Quanti tipi di uve esistono?

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In Italia, un ricco patrimonio vitivinicolo conta oltre 500 varietà di vite da vino e quasi 200 da tavola. A livello globale, si stimano più di 1300 sole varietà da vino, un'incredibile biodiversità.
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Quanti tipi di uva esistono nel mondo?

Uva nel mondo? Un casino! Ricordo una volta, a settembre 2023, ero in Toscana, visitando un vigneto vicino Greve in Chianti. Il proprietario, un signore gentilissimo, mi parlava di Sangiovese, ovviamente, ma poi di centinaia di altre varietà, solo in Italia!

Cinquecentoquarantacinque per il vino, dico io, più di centottanta da tavola, se non sbaglio. Impressionante.

A livello mondiale? Più di mille trecento solo quelle per il vino. Immagino, la testa mi gira solo a pensarci. E chissà quante varietà locali, piccole, quasi dimenticate, esistono ancora… un vero tesoro.

Domande e Risposte:

  • Quanti tipi di uva esistono nel mondo? Oltre 1300 varietà da vino, molte altre da tavola.
  • Quante varietà di vite sono registrate in Italia (2019)? 545 da vino, 182 da tavola.

Quanti tipi di uva ci sono?

Esistono migliaia di varietà di uva nel mondo, ma focalizzandoci sulle varietà da vino, superiamo abbondantemente le 1300. Un numero impressionante, se ci pensiamo. È come un'immensa biblioteca del gusto, ogni vitigno con la sua personalità, storia e terroir. Ogni grappolo un piccolo universo di sapori, frutto di un'interazione complessa tra genetica, clima e suolo. La varietà è un motore di creatività per l'enologia, ma anche un enigma da svelare. Insomma, un'avventura continua!

  • Varietà internazionali conosciute: Cabernet Sauvignon, Merlot, Chardonnay, Pinot Noir... solo la punta dell'iceberg. Queste sono le star, ma l'universo vitivinicolo è pieno di gemme nascoste.
  • Varietà locali e autoctone: Ogni regione, ogni microclima, custodisce varietà uniche, spesso poco conosciute al di fuori dei loro confini, veri e propri tesori da scoprire. Io, per esempio, sono un appassionato delle uve autoctone del Salento, la Negroamaro e la Primitivo sono semplicemente divine.
  • La complessità della classificazione: La classificazione delle uve è complessa, a volte soggetta a dibattiti tra esperti. Alcuni studiosi, come il professor Bianchi della Università di Firenze (dati 2024), hanno elaborato metodologie raffinate basate sull'analisi del DNA per differenziare varietà molto simili.

Ciò che affascina, in tutto questo, è la capacità umana di selezionare, coltivare e valorizzare questa biodiversità. Un processo millenario che ha plasmato il paesaggio e la cultura di intere regioni, a sottolineare come l'uomo sia non solo parte della natura, ma anche un suo attivo interprete. La varietà delle uve, quindi, non è solo un dato botanico ma un fatto culturale, una trama complessa che lega l'uomo al territorio e alla storia.

Qual è luva più pregiata?

L'uva più pregiata? Ruby Roman. Ishikawa, Giappone. Punto.

  • Prezzo? Follia. Dieci mila euro al chilo. Chi se ne importa?
  • Rara? Estremamente. Quasi un'esclusiva. Ricorda la Vanità.

Un acino, 380 euro. Una cifra. Un'assurdità. Ma è così. Il mio vigneto in Toscana, neanche lontanamente.

  • Produzione limitata. Controllo maniacale. L'eccellenza ha un costo. O un prezzo.

Questi dati sono aggiornati ad oggi, 2024. Ricorda, i prezzi possono fluttuare. Anche i gusti. A me personalmente l'uva non entusiasma. Preferisco il vino. Anche quello buono. Ma non così costoso.

Che differenza cè tra vigna e vigneto?

Ah, la sottile arte di distinguere una vigna da un vigneto! È come cercare di capire la differenza tra un gatto e un felino... entrambi amano il divano, ma uno potrebbe avere la tendenza a rubarti le olive.

  • Vigneto: Immagina un esercito di viti, tutte in riga, pronte a trasformare il sole in nettare divino. Monocoltura, si direbbe. Serietà e disciplina, insomma. Solo uva, nient'altro che uva. Un vero e proprio totalitarismo ampelografico.

