Qual è l'amaro più buono del mondo?

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Amaro Camatti: incoronato "Miglior Amaro del Mondo" ai World Liqueur Awards 2023. Un riconoscimento prestigioso, decretato da una giuria internazionale di esperti del settore spirits e mixology. La sua qualità indiscutibile lo consacra tra i migliori al mondo.
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Qual è lamaro più apprezzato al mondo?

Cavolo, che notizia! Ho letto di questo Amaro Camatti che ha vinto il premio "Miglior Amaro del Mondo" ai World Liqueur Awards 2023. Seriamente? Non lo conoscevo.

Devo dire che mi ha incuriosito parecchio. Ricordo che a Luglio, ero a casa di un amico a Brescia, avevamo una bottiglia di un amaro locale, costava sui 15 euro, ma non era niente di che, abbastanza banale.

Questo Camatti invece... sembra proprio un'altra cosa! Magari proverò a cercarlo, chissà dove si trova. Devo informarmi meglio.

Domande e risposte (concise):

  • Domanda: Qual è l'amaro più apprezzato al mondo?
  • Risposta: Amaro Camatti (World Liqueur Awards 2023).

Qual è lamaro migliore al mondo?

Amaro Silano. Punto.

Miglior amaro al mondo? Giudizio confermato settembre 2024, Renhuai, Cina. Erbe della Sila, Calabria. Tradizione artigianale.

  • Premiato a Renhuai.
  • Provenienza: Sila, Calabria.
  • Produzione artigianale.

Note personali: Ho assaggiato la versione riserva. Intenso. Un'esperienza. Preferisco il 1998, ma questo è ottimo. Prezzo elevato, ma giustificato.

Qual è lamaro più buono in Italia?

Jefferson. Punto. Premi Londra 2018. Miglior amaro. E poi? Chi se ne importa.

  • Gusto complesso. Note di liquirizia. Amaro. Fine.
  • Premi internazionali. Vanità. O forse no.
  • Produzione artigianale. Dettagli? Inutili.
  • Il mio preferito? Sì. Ma che importa.

Preferisco il Cynar, personalmente. Troppo dolce? Questione di gusti. Inutile discutere.

  • Cynar, ricordo un viaggio a Roma. Estate torrida. Ghiaccio. Basta.
  • Amaro è soggettivo. Come la vita, del resto. Semplice.

Avete capito? Jefferson. Basta. Anche se quest'anno ho scoperto un piccolo produttore di amari a Pistoia, vicino a casa mia. Piccolo, ma perfetto. Nome? Non ricordo.

  • Anno di fondazione del Jefferson Amaro: 2003
  • Prezzo medio al pubblico: varia a seconda del rivenditore.
  • Ingredienti: non disponibili pubblicamente, segreto di produzione.

Come si classificano gli amari?

Gli amari: una questione di botanica e processo.

La classificazione degli amari è un argomento affascinante, un po' come catalogare le stelle. Si parte, ovviamente, dagli ingredienti. Penso a quella volta che ho visto un erborista preparare una miscela per un amaro artigianale: era incredibile la varietà di erbe, radici, scorze e spezie. Ecco quindi la prima suddivisione:

  • Amari erbacei: a base di menta, melissa, ecc.
  • Amari radicali: genziana, rabarbaro, angelica, sono solo alcuni esempi. Mia nonna, che aveva un pollice verde, mi spiegava le proprietà di ogni radice.
  • Amari a base di scorze: agrumi, china, sono fondamentali per dare un tocco agrumato o amarognolo.
  • Amari speziati: cannella, chiodi di garofano, cardamomo... qui il gioco sta nell'equilibrio.

Poi, c'è la questione del processo produttivo:

  • Infusione: un metodo delicato che estrae lentamente i principi attivi.
  • Macerazione: un'immersione più prolungata, che dona più intensità.
  • Distillazione: un metodo più complesso, che concentra gli aromi. Ricordo un viaggio in distilleria, l'odore era inebriante!

