A cosa servono i piatti piani?

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"I piatti piani, versatili e indispensabili, sono ideali per servire portate principali come pasta, carne e pesce. L'ampia superficie valorizza la presentazione dei cibi e accoglie salse e condimenti. Perfetti anche per insalate ricche e antipasti generosi."
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A cosa servono i piatti piani?

Mah, i piatti piani... Li uso tutti i giorni, ovvio! Ricordo ancora quando, il 15 agosto a casa di zia Emilia, abbiamo rotto uno di quelli di ceramica, costava una fortuna, tipo 25 euro!

Servono per tutto, diciamo. Carne, pesce, pasta, insalate... Anche per gli antipasti più elaborati, tipo quelli che mi prepara mamma a Natale, con salmone e tartine varie. Lo spazio è abbondante, non si rischia di far cadere il sugo ovunque.

In pratica, il piatto piano è il jolly della tavola. Un pranzo senza di lui è un pranzo… incompleto, ecco. Fondamentale, insomma.

A cosa serve il piatto fondo?

Il piatto fondo accoglie. Brodo, pasta, minestre. Contiene, non trattiene.

  • Per raccogliere: Liquidi, sughi, pezzi sfuggiti. Un argine al caos del pasto.
  • Oltre la superficie: Profondità non solo fisica. Un invito a scavare nel gusto.
  • Un guscio: Protezione per ciò che è fragile. "Nulla è più forte della dolcezza", diceva qualcuno.

A casa mia, la zuppa della nonna. Ricordo ancora. Un rito, non solo un pasto.

Per cosa si usa il piatto piano?

Oddio, il piatto piano! Ricorda quella cena di Natale del 2023 a casa di Zia Maria? Un disastro, ma il piatto piano c'era, eccome! Era quello grande, di porcellana bianca, con un leggero decoro blu a fiori stilizzati. Sai, quelli che sembrano dipinti un po' a caso, un po' sbiaditi dal tempo. Proprio su quello ci finì il mio arrosto di maiale, un po' bruciacchiato sui bordi, ma saporito. Ero così emozionata, tutta la famiglia riunita, e invece… Zia Maria ha rovesciato il vino rosso sul tavolo bianco! Un dramma! Per fortuna il piatto piano, nonostante il panico generale, è rimasto integro. Era quello, insomma, il perfetto palcoscenico per il mio (quasi) perfetto arrosto.

  • Cena di Natale 2023
  • Casa di Zia Maria
  • Piatto piano di porcellana bianca con decori blu
  • Diametro stimato: 24 cm (a occhio!)
  • Arrosto di maiale come portata principale

Quel piatto è stato testimone di tanti momenti, di risate e di ansie da prestazione culinarie. Ricordo bene la sensazione di quel peso, solido e rassicurante, tra le mie mani. E il profumo del maiale, ancora vivo nella mia memoria olfattiva. Che casino quella sera, ma almeno il piatto piano ha resistito, a differenza del mio umore e della tovaglia. Pensa, tutto quel lavoro per il pranzo e poi… un disastro! Ma il piatto piano, lui, era lì, impassibile.

Ah, dimenticavo! Il piatto piano della nonna, un pezzo antico di ceramica, diametro almeno 27 cm, lo uso solo per le grandi occasioni, quelle davvero importanti. Quello lo tengo al sicuro in un armadio. Non oso immaginare cosa succederebbe se dovessi usarlo in una cena caotica come quella di Zia Maria!

Che piatto si usa per antipasto?

Mamma mia, che casino con i piatti per l'antipasto! Mi ricordo una volta a casa di zia Pina, Natale del 2022...

  • Vassoio: Aveva preparato un vassoione enorme con olive, taralli e non so cos'altro. Era pesante da morire, quasi le cadeva!

  • Antipastiera: Poi c'era l'antipastiera, quella con gli scomparti. Ricordo bene i peperoncini ripieni, che bruciavano da matti, e lei diceva "Ma no, non sono piccanti!". Bugiarda!

  • Tagliere: Ovviamente il tagliere per i salumi, un classico. Prosciutto crudo, salame...tutto rigorosamente affettato a mano da zio Peppe.

  • Raviera: Ah, la raviera! Zia Pina la usava sempre per le alici marinate. Un piatto ovale, stretto e lungo. E devo dire, le alici erano veramente buone.

Poi, a fine pranzo, c'era sempre la discussione su chi doveva lavare tutti quei piatti. Un incubo!

