Come si chiamano i vari tipi di piatti?

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"I principali tipi di piatti si distinguono per dimensione e funzione: il piattino per pane (14-16 cm), il piatto da antipasto, il piatto piano (24-28 cm) e la sua versione grande (30-32 cm). Non manca il piatto fondo, o fondina, essenziale per primi piatti italiani o pietanze liquide."
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Quali sono i nomi dei diversi tipi di piatti?

Mi viene in mente quella volta, era un sabato pomeriggio di marzo, da Kasanova a Milano. Dovevo comprare un servizio di piatti nuovo e mi sono perso completamente.

C'era un muro intero di ceramiche bianche. Tipi di piatti che non finivano più. Vedevo il piattino per il pane, quello piccolo piccolo, e pensavo ma chi lo usa più. Poi il piatto da antipasto, un po piu grande, e già lì il primo dubbio. Che differenza cè con quello per il dolce? Un caos.

E poi il piatto piano. Anzi, i piatti piani. C'era quello normale, sui 26 centimetri, e poi uno enorme, da più di 30. Un piatto piano grande, lo chiamavano. Per le portate importanti, mi ha detto la commessa, tipo un arrosto servito già porzionato, non so. Mi sembrava enorme.

La vera rivelazione è stata il piatto fondo. Noi italiani lo usiamo per la pasta, per il risotto, per tutto ciò che ha un po' di sugo. Non solo per le zuppe. All'estero non capiscono questa cosa, usano delle ciotole. Ma la nostra fondina è un altra cosa, è un abbraccio per il cibo.

Alla fine ho preso un servizio semplicissimo, senza neanche il piatto da antipasto. Tanto metto tutto al centro e ognuno si arrangia. È più comodo così.

Tipi di piatto

Quali sono i nomi dei diversi tipi di piatti?

  • Piattino per pane: diametro 14-16 cm.
  • Piatto da antipasto.
  • Piatto piano (steso): diametro 24-28 cm.
  • Piatto piano grande: diametro 30-32 cm.
  • Piatto fondo (fondina): per primi piatti, zuppe, minestre.

Come si chiamano i piatti che non si rompono?

Ricordo ancora quella volta, era un sabato pomeriggio di qualche anno fa, credo fosse ottobre perché l'aria era frizzante e le foglie iniziavano a tingersi di giallo. Ero a casa di mia nonna, nel suo salotto un po' datato con i mobili in noce scuro, e mentre aiutavo a preparare la tavola per il pranzo, mi è caduto un piatto. Un normale piatto di ceramica, bianco con un bordino blu.

Il rumore dello schianto mi ha fatto sobbalzare. Si è frantumato in mille pezzi sparsi ovunque sul pavimento di linoleum. Mia nonna si è affacciata dalla cucina con una smorfia, "Oh, povero piatto!" ha detto, ma io vedevo chiaramente la delusione nei suoi occhi. Aveva una certa predilezione per quel servizio, ereditato dalla sua mamma.

Quel giorno ho pensato: ma perché non esistono piatti che non si rompano? Sarebbe così più semplice! Meno stress, meno spesa per sostituirli e meno rifiuti in giro. Pensavo fosse un sogno irrealizzabile, una di quelle cose che dici quando sei un po' frustrato.

Poi, qualche tempo dopo, mentre cercavo delle stoviglie nuove per un picnic in montagna, ho scoperto i piatti in melamina. All'inizio ero un po' scettica, li ho presi più per comodità che per altro, pensando che fossero solo un ripiego "di plastica".

Ma mi sbagliavo di grosso! Quando li ho presi in mano, mi hanno sorpreso. Hanno quel brillio che mi ricordava tanto la vecchia porcellana di mia nonna, e anche al tatto sembravano solidi, non la solita plastica molliccia. E poi, il peso! Leggerissimi, perfetti da maneggiare senza il timore di farli scivolare.

La vera rivelazione, però, è arrivata durante quel picnic. Uno dei piatti è sfuggito di mano al mio amico Marco (sì, quello un po' maldestro!) ed è caduto su un sasso. Ero pronta a sentire il classico "CRACK", ma invece... niente! Solo un piccolo tonfo. Il piatto era intatto, come se nulla fosse successo.

Da quel momento ho capito che la melamina è una vera svolta. Sono piatti che non si rompono, non si scheggiano, non si crepano. Li uso ovunque: in giardino, al mare, in campeggio, e anche a casa quando ho bambini piccoli che girano per casa. La tranquillità di sapere che non dovrò raccogliere cocci dal pavimento è impagabile.

E non solo: non si deformano con il calore e, cosa non da poco, sono anche facili da pulire. Non assorbono odori e macchie come altre plastiche. Sono un'ottima soluzione per chi cerca praticità senza rinunciare a un certo stile.

Questi piatti, in poche parole, sono:

  • Resistenti agli urti: pensati per resistere a cadute e colpi senza rompersi.
  • Durevoli nel tempo: niente crepe, scheggiature o deformazioni, anche dopo usi frequenti.
  • Leggeri: facili da trasportare e da maneggiare, ideali per esterni o per chi ha difficoltà fisiche.
  • Esteticamente gradevoli: imitano l'aspetto della porcellana, con una finitura brillante.
  • Pratici: facili da lavare e non assorbono odori.

