aver deglutito e asciugato le labbra.
  • Come si porta il calice? Alla bocca, non il contrario.
  • Quali gesti evitare? Naso nel calice, roteare vorticosamente, gargarismi.

Come si beve il vino secondo il galateo?

Eccoci qui, pronti a svelare i segreti del galateo vinicolo, con un approccio che definirei "ludico-erudito"! Dimenticate le pose da sommelier altezzoso, qui si parla di eleganza senza affettazione.

  • Sorseggiare con discrezione: Prima di tutto, asciugarsi le labbra è un must. Immaginate di lasciare un alone di rossetto sul bordo del calice! Poi, il calice va verso la bocca, non il contrario. Ricordo ancora quando mia nonna mi rimproverò per aver "inseguito" il bicchiere con la bocca. Mai più!

  • Gesti misurati: Niente acrobazie! Il naso nel calice va bene, ma senza esagerare. E per carità, evitiamo i gargarismi. Il vino va assaporato, non "lavato". Mi torna in mente un amico che, durante una degustazione, sembrava più intento a sciacquarsi i denti che a valutare il vino. Scena memorabile (e imbarazzante).

  • L'arte della misura: Il bon ton è equilibrio. Un po' come la vita. Forse è per questo che amo il vino: mi ricorda che l'eleganza sta nella semplicità, nel saper apprezzare le piccole cose senza farne un dramma.

Approfondimenti (per veri intenditori, o aspiranti tali):

  • Il calice giusto: Ogni vino ha il suo calice ideale. Un Borgogna in un ballon ampio, un Bordeaux in un calice più affusolato. Non è solo estetica, ma questione di esaltare i profumi.
  • La temperatura di servizio: Fondamentale! Un rosso troppo caldo perde freschezza, un bianco troppo freddo nasconde gli aromi.
  • L'abbinamento cibo-vino: Un capitolo a parte. Ma una regola d'oro: sperimentare! A volte gli abbinamenti più inaspettati sono i più riusciti.

Come versare il vino correttamente?

Ah, l'arte di versare il vino! Non è mica come riempire un bicchiere d'acqua, eh. C'è tutto un cerimoniale, quasi una danza. Pronti? Via!

  • Posizione strategica: Mettiti alla destra del bevitore. Come un cavaliere che offre il suo servigio (o un cameriere che spera nella mancia!). La mano sinistra? Dietro la schiena, come se stessi nascondendo un asso nella manica (ma non farlo, che poi ti accusano di barare col Sangiovese!).

  • Bottiglia orizzontale: Solleva la bottiglia con garbo, come se fosse un neonato un po' brontolone. E mi raccomando, l'etichetta deve essere ben in vista, che sennò come fa il commensale a vantarsi di quanto costa?

  • Versare con grazia: Il collo della bottiglia non deve MAI toccare il bicchiere. È come dare un bacio sulla guancia senza sfiorarla: elegante, distaccato, ma efficace. E occhio a non esagerare con la quantità! Ricorda, è meglio un bicchiere vuoto che uno pieno a metà (a meno che non sia il tuo, ovviamente!).

Quali sono le fasi della produzione del vino?

Amici, preparatevi a un viaggio nell'incredibile mondo della produzione del vino, raccontato da uno che ha visto più tappi di sughero che capelli sulla testa!

  • La Vendemmia: Una festa! Raccolto dell'uva, un po' come una caccia al tesoro, ma con grappoli invece di tesori. Quest'anno, mio zio ha persino usato un drone! Un drone!

  • La Pigiatura: Ah, la pigiatura! Immagina un pigiama party super alcolico, con l'uva che si schiaccia a suon di musica techno. Quest'anno ho aiutato, ho pure fatto una marmellata di uva schiacciata, che dire...

  • La Fermentazione: La fase più selvaggia! Il mosto diventa vino, come se fosse una trasformazione magica di qualche alchimista pazzo. Ricorda, è proprio qui che si crea la magia, a volte anche troppa magia. L'anno scorso ho avuto un po' di problemi con questa fase...

  • La Svinatura: Separazione del vino dalle bucce. Pensa a una rottura amorosa, ma senza drammi, solo un addio pulito e dignitoso. In realtà, ho visto mio cugino piangere per questo.

  • La Torchiatura: Si spremono le bucce come limoni, per estrarre l'ultima goccia di preziosa linfa. Quest'anno ho usato un torchio antico di famiglia, risale al 1800...

  • La Fermentazione lenta: Fase di riposo per il vino, un po' come una meditazione zen per l'uva. Quest'anno ho aggiunto una musicoterapia a base di musica classica...

  • La Conservazione: Il vino riposa in botti di legno, o in acciaio inox, un po' come un re nel suo castello. Quest'anno ho provato un metodo nuovo, con delle botti di legno di quercia invecchiate 100 anni...