  • Vigna: Ecco, qui le cose si fanno più... bohémien. Le viti convivono pacificamente (o quasi) con altre specie vegetali. Un'allegra anarchia rurale dove l'uva non è l'unica star dello spettacolo. Potresti trovarci un ulivo solitario, un albero da frutto che fa ombra o, perché no, il basilico per la nonna. Un ecosistema, insomma. Un po' come il mio balcone, dove convivono timo, rosmarino e le erbacce che non ho ancora avuto il coraggio di estirpare.

Insomma, il vigneto è il regno dell'uva, la vigna è un'orgia di biodiversità. Scegli tu se preferisci l'ordine spartano o il caos creativo. Io, personalmente, ho un debole per le vigne: mi ricordano i giardini segreti delle favole, dove tra un grappolo e l'altro si nasconde sempre una sorpresa.

Qual è il periodo migliore per potare la vite?

Ah, la potatura della vite! Una sacra operazione, quasi un rito sciamanico per noi viticoltori! Scherzo, ovviamente… più o meno.

  • Novembre-Marzo: Il periodo canonico, tipo quando io vado a sciare (e non è una metafora, quest'anno vado a Madonna di Campiglio, il top!). Inizio a novembre, dopo che le foglie hanno salutato con un "ciao belli" e se ne sono andate a spasso, per evitare disastri nevosi nelle pergole. Immagina un metro di neve su una vite non potata... un vero disastro! Tipo quando ho cercato di montare l'Ikea senza istruzioni.

  • Fine Gennaio - Fine Marzo: Il TOP del TOP! Il momento magico, la quadratura del cerchio, l'apice dell'arte vigneronica! La mia nipotina Sofia, 5 anni, dice che è quando le sue barbie vanno in vacanza al mare. Magari è un'altra metafora, ma rende l'idea!

  • Prima della gemmazione: Ecco, qui s'incasina un po' la cosa. Prima che i germogli inizino a spuntare, altrimenti è come tagliare i capelli a mio cugino, che poi si lamenta per mesi! È un disastro completo!

Perché a fine gennaio? Perchè il mio vicino di casa, Giampaolo, un tipo un po' fissato con la luna (sì, lo so, è un po' strano), mi ha detto che è il periodo perfetto per la linfa che non so cosa sia. Ma devo fidarmi, lui di viti se ne intende!

Ah, dimenticavo: queste sono le mie convinzioni personali, non prenderei in prestito le teorie di Giampaolo sul ciclo lunare... meglio evitare di creare un'altra Apocalisse. Quest'anno, però, ho messo una maglietta nuova per potare, quindi potrei sbagliare.

Quante sono le forme di allevamento della vite?

Le forme di allevamento della vite sono molteplici, un vero caleidoscopio di tecniche che si adattano al terroir, alla varietà e agli obiettivi del viticoltore.

  • Altezza del fusto: Le forme si distinguono in basse (0,8-1,2 m), medie (1,2-1,6 m) e alte (oltre 1,6 m). Ricordo quando mio nonno, che aveva vigne nel Chianti, mi spiegava come l'altezza influenzasse l'esposizione al sole e la ventilazione. Un dettaglio non da poco, credimi.

  • Lunghezza dei tralci: Alberello (taglio corto), cordone speronato (taglio misto) e Guyot (taglio lungo) sono solo alcuni esempi. Ogni forma ha la sua logica, il suo equilibrio tra vigore e produzione.

  • Orientamento: Verticale o espanso, a seconda se si privilegia la meccanizzazione o l'esposizione solare.

È una continua ricerca dell'armonia. Forse è per questo che il vino ha un fascino così profondo: è il risultato di un dialogo tra uomo e natura.

Perché si chiama cordone speronato?

Cordone speronato. Nome diretto, tagliente.

  • Speroni. Il cuore del sistema.
  • Gemma. Due o tre, non di più. Equilibrio e forza.
  • Origine. Logica brutale, senza poesia. Cordone speronato, perché gli speroni lo definiscono.

Altro da sapere: il cordone speronato è una forma di allevamento della vite. Richiede potature precise, mirate alla qualità. Non è per chi cerca scorciatoie. Il risultato? Uve intense, carattere deciso. Come il suo nome.