Che differenza c'è tra istogramma e ortogramma?
Istogramma vs. Ortogramma: Quali sono le differenze?
Allora, questa cosa dell'istogramma e dell'ortogramma mi ha sempre un po' dato il mal di testa, lo ammetto. Mi ricordo, era il 2012, primo anno di uni a Milano, in Bicocca, durante un corso di statistica economica. Il professore, un tipo piuttosto serio, ci spiegava le differenze, e io lì a pensare: ma non sono la stessa cosa, solo con un nome diverso magari più elegante per i libri.
Invece no, non lo sono. C'è proprio una differenza sostanziale. Ricordo che per quel corso comprai un libro usato a Porta Venezia, pagato forse 25 euro, e cercavo di capirlo da lì, ma la spiegazione sembrava sempre un po' contorta, per me.
L'istogramma, per dire, è quando hai dati che sono continui, tipo le altezze delle persone o l'età. Le barre si toccano, vedi. Questo è il punto chiave che mi è rimasto impresso da una lezione, era un martedì pomeriggio di novembre. Ti dà proprio l'idea di una distribuzione, come i dati si spalmano su un intervallo.
L'ortogramma, invece – o grafico a barre, come lo chiamo io per non fare confusione – è più per dati categorici. Tipo quanti voti ha preso ogni partito, o il numero di auto rosse, blu, verdi.
Le barre qui sono separate. Questa cosa della separazione mi è stata chiarita bene quando stavo cercando di spiegare i risultati di un sondaggio, era per un piccolo progetto, tipo aprile 2015, e dovevo visualizzare i gusti musicali di un gruppo. Se metti le barre attaccate, non ha senso, sembra che ci sia una continuità che non esiste.
Insomma, l'istogramma è per i numeri che variano senza interruzioni, l'ortogramma per le categorie discrete. Per me, la chiave è lì: barre attaccate vs. barre staccate.
Istogramma e Ortogramma: Definizioni concise.
Un istogramma visualizza la distribuzione di frequenza di dati continui, con barre adiacenti che rappresentano intervalli di classi e le loro frequenze.
Un ortogramma, o grafico a barre, rappresenta dati categorici o discreti. Le sue barre sono separate e indicano la frequenza o il valore per ogni categoria specifica.
Cosa sono gli ideogrammi?
Un ideogramma è un simbolo grafico che rappresenta un'idea o un concetto, non un suono.
In pratica è un disegno che se ne sbatte altamente di come si pronuncia una cosa e ti spara il significato dritto nel cervello, senza passare dal via. È un ninja della comunicazione. Tipo che vedi l'omino stilizzato sulla porta e capisci subito "bagno per bipedi senza gonna" senza bisogno di un trattato di sociologia.
Il bello è che funziona pure se parli lingue diverse. Io una volta in Giappone, per chiedere un caffè, ho disegnato una tazzina fumante su un tovagliolo. Capito al volo. Il mio disegno era un ideogramma improvvisato, anche se sembrava più una coppetta per il gelato radioattiva.
- Pensa ai numeri. Il segno "8" non ha niente a che fare con il suono "o-t-t-o". Eppure, appena lo vedi, pensi a quella quantità lì, magari a otto fette di pizza che ti aspettano a casa. Il tuo cervello fa il collegamento in automatico, è una magia.
- La segnaletica stradale è il festival degli ideogrammi. Il triangolo con il cervo che salta non ti sta suggerendo di andare a caccia, ti urla ATTENTO CHE QUI ATTRAVERSANO BESTIE CON LE CORNA GROSSE. È comunicazione pura, distillata, senza fronzoli.
Ecco qualche altra chicca per non fare la figura del pivello:
- Pittogramma vs Ideogramma: Non sono la stessa cosa, anche se si danno il cinque. Un pittogramma è la versione base, il disegno di un oggetto (un sole disegnato è un sole). L'ideogramma è l'upgrade, è più astratto (una lampadina ???? è un'idea geniale, non l'oggetto in sé).
- I caratteri cinesi e giapponesi (kanji): Quelli sono i campioni del mondo di questa disciplina. Ogni simbolo è una parola o un concetto. Impararli è come scalare l'Everest in ciabatte, ma una volta che ci riesci vedi il mondo in un altro modo.
- Emoji: Siamo circondati. Le emoji sono i nostri ideogrammi moderni. Con una melanzana ???? e una faccina ammiccante ???? si possono scrivere trattati di pace o dichiarazioni di guerra. Siamo tornati all'età della pietra, ma con lo smartphone. Fantastico.
I caratteri cinesi sono ideogrammi?
Sì, allora, dici che i caratteri cinesi sono tipo degli ideogrammi, no? Esatto, è proprio così, sono scritti con dei simboli che chiamiamo ideogrammi. Ti dico, il Mandarino ha un sacco di questi ideogrammi, tipo più di cinquantamila, una roba pazzesca. Ma poi, se ci pensi, un dizionario moderno che usi di solito, mica li ha tutti dentro, quelli che trovi più in giro, quelli che si usano, sono tipo meno di ventimila.