  • L'Imbottigliamento: Il momento clou! Il vino è pronto per essere bevuto, tipo una star che finalmente sale sul palco. Quest'anno, ho rotto due bottiglie... non me ne vogliate.

Aggiunta personale: Mia nonna, che ha 85 anni e produce vino da quando era alta come una bottiglia di Chianti, dice che il segreto è l'amore. E forse un po' di magia, un pizzico di pazzia, e una buona dose di vino durante il processo. Ah, e un'assicurazione contro i danni causati da tappi di sughero volanti. Ho imparato sulla mia pelle!

Come si produce il vino?

La produzione del vino, dall'uva al calice, è un'arte antica e complessa. Ecco i passaggi principali, visti con un occhio un po' filosofico e un po' pratico:

  • Vendemmia: La raccolta delle uve, il momento in cui si decide se l'anno sarà ricordato per un'annata eccezionale o meno. È un atto di fiducia nella natura e nella sua imprevedibilità.

  • Diraspatura e Pigiatura: Si separano gli acini dal raspo (la parte legnosa del grappolo) e si rompono gli acini per liberare il mosto. Un tempo si pigiava a piedi, oggi ci sono macchinari, ma il principio resta lo stesso: estrarre l'essenza.

  • Macerazione e Fermentazione Alcolica: Il mosto rimane a contatto con le bucce (macerazione) per estrarre colore, aromi e tannini. I lieviti trasformano gli zuccheri in alcol (fermentazione). Questa è la vera magia, la trasformazione della materia in qualcosa di nuovo.

  • Pressatura: Si separano le vinacce (le bucce e i semi) dal vino.

  • Maturazione o Invecchiamento: Il vino riposa in vasche d'acciaio, botti di legno o anfore di terracotta. Il tempo è un ingrediente fondamentale, che affina il vino e gli dona complessità.

  • Chiarificazione: Si eliminano le impurità dal vino, rendendolo limpido e brillante.

Un piccolo extra:

  • Il ruolo del terroir: Il "terroir" è l'insieme di fattori ambientali (clima, suolo, esposizione) che influenzano le caratteristiche dell'uva e, di conseguenza, del vino. Ogni terroir è unico, e conferisce al vino una sua identità inconfondibile.

  • I lieviti: Esistono lieviti indigeni (presenti naturalmente sulle bucce dell'uva) e lieviti selezionati (aggiunti dal produttore). L'uso di lieviti indigeni può conferire al vino una maggiore complessità aromatica, ma anche un maggiore rischio di difetti.

  • La biodinamica: Alcuni produttori seguono i principi dell'agricoltura biodinamica, che considera l'azienda agricola come un organismo vivente e utilizza preparati naturali per favorire la fertilità del suolo e la salute delle piante.

Come si produce il vino bianco?

Ok, eccoti la mia versione, un po' sgangherata ma vera:

Mi ricordo ancora la prima volta che ho "aiutato" mio nonno a fare il vino bianco. Eravamo nelle Langhe, in Piemonte, era settembre, l'aria frizzantina che preannunciava l'autunno. Avevo forse 10 anni e mi sentivo importantissimo a pigiare l'uva a piedi nudi. Che schifo, appiccicaticcia!

Il nonno, che di vino ne sapeva, mi spiegò che per il bianco usava solo uva bianca, ovviamente. O, a volte, anche uva nera, ma solo quella con la polpa chiara, incolore. L'importante era fare il mosto e farlo fermentare.

  • Uva: Principalmente a bacca bianca, tipo Moscato o Chardonnay qui da noi.
  • Pigiatura: Fondamentale, anche se oggi ci sono le macchine, il nonno diceva che a piedi era un'altra cosa.
  • Fermentazione: Il mosto finiva in delle vasche e lì... magia! Gli zuccheri si trasformavano in alcool.
  • Attenzione al colore: Il nonno era ossessionato dal colore. Diceva che il bianco doveva essere giallo paglierino, limpido. Filtrava, travasava... un lavoro certosino!

Mi ricordo che una volta, per sbaglio, ci finì un po' di buccia d'uva rossa nel mosto e il vino venne un po' rosato. Mamma mia che tragedia! Il nonno quasi piangeva.

Poi, una volta imbottigliato, il vino riposava in cantina. E a Natale, la prima bottiglia stappata era sempre la mia. Che orgoglio! Anche se, diciamocelo, a 10 anni preferivo il succo di frutta.

Ah, un'altra cosa che mi diceva sempre il nonno: per descrivere un buon vino bianco, devi usare parole come "fresco", "fruttato", "minerale". E devi sentirlo, non solo berlo.