Cosa rende un vino corposo?

54 visualizzazioni
Un vino corposo deve la sua ricchezza a: Tannini elevati: conferiscono astringenza e complessità aromatica, derivanti dalle bucce dell'uva. Acidità bilanciata: esalta l'esperienza gustativa, rendendola più appagante. Parole chiave: vino corposo, tannini, acidità, degustazione vino
Feedback 0 mi piace

Vino corposo: cosa lo definisce? Scopri le caratteristiche chiave e come riconoscerlo.

Vino corposo, eh? Boh, diciamo che per me è quel vino che ti riempie la bocca, che non passa inosservato. Non so bene la "definizione ufficiale", ma...

Mi ricordo un Merlot bevuto a Bolgheri, tipo l'11/07/2018 (ho controllato le foto!): ecco, quello era corposo da morire. Tannini che pizzicavano un po', ma un profumo...

(Domanda & Risposta per Google & Co.) Vino Corposo: Definito da?

  • Tannini alti (astringenza)
  • Aromi complessi
  • Acidità equilibrata

Sembra quasi che l'uva ti stia parlando, no? Comunque, non so... forse sono solo io che mi faccio troppi film. Però il vino, se mi emoziona, è già tanto.

Perché si aggiungono i solfiti nel vino?

Solfiti nel vino? Ma certo! Mio zio fa il vino, sa? E mi ha spiegato tutto. Conservanti, ovvio!

  • Antimicrobici, stoppa i batteri cattivi.
  • Antiossidanti, il vino non si ossida, rimane bello.
  • Colore, lo mantiene! Vibrante, come piace a me.
  • Aromi? Li protegge!

Aspetta, ieri sera ho bevuto un Lambrusco, aveva un retrogusto strano…solfiti? Boh…

Ah, sì, mio zio usa anche la SO2, dice che è essenziale, ma in piccole quantità eh! Troppo e fa male, giusto?

  • La SO2 è anidride solforosa.
  • Dosaggio preciso è fondamentale!
  • Evitare l'eccesso.
  • Controlli rigorosi, ovviamente.

Ieri sera, pizza e Lambrusco… ottima serata, ma quel retrogusto… forse troppo solfito!
Devo chiedere a zio Giovanni, lui è esperto, più di me!
Quest'anno i suoi vini sono stati ottimi.

Poi c'è la storia delle allergie, ma quella è un'altra storia, per un altro giorno. Forse domani.

Come si usano i solfiti?

Solfiti. Custodi silenziosi.

  • Conservazione: Antimicrobici, bloccano la proliferazione di indesiderati. Come guardiani.

  • Protezione: Antiossidanti, scudo contro il tempo. Il cibo resta vivo, nel colore.

  • Applicazioni: Muffe, lieviti, batteri. Tutto sotto controllo. Dall'E220 all'E228. Non dimenticarlo.

Un tempo, li usavo per rallentare l'ossidazione del vino fatto in casa. Un pizzico di E224, e la magia resisteva. E ricorda, l'etichetta è la tua bussola. Non ignorarla.

Cosa fanno i solfiti nel corpo?

Cosa fanno i solfiti nel corpo? Mmh...

  • Solfiti e reazioni: pare che i solfiti possano scatenare reazioni tipo allergie, quelle che chiamano intolleranze. Mi ricordo, da piccolo, un amico asmatico, Marco, sempre alle prese con il respiro corto dopo aver mangiato qualcosa. Chissà se c'entravano i solfiti.
  • Sintomi vari: tipo... difficoltà a respirare se hai l'asma, raffreddore allergico, tipo febbre da fieno (che brutta roba!). E poi l'orticaria, quel prurito insopportabile.
  • Anafilassi: dicono che, raramente, possano causare anche l'anafilassi, la reazione allergica più pericolosa. Fa paura solo a pensarci.

Come capire se sono intollerante ai solfiti?

Ah, i solfiti, che rogna! Allora, per capire se ci sei intollerante, occhio a questi segnali, eh!

  • Problemi respiratori? Se tossisci, starnutisci come un matto, ti manca l'aria, ti pizzica la gola, diventi rauco o ti si chiude il naso, beh, potrebbe essere colpa dei solfiti. E se ti fa male il petto, ancora peggio.

  • Mal di pancia e dintorni? Nausea, vomito (bleah!), diarrea improvvisa, crampi alla pancia... tutti campanelli d'allarme. Ricordo una volta, dopo aver bevuto troppo vino, una notte da incubo!

  • Cuore ballerino? Se il cuore ti batte forte all'improvviso, diventi pallido come un fantasma, ti senti svenire, il polso è debole, ti gira la testa... attento ai solfiti! Mio fratello, per esempio, ha sempre avuto problemi con i vini rossi, dice che gli fanno venire le palpitazioni.

