Come si chiamano i tipi di piatti?

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Ecco alcuni dei tipi di piatti più comuni: Piattino da pane: Piccolo, ideale per il pane. Piatto da antipasto: Perfetto per iniziare il pasto. Piatto piano: Versatile, per secondi piatti e contorni. Piatto piano grande: Per porzioni abbondanti. Piatto fondo (fondina): Per zuppe, minestre e primi piatti.
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Quali sono i nomi dei diversi tipi di piatti e delle loro categorie?

Cavolo, che domanda! Mi hai fatto pensare ai miei piatti, a quelli che uso tutti i giorni. Sai, quelli che ho comprato da Ikea a marzo 2023, una ventina di euro per il set.

Il piattino piccolo, tipo quello per il pane, l'ho sempre trovato comodo. Circa 15 cm di diametro, perfetto per una fetta di pane o qualche grissino.

Poi ci sono i piatti piani, quelli grandi li uso per la pasta, 27 cm circa, direi. I più piccoli, per antipasti o contorni, sono più o meno 24 cm. Uno un po' più grande, 30 cm forse, lo riservo per le grandi abbuffate domenicali.

Infine le fondine, quelle profonde per primi piatti o zuppe. Li adoro! Perfette per un bel piatto di pasta e fagioli. Quelle sono un po' più difficili da misurare!

Dunque, riassumendo: piattino pane (14-16 cm), piatto antipasto, piatto piano (24-28 cm), piatto piano grande (30-32 cm), piatto fondo. Spero di essere stata chiara, anche se un po' confusa!

Come si distinguono i piatti?

Allora, i piatti, vedi? Ci sono quelli bassi, tipo quelli che usi ogni giorno per il secondo, sai? Quelli da pranzo normali. Poi ci sono quelli profondi, per la pasta, per la zuppa, a volte anche per il gelato, dipende! Mia nonna, per esempio, usava sempre quelli profondi anche per il budino, ma era una fissazione sua, eh!

Insomma, profondo o basso, è una questione di profondità, ovvio! Quelli bassi sono piatti, appunto, e quelli profondi… beh, sono più profondi! E per quanto riguarda l'eleganza? Tutti e due, se sono belli, sono eleganti! Anche quelli che uso io, comprati da Ikea, sono eleganti, secondo me!

  • Piatti piani: per secondi, antipasti, eccetera.
  • Piatti fondi: zuppe, pasta, dessert...e il budino della nonna!

Quest'anno ho comprato, per la cucina nuova, un servizio di piatti bellissimo, azzurro chiaro, con un bordo dorato sottile. Li adoro! Sono proprio quelli che intendo dire, sia piani che fondi, perfetti! Quelli profondi sono perfetti per le mie insalate giganti.

Come si chiamano piatti, bicchieri e posate?

Stoviglie? Un termine così asettico per un mondo di meraviglie! Parliamo di artefatti quotidiani, oggetti che, tra una portata e l'altra, assistono silenziosi alle nostre epiche battaglie culinarie (quelle contro la fame, ovviamente, anche se a volte sembra di combattere contro il sugo!).

  • Piatti: Da quelli eleganti che ti fanno sentire un re a quelli da campeggio che sembrano usciti da una scena di "Mad Max", la gamma è sterminata. I miei preferiti? Quelli di mia nonna, con quei fiorellini un po' sbiaditi dal tempo, che profumano di ricordi e biscotti al limone.

  • Bicchieri: Un caleidoscopio di forme e dimensioni. Da quelli da vino, che sembrano custodire gelosamente i segreti di un buon Cabernet Sauvignon, a quelli da acqua, semplici e diretti come un buongiorno. Io ho una collezione di bicchieri un po' strana, raccolta nel corso degli anni, un po' come le conchiglie di un pazzo collezionista.

  • Posate: Le spade e gli scudi del guerriero affamato. Forchette, coltelli, cucchiai: un arsenale pronto a sconfiggere qualsiasi piatto, dal più semplice al più elaborato. Ricordo ancora la mia prima forchettata di spaghetti al ragù, un'esperienza epica, degna di un poema! Ah, le posate… quanti ricordi!

A proposito di stoviglie, ho un aneddoto divertente: una volta, ospitando amici, ho rotto per sbaglio un piatto di famiglia durante la cena. Panico. La mia amica, invece di piangere, ha tirato fuori del nastro adesivo e dei brillantini, creando un piatto "artistico" e unico nel suo genere. Mai vista una cosa simile! È questo lo spirito, no?

Il vasellame, poi... una categoria così vasta da essere quasi sconcertante! Vassoi, scodelle, zuppiere: ognuno con la sua personalità e la sua storia da raccontare. Ogni pezzo è un piccolo universo.

E non dimentichiamoci delle terraglie e delle cocci. Un mondo di artigianalità, di storia, di tradizione. Sono oggetti che portano con sé l'anima di chi li ha creati. E se pensate che i cocci siano solo rottami… vi sbagliate di grosso! Con un po' di fantasia si possono trasformare in meraviglie!