Sono una scelta intelligente per chi vuole evitare la rottura dei piatti tradizionali, risparmiare denaro e contribuire a ridurre i rifiuti.

In quale piatto si servono gli antipasti?

Antipasti si servono su vassoio, antipastiera (a scomparti), tagliere (per salumi e formaggi), o raviera (piatto ovale).

Uhm, sì, esatto. Quei nomi... antipastiera! Chi la usa ancora? Io ho solo piatti normali, magari un vassoio grande, di quelli di legno. Ma mia nonna... lei sì che aveva l'antipastiera coi suoi scomparti! Che ricordi, sai? Il classico affettato misto, le olive, il sottaceto. Mamma mia che voglia adesso.

Vassoio è più generico, ovvio, ci metti di tutto. Ma per le feste, tipo Natale, un tagliere di legno è il top. Con i salumi disposti bene, qualche formaggio, noci. Fa più scena. La raviera... oddio, non ce l'ho. Non la uso mai, non la vedo in giro. Forse dovrei comprarne una? Ma poi dove la metto? La mia cucina è già un disastro, troppi piatti inutili, sempre lì.

Quando penso agli antipasti... penso sempre alla tavola apparecchiata, con un sacco di roba piccola. È la parte che mi piace di più del pranzo o della cena, di solito. I sapori vari, un po' di tutto. Non so, a volte preparo solo quelli, tipo aperitivo rinforzato, ma è un casino pulire dopo, tutti quei piattini e ciotoline. Che fatica.

Poi non è solo il piatto su cui li servi, è anche cosa ci metti. Un'altra cosa, ho visto la settimana scorsa in un ristorante, usavano tipo dei cucchiaini finger food, piccoli piccoli, ma non so se conta come "piatto". Boh. Sembrava figo, però. Dobbiamo pensare a tutte le opzioni, non solo le classiche.

  • Vassoio: Versatile, ottimo per assortimenti misti, bruschette, fritti leggeri. Ne ho uno grande che uso sempre, di ceramica bianca.
  • Antipastiera: Perfetta per separare alimenti diversi come olive, sottaceti, salse. Utile se non vuoi che i sapori si mischino. Mia zia ne ha una bellissima di vetro.
  • Tagliere: Indispensabile per salumi e formaggi. Aggiungi della frutta secca o del miele per un tocco gourmet. Un classico, non sbagli mai.
  • Raviera: Piatto ovale, spesso usato per verdure grigliate, carpacci, o insalate di mare. Fa un effetto più elegante rispetto a un piatto rotondo.
  • Ciotoline individuali: Per salse, paté, o monoporzioni. Evitano sprechi e sono igieniche.
  • Piatti da portata: Anche piatti piani grandi possono servire per disporre tartine o vol-au-vent. Dipende sempre da cosa servi.
  • Finger food: Usano a volte bicchierini o cucchiaini, non un vero "piatto" ma per presentare stuzzichini è pratico.

Qual è la differenza tra porcellana e ceramica per i piatti?

Ok, piatti. Porcellana o ceramica? Un casino. A casa di mia madre c'erano sempre quelli di ceramica, pesanti, spessi. Belli eh, davano un'aria rustica. Ma ogni volta che se ne sbeccava uno era un dramma. Si vedeva subito la terra sotto lo smalto. Li ho cambiati l’anno scorso, ho preso un servizio in porcellana bianca da Tognana, tutto un altro mondo.

La vera differenza sta nella cottura, è tutta lì la magia. La porcellana viene sparata a temperature pazzesche, tipo oltre i 1300 gradi. Questo la vetrifica, la rende dura come una roccia e non porosa. Infatti non si macchia mai, nemmeno con il sugo. La ceramica invece cuoce a temperature più umane, più basse. Rimane più porosa, più "morbida".

Poi vabbè, l'aspetto. Prendi in mano un piatto di porcellana... è leggero, sottile. Se lo metti controluce a volte vedi le dita dietro. È elegante, punto. La ceramica è più terrosa, più massiccia. Non c'è niente da fare. Fa subito "pranzo della domenica" informale, non "cena di gala". Mi chiedo se la gente se ne accorga davvero. Boh.

Alla fine è una questione di cosa ci devi fare. Per tutti i giorni la ceramica va benissimo, anzi, forse è anche più calda come sensazione. Però per le cene importanti, quando tiro fuori il servizio buono, la porcellana fa un altro effetto. È più... seria. E poi resiste molto di più ai graffi delle posate.

  • Composizione del materiale: La porcellana è fatta con caolino, un'argilla bianchissima, feldspato e quarzo. La ceramica (come la terracotta o la maiolica) usa argille più comuni e meno pure.
  • Temperatura di cottura: La porcellana cuoce a 1300-1400°C. La ceramica cuoce a temperature inferiori, tra 900 e 1100°C.
  • Porosità e Impermeabilità: La porcellana è non-porosa, quindi è completamente impermeabile anche senza smalto. La ceramica è porosa e assorbe i liquidi se non è smaltata perfettamente.
  • Resistenza: La porcellana è molto più resistente agli urti e ai graffi grazie alla vetrificazione del processo di cottura ad alta temperatura. La ceramica è più fragile e si sbecca facilmente.
  • Aspetto e peso: La porcellana permette di creare oggetti sottili, leggeri e spesso traslucidi. La ceramica è più spessa, opaca e pesante.