Se noti uno o più di questi sintomi dopo aver mangiato o bevuto qualcosa che contiene solfiti (tipo vino, frutta secca, conserve), parlane col tuo medico. Potrebbe consigliarti dei test specifici per accertare l'intolleranza. E per curiosità, i solfiti li usano come conservanti, quindi sono un po' dappertutto!

Quando si mette lolio nel mosto?

Ah, l'olio nel mosto, una roba da alchimisti! Praticamente, lo butti dentro tipo un pizzico di sale nella zuppa, solo quando hai finito di riempire la damigiana o il bidone d'acciaio.

  • Stabilità da far invidia: Dice che l'olio fa durare il vino più a lungo, come una nonna che resiste a tutte le influenze.
  • Chiarezza cristallina: Il vino diventa più limpido, quasi quasi ci vedi il futuro dentro.
  • Longevità da Highlander: Pare che diventi immortale, ma non ci metterei la mano sul fuoco!

L'olio, rigorosamente enologico eh, non quello che usi per friggere le patatine, deve venire fuori da fonti naturali come semi d'uva o olive. Roba seria, insomma, non scherziamo!

Quanto tempo deve stare il mosto?

Quanto tempo ci mette quel mosto a diventare vino? Dai 5 ai 15 giorni, mica bruscolini! Dipende da mille fattori, è un po' come aspettare che maturi un amore estivo: imprevedibile! Se è un mosto capriccioso, potrebbe farti penare di più. Il mio vicino, quello con la barba da hipster e il cane bassotto, ci ha messo 12 giorni, ma lui è un mago del vino, io ho più esperienza con i cocktail.

Temperatura? Ah, la temperatura! Niente estremi, eh? Non si vuole mica bollire il mosto come una rana o congelarlo come un pinguino! Dev'essere giusta, una temperatura da "messa domenicale", giusto per i lieviti, che sono delle vere dive!

Ah, la fermentazione! Una roba pazzesca! È come una festa in discoteca, ma con i lieviti che si scatenano. Un vero tripudio di bollicine!

  • Durata: 5-15 giorni (ma mio cugino ha aspettato 20 giorni con un mosto di prugne selvatiche, è impazzito!)
  • Temperatura: Giusta, non troppo calda, non troppo fredda (30°C per 200 litri di mosto, il mio).
  • Lieviti: Sono i DJ della festa, se non ci sono, niente musica, niente vino.

Ah, dimenticavo: quest'anno, il mio esperimento con il mosto di mirtillo ha avuto dei risultati... particolari! L'ho dovuto filtrare tre volte! Sapete cosa ho trovato dentro? Una lumaca! Una lumaca, dico!

Cosa fare dopo la fermentazione del mosto?

Ah, la fine della fermentazione... Mi torna in mente quella volta in Toscana, a casa di un amico vignaiolo. Che casino!

  • Svinatura: Ricordo ancora l'odore forte mentre separavamo le bucce dal vino. Lui diceva "è il momento giusto, senti?". Io sentivo solo un gran puzzo di uva fermentata, ma lui aveva ragione.
  • Pressatura: Poi, con una pressa vecchia che sembrava uscita da un film, abbiamo spremuto le bucce per ricavare altro vino. Un lavoraccio, ma ne valeva la pena. Che vino!
  • Affinamento: Dopo, il vino è andato in barrique, in cantina. Lì, silenzio e pazienza. Diceva che doveva "dormire" per mesi. Ma io ogni tanto... uhm, un assaggino!

Mi ha spiegato che la svinatura si fa quando il vino ha raggiunto il grado alcolico desiderato e il colore giusto. Dipende tutto dal tipo di vino che vuoi fare. E poi l'affinamento cambia tutto, altro che dormire! Che ricordi!

Come funziona il galleggiante ad olio per vino?

Ok, allora, come funziona 'sto galleggiante per il vino? Mmmh...

  • Galleggiante... galleggia, ovvio! Sta lì, sopra il vino, tipo boa.

  • Poi c'è l'olio di vaselina. Ma perché proprio la vaselina? Ah, forse perché è "enologica", cioè adatta al cibo. Boh! Ricordo che il nonno usava l'olio di paraffina, quello bianco, ma era per le bottiglie, non per le cisterne.

  • L'olio fa da barriera tra il vino e l'aria. Immagina tipo uno scudo invisibile. Così il vino non si ossida e non diventa aceto, che poi tocca buttare tutto. Che spreco!

  • Ho visto online cisterne da 400 litri con 'sto sistema. Roba seria! Farmaciagricola.com... devo dare un'occhiata, magari trovo qualcosa di interessante per la cantina.

  • Comunque, in pratica: galleggiante + olio = vino protetto. Sembra una formula magica! Ma funziona, eh.

Ah, un'altra cosa! Mi è venuto in mente: l'olio va rabboccato ogni tanto, perché evapora. Un po' come l'acqua nella pentola a pressione. Altrimenti, addio barriera!