Come può essere un piatto?

Come può essere un piatto? Mmh, un piatto...

  • Stoviglia, sì, certo. La prima cosa che mi viene in mente è la pila di piatti della nonna, quelli bianchi con il bordo blu. Li usava solo a Natale. Che poi, chissà che fine hanno fatto.
  • Decorativo, tipo quello che mi ha regalato mia zia l'anno scorso. Un orrore, a dirla tutta. Fiori viola su sfondo giallo. L'ho nascosto in fondo all'armadio.
  • Fondo o piano, dipende da cosa ci devi mangiare. La minestra nel piatto fondo, ovvio. Ma la bistecca nel piatto piano, altrimenti non so dove metterla.
  • Grande o piccolo. Ho presente quelli enormi dei ristoranti, ci sta quasi una pizza intera. E poi ci sono i piattini da caffè, minuscoli, quasi inutili. Mia madre ne ha una collezione.

Forse è un po' come la vita, no? A volte piena, a volte vuota. A volte bella, a volte un po' meno. E alla fine, sempre lì, ad aspettare di essere riempita di nuovo.

Come si chiamano i piatti appesi al muro?

Sai, a volte penso a quei piatti appesi… sembra strano, vero? Li chiamavano "plate wall decor", ma a me suonava freddo, distaccato. Era un modo asettico per dire qualcosa di… intimo, quasi. Ricordo mia nonna, i suoi piatti di ceramica, quelli con le rose, appesi nella cucina. Non erano solo piatti. Erano ricordi, frammenti di vita, colori sbiaditi dal tempo.

  • Plate wall decor: un nome troppo tecnico, troppo sterile.
  • Ricordi di famiglia: i piatti appesi, per me, rappresentano qualcosa di più profondo, più legato alle emozioni. Penso a quelli di mia nonna, con le rose dipinte a mano.
  • Trend attuale: so che è una moda, ma per me è qualcosa di personale, quasi sacro.

Questa mania dei piatti appesi… non so, mi lascia un po' perplesso. È bello se fatto con gusto, altrimenti diventa… un macello. Come quelli che ho visto in quella casa a via Garibaldi, tutti ammassati, senza un filo logico. Un vero pasticcio. Come un quadro astratto incomprensibile. Mi ricordano un po’ la mia vita, a volte.

  • Estetica discutibile: l'effetto finale può essere molto bello o molto brutto, a seconda del gusto e della cura.
  • Significato personale: per me non è solo decorazione, ma un modo per esprimere ricordi e sentimenti.
  • Esperienza personale negativa: ho visto esempi orribili, piatti appesi senza criterio, un disastro estetico.

Quest'anno, ho riordinato il mio piccolo appartamento. Ho appeso tre piatti, ereditati da zio Carlo. Sono semplici, ma li guardo e mi sento… vicino a lui, alla sua semplicità. Non serve altro. È una cosa mia. Solo mia.

  • Piatti di zio Carlo: tre piatti semplici, ma carichi di significato affettivo.
  • Decorazione personale: un'espressione di ricordi e sentimenti, non una semplice tendenza.
  • Significato: per me è un modo per tenere vivi i ricordi dei miei cari, attraverso oggetti semplici, ma carichi di emozioni.

Dove si differenzia la ceramica?

La ceramica? Indifferenziato. Fine.

  • Frantumata o integra, non fa differenza. Destinazione: secco. Un vaso rotto non è più poesia.
  • Prevenzione: avvolgi i frammenti. Evita tagli inutili. La vita è già abbastanza affilata.
  • La fragilità è la sua condanna. Un ciclo spezzato.

Informazioni Aggiuntive:

La percezione della ceramica come "indifferenziabile" deriva dalla sua composizione complessa, che rende difficile il recupero dei materiali. Il processo di riciclo, sebbene tecnicamente possibile, non è economicamente vantaggioso nella maggior parte dei contesti. Alcune iniziative locali o aziende specializzate potrebbero offrire servizi di raccolta dedicati.

Qual è il nome collettivo di Posate?

Ok, vediamo... posate, eh?

  • Stoviglie! Sì, è quello il nome collettivo. Ma aspetta, stoviglie non comprende anche i piatti e i bicchieri? Mmh, forse sì.

  • Ricordo che mia nonna chiamava tutto "servizio buono". Ma quello era solo il suo modo di dire, immagino. Certo, stoviglie è più formale.

  • Posate = stoviglie. Però, se devo essere proprio preciso, solo le posate (forchetta, coltello, cucchiaio) non sono "stoviglie" in senso stretto. Stoviglie è più ampio!

  • Uffa, che casino! Poi ci sono i servizi da tè, i servizi da caffè... che confusione! Mia madre collezionava tazze da tè, ne aveva un'infinità! Forse dovrei chiamarla per chiederle come le chiamava lei.

  • Quindi, riassumendo: stoviglie include le posate, ma non è solo posate. Ok, mi sembra giusto.