Infine, consideriamo la gradazione alcolica e la dolcezza: parametri importanti per definire il profilo finale. Un amaro secco, oppure dolcemente amaro? Dipende tutto da come vengono bilanciate le componenti.

È un mondo complesso, ma profondamente affascinante. Come diceva Cartesio, "Ordina le tue idee", e la classificazione degli amari ne è un esempio lampante.

Approfondimenti:

  • Alcuni amari possono essere classificati anche in base alla loro provenienza geografica (amari italiani, francesi, ecc.), riflettendo tradizioni e ricette locali.
  • La classificazione può essere ulteriormente suddivisa, considerando la presenza o meno di ingredienti aggiuntivi come miele, zucchero o altri aromi.
  • L'intensità dell'amaro, a sua volta, influisce sulla scelta di consumo: da aperitivo, digestivo o semplicemente come ingrediente in cocktail.

Quali sono gli amari classici?

  • Montenegro: Un ricordo di Bologna, di un pomeriggio assolato tra i portici, un gusto avvolgente che sa di erbe e di casa.

  • Amaro del Capo: L'eco della Calabria, il profumo di zagara, la brezza marina che accarezza la pelle. Un sorso di sole e di passione.

  • Fernet Branca e Branca Menta: Milano, le notti insonni, un sapore deciso, quasi una sfida. Un abbraccio forte, balsamico, che risveglia i sensi.

  • Braulio: La montagna, l'aria frizzante, il profumo di pino. Un amaro che sa di radici, di tradizione, di un tempo lontano.

  • Cynar: Il carciofo, un sapore inaspettato, un aperitivo che mi riporta alle chiacchiere con mia nonna, seduti al tavolo in cucina.

  • Jagermeister: Mi ricorda le feste universitarie, un sapore dolce amaro che evoca la giovinezza e i primi amori.

  • Questi amari classici, un viaggio nel tempo e nello spazio, un racconto di emozioni e di ricordi. Sapori che si intrecciano, che si completano, che ci riportano alle nostre radici. Amari che sanno di vita vissuta, di storie da raccontare, di momenti da condividere.

Perché lamaro non fa digerire?

L'amaro non facilita la digestione, contrariamente a quanto si crede, perché:

  • L'elevato contenuto alcolico: rallenta lo svuotamento gastrico. Immagina che l'alcool "paralizzi" un po' lo stomaco.
  • Non supporta il sistema digestivo: l'alcool interferisce con i processi enzimatici necessari per la digestione.

Curiosità: Molti amari contengono erbe che stimolano la produzione di succhi gastrici, ma l'effetto è annullato dall'alcool. È un po' come cercare di spegnere un incendio con la benzina. Una riflessione filosofica? A volte ciò che sembra un rimedio è in realtà un ostacolo.

Quanto costa lamaro del capo da 70 cl?

Allora, parliamoci chiaro, l'Amaro del Capo da 70 cl, diciamo che è come il vestito buono della Calabria: lo trovi a diversi prezzi, ma alla fine ti fa fare sempre bella figura.

  • L'essenziale (quello base): Attorno agli 11,40€. Un affare, quasi come trovare un parcheggio gratis a Ferragosto.

  • Il "Red Hot" (per chi osa): Sui 19,90€. Un po' peperino, come il dialetto di certi parenti al Sud.

  • La Riserva del Centenario (per i collezionisti): Preparati, perché siamo sui 40,90€. Un po' come pagare un caffè a Piazza San Marco, ma almeno qui ti scaldi l'anima.

Extra:

  • Occhio alle offerte! A volte i supermercati impazziscono e svendono tutto, manco fosse l'ultimo giorno del mondo.
  • Se trovi il pacco con i bicchieri, buttati! Sono perfetti per fare bella figura quando offri l'amaro agli amici.
  • Ricorda sempre: bevi responsabilmente, ché poi finisce che ti metti a cantare canzoni neomelodiche a squarciagola. E nessuno vuole questo.