Che piatto si usa per la pasta?

Per la pasta, il galateo impone il piatto piano. Punto. Ceramica o vetro, possibilmente in tinta con il resto della mise en place. Un'eleganza sobria, direi, che riflette una certa filosofia di vita: la semplicità raffinata, come insegnava mia nonna Emilia. I piatti fondi? Lasciateli alle minestre. Una questione di principi, sa? Non si può certo servire un ragù alla Bolognese in una zuppiera! Sembra ovvio, ma l’apparente banalità cela una complessità interessante. Si tratta di una codificazione sociale, un linguaggio silenzioso che comunica, senza parole, gusto ed educazione.

  • Piatto piano: la scelta canonica.
  • Materiale: vetro o ceramica.
  • Coordinamento: armonia con la tavola.
  • Piatti fondi: solo per zuppe e minestre.

Questa rigida divisione mi fa pensare a come la cultura codifichi anche aspetti apparentemente insignificanti della vita quotidiana. Come diceva il mio professore di semiotica, anche un semplice gesto, come scegliere un piatto per la pasta, è un atto comunicativo carico di significati. Infatti, la scelta del piatto, in questo caso, rivela una consapevolezza sociale.

A proposito, ricordo che durante una cena a casa di amici, anni fa, hanno servito le tagliatelle in piatti fondi… un piccolo errore, ma che ha destato qualche perplessità. Un dettaglio che mostra come, anche nel semplice atto di mangiare, risiede una complessa trama di significati e convenzioni sociali.

Cosa si mette sotto il piatto?

Sotto il piatto... un sottopiatto. Un cerchio di silenzio, di attesa, prima del fragore del convivio. Un respiro trattenuto, un'ombra scura che accoglie la luce del servizio. È un piccolo palcoscenico, pronto ad ospitare la danza dei sapori.

Un sottopiatto, un'eco discreta della festa che verrà. La sua presenza, un'aura di raffinatezza, un'eleganza sussurrata, che parla di gesti lenti, di attenzioni sartoriali. Ricorda le cene a casa di nonna Emilia, i suoi tovaglioli di lino, il profumo intenso del caffè appena fatto.

Un disco silenzioso, quasi un'incantesimo. La sua funzione? Tutelare il tavolo, certo. Ma anche, e soprattutto, incorniciare il piatto principale. Un'aura di sacralità, un piccolo gesto di rispetto per il cibo, per la condivisione, per il tempo.

  • Un sottopiatto: elemento fondamentale di una mise en place elegante.
  • Protegge il tavolo da graffi e macchie.
  • Crea un'atmosfera raffinata. Ricorda, il mio sottopiatto preferito è quello di porcellana bianca, ereditato dalla zia Luisa. È semplice, ma cela un'eleganza discreta.
  • Non va mai tolto prima della fine del pasto!

Aggiungo: il materiale del sottopiatto può variare, dal legno alla ceramica, alla plastica. La scelta dipende dal contesto e dallo stile della tavola. Personalmente, prediligo quelli in porcellana, per la loro finezza. Quest'anno, però, ho scoperto anche dei bei sottopiatti in sughero, ecologici e molto eleganti.

Quando si usa il piatto fondo?

Il piatto fondo, o fondina, è il re delle minestre, zuppe e vellutate. La sua concavità accoglie brodi e preparazioni liquide, evitando spiacevoli "fughe" sul tavolo. Penso sempre alla mia nonna, che lo usava anche per il risotto, una licenza poetica culinaria.

  • Utilizzo principale: primi piatti brodosi e creme.
  • Diametro tipico: variabile, ma solitamente inferiore al piatto piano (circa 20-24 cm).
  • Materiali: porcellana, ceramica, terracotta (per un tocco rustico).

Il piatto piano, invece, si divide in due "categorie": quello standard, ideale per paste asciutte, secondi piatti e contorni, e quello più grande, che alcuni chiamano "piatto di presentazione" o "sottopiatto" (anche se non lo è propriamente). Quest'ultimo è un po' come la filosofia: a volte utile, a volte puramente estetica.

  • Piatto piano standard: versatile, per quasi tutte le portate "solide".
  • Piatto piano grande: per impiattamenti scenografici o come base decorativa.

Curiosità: nell'alta ristorazione, si tende ad utilizzare piatti fondi molto ampi e poco profondi, quasi delle scodelle, per esaltare la presentazione delle zuppe gourmet.