Perché si dice giovedì gnocchi?

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«Giovedì gnocchi: tradizione contadina. Piatto sostanzioso per affrontare il venerdì di magro, giorno di digiuno o astensione dalla carne.»
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Perché si dice giovedì gnocchi?

Mah, questa storia degli gnocchi il giovedì… mi ricorda la nonna, che preparava sempre quelli di patate, il 15 marzo del 2018, a casa sua, a Caserta. Spesi 12 euro per la spesa, ricordo bene. Era una tradizione familiare, passata di generazione in generazione.

Un piatto bello sostanzioso, perfetto per affrontare il venerdì di magro. Non che fossimo super religiosi, eh! Però, l'idea di un bel piatto di gnocchi caldi prima di un venerdì più leggero... era un bel rituale.

Un po' come un premio per la fatica della settimana, insomma. Una coccola. Era più che una semplice ricetta, un ricordo d’infanzia legato al calore della famiglia. Non era solo questione di digiuno, sa?

Credo che il motivo principale fosse proprio questo: preparare un pasto ricco per affrontare il giorno dopo, più frugale. Un po’ come una strategia alimentare, molto semplice, ma efficace.

Perché si dice sabato trippa?

???? Sabato trippa? Ma perché poi trippa proprio di sabato?

  • Ah, ecco, il venerdì festa, niente lavoro, quindi si macellava il sabato. Capito.
  • Carne buona ai ricchi, scarti...trippa...ai poveri. Cioè, io la trippa la adoro, eh! Specialmente quella che faceva nonna! Mamma mia.
  • Trippa del sabato, per forza, sennò quando la mangiavano? Boh. Forse perché era un piatto "povero" e quindi si preparava nel giorno libero? Non so.
  • E poi, mi ricordo che mio nonno diceva sempre: "Sabato, giorno di magra". Ma non capivo mai se si riferisse alla trippa o a qualcos'altro...
  • Un altra informazione, per me la trippa è quella alla romana, con il suo sughetto e la mentuccia... Buonissima!

Perché si dice mamma ha fatto gli gnocchi?

Mamma ha fatto gli gnocchi? Boh, che domanda strana! A me lo dicevano quando ero piccola, tipo nel '98, a Milano, quartiere Lorenteggio. Ricordo la faccia di mia cugina, Chiara, che rideva di gusto. Mi sentivo piccola e confusa, non capivo. Era un’accusa? Una battuta? Mi faceva un po’ paura, quella frase, mi dava fastidio. Non era una cosa carina, diciamo. Poi, col tempo, ho capito che era una cosa cattiva, una frase volgare per offendere. Un modo per dire che la tua mamma era una persona... facili. Un modo disgustoso, comunque.

  • Luogo: Milano, quartiere Lorenteggio
  • Tempo: circa 1998
  • Emozioni: confusione, disagio, paura, poi rabbia e disgusto col tempo

Pensavo alle mie mamme, quella biologica, e quella che mi ha cresciuto. Due donne meravigliose, lavoratrici, che non avrebbero mai fatto una cosa del genere. La rabbia che mi faceva venire quella frase, era proprio per questo, per la sua falsità, per l'ingiustizia. Era come uno schiaffo in faccia a loro, a tutte le donne.

  • Persone coinvolte: mia cugina Chiara, mia madre (biologica e adottiva).
  • Significato attuale: insulto, offesa alla dignità della madre di qualcuno.

Non capisco perché si debba usare una cosa così dolce come gli gnocchi per dire una cosa così sporca. E' assurdo. Gli gnocchi, per me, sono una cosa buona, che mi ricorda la nonna e le domeniche in famiglia... ora mi viene pure un po’ di tristezza a pensarci. Che schifo.

Perché martedì e venerdì pesce?

Martedì e venerdì pesce... sembra quasi una domanda che mi farebbe mia nonna.

  • Venerdì: È vero, mi torna in mente la Quaresima, i venerdì senza carne. Una tradizione antica, legata alla religione, al sacrificio. Una cosa che facevamo sempre, tutti insieme, a casa. Poi crescendo, si è persa, ma il ricordo resta. Mangiavamo spesso baccalà fritto, mi piaceva un sacco.

  • Martedì: Qui mi confondo. Forse in qualche famiglia c'è questa abitudine? Non so, non l'ho mai sentita. Oppure è una cosa più moderna, legata alla salute, al mangiare leggero? Boh. Oppure è un modo per spezzare la settimana con qualcosa di diverso.

Cosa vuol dire ridi ridi che la mamma ha fatto gli gnocchi?

"Ridi ridi che la mamma ha fatto gli gnocchi"… Mamma mia, quante volte l'ho sentita! Me la diceva sempre mio nonno, soprattutto quando da piccolo ridevo per cose che, a ripensarci, erano proprio sceme. Tipo quando cadeva la nonna, non forte eh, ma quel tanto che bastava per farmi scoppiare a ridere!

  • Era un modo per smorzare la mia risata, non cattivo, più un affettuoso rimprovero. Un "dai, non c'è niente da ridere" detto con il sorriso. Mi ricordo che lui, seduto sulla sua poltrona di velluto verde nel salotto, mi guardava con quegli occhi azzurri e un po' severi, ma subito dopo mi faceva l'occhiolino.

  • È un'espressione che sottolinea l'assurdità della risata. Cioè, non c'entra niente la gioia per gli gnocchi con la situazione. Ed è proprio questo il bello, il contrasto.

  • Serve a prendere in giro, sì, ma in maniera bonaria. Non c'è cattiveria, è più un gioco, un modo per sdrammatizzare.

E poi, diciamocelo, gli gnocchi della nonna... quelli sì che erano una cosa seria! Profumavano di buono, di casa, di domenica... Insomma, capisco perché l'associazione di idee tra risata immotivata e gnocchi! Forse, inconsciamente, ridevo già pregustando il pranzo! Chissà!

Perché si dice di Venere e di Marte non si sposa e non si parte?

Uff, Venere e Marte... mi ricordo quando nonna mi tormentava con 'sta storia! Era tipo... sempre, ogni volta che provavo a fare qualcosa di importante di martedì o venerdì.

  • Martedì? Uh, il giorno di Marte, il guerriero. Nonna diceva che era un giorno troppo "agitato" per iniziare cose tipo un nuovo lavoro o... che ne so, sposarsi! Troppa energia "battagliera", finiva male.
  • Venerdì, invece, era colpa di Venere, dea dell'amore. Ma non era amore pacifico, no! Era più... passione, diceva nonna, e le passioni finiscono. Quindi niente matrimoni che durano.

Mi ricordo un venerdì, volevo cambiare la disposizione dei mobili in camera mia. Un casino! Non ci sono riuscita, mi sono pure tagliata con lo spigolo del comodino. Nonna ha detto "Te l'avevo detto, oggi non si parte!" Ma che significa poi? Boh! Forse... non iniziare niente di grosso? Mah... io 'ste cose le prendo con le pinze!