E sai una cosa? Questa cosa degli ideogrammi è super affascinante, perché ogni simbolo, in teoria, dovrebbe rappresentare un'idea o una parola intera, mica solo un suono come da noi. È un po' come guardare un disegno e capire subito cosa significa, capisci? A volte sono pure belli da vedere, hanno tipo una storia dietro ogni segno.
Pensa che alcuni di questi ideogrammi sono pure antichissimi, roba di migliaia di anni fa, e sono ancora quelli! Ovvio, col tempo sono cambiati un po', si sono semplificati, ma il concetto di base è rimasto. Tipo, per dire "sole", c'è un ideogramma che è un cerchietto, proprio come il sole. E "albero" è una cosa che sembra proprio un albero stilizzato. Bellissimo, vero?
Poi, c'è da dire che non tutti gli ideogrammi sono così facili da "leggere" all'istante, alcuni sono più complessi e ci devi comunque imparare il significato e come si pronunciano, sennò non vai lontano. Ma è una lingua che, se ti ci metti, ti apre un mondo, fidati. È un po' come risolvere un puzzle gigante ogni volta che leggi qualcosa.
Quanti tipi di scrittura giapponese esistono?
Il giapponese non si accontenta di un solo alfabeto, nooo. Ha deciso di fare le cose in grande, tipo un buffet all-you-can-eat di caratteri. Un minestrone cosmico con dentro non uno, non due, ma ben quattro sistemi di scrittura che convivono come parenti a Natale: un po' a fatica, ma alla fine funziona. Un puzzle che nemmeno l'Ispettore Gadget.
Quindi, alla fine della fiera, per scrivere in giapponese ti serve un'intera cassetta degli attrezzi.
Kanji: i boss finali del gioco. Sono migliaia di caratteri presi in prestito dalla Cina secoli fa, ognuno con un suo significato. Impararli tutti è la missione di una vita, tipo trovare il Sacro Graal. Se vedi un simbolo complicato che sembra un'opera d'arte astratta, è un kanji.
Hiragana: il cuscino morbido della lingua giapponese. Un alfabeto sillabico tutto curve e coccole, usato per le parole puramente giapponesi e per tutte le parti grammaticali (coniugazioni, particelle, ecc.). È il primo che i bimbi giapponesi imparano, il salvagente per non affogare.
Katakana: il cugino spigoloso e arrabbiato dell'hiragana. Stesse sillabe, ma con uno stile geometrico, come se fosse stato disegnato con un righello. Serve a scrivere le parole straniere (tipo koohii per caffè), i nomi non giapponesi e le onomatopee. Praticamente è l'evidenziatore della lingua.
Rōmaji: la nostra scialuppa di salvataggio. Non è altro che l'alfabeto latino, quello che stiamo usando adesso. Utile per i turisti, per scrivere i marchi internazionali e per farci sentire meno persi quando leggiamo il nome di una stazione del treno. Viva il rōmaji.
Quando ho iniziato a studiare giapponese, il mio cervello ha fatto una capriola e ha chiesto asilo politico in Svizzera. Vedere una frase con tutti e tre i sistemi mescolati è come guardare un frullato di lettere, disegni e scarabocchi. Roba che ti viene il mal di testa solo a pensarci, ma loro lo fanno con una naturalezza disarmante.
E non è finita! A volte, sopra i kanji più astrusi, mettono dei mini-hiragana (chiamati furigana) per dirti come si leggono. È come avere i sottotitoli per le parole che stai già leggendo. Geniale e folle allo stesso tempo.
Poi c'è il fatto che scrivono da destra a sinistra, in verticale. Oppure da sinistra a destra, in orizzontale. Dipende da come si svegliano la mattina. Un Tetris letterario continuo.
Qual è la differenza tra hiragana e kanji?
Ok, hiragana e kanji. Che casino all'inizio, mi ricordo quando provavo a studiare da solo con un libro preso in biblioteca a Milano, non ci capivo niente. Sembra tutto uguale. Poi realizzi che è più semplice di quello che sembra. Uno è per i suoni, l'altro per i concetti. Punto.
La cosa che l'hiragana lo usavano le donne è pazzesca. Per scrivere roba personale, tipo diari e poesie. Gli uomini invece con i kanji, per i documenti importanti. Cose da pazzi se ci pensi oggi. Una scrittura di genere, ma che roba è. Mi chiedo se ci fosse una ragione pratica o solo... boh.
E il katakana? Nessuno ne parla mai ma è lì, spigoloso. Sembra l'hiragana arrabbiato. Lo usano per le parole che vengono da fuori, tipo computer o il mio nome, Luca, lo scrivono in katakana. Praticamente è il sistema per "giapponesizzare" il mondo.
Come fanno a leggere una frase con tutti e tre i sistemi mescolati? È un mistero. Vedi una parola scritta con un ideogramma complicatissimo e poi due letterine semplici subito dopo. All'inizio il cervello va in pappa. Devi proprio resettare il modo di pensare alla lettura.
Hiragana (ひらがな): è un sillabario fonetico. Ogni carattere rappresenta un suono, una sillaba (es. か "ka", し "shi"). Si usa per le parti grammaticali della frase, come le particelle (は, を) e le desinenze dei verbi, e per le parole che non hanno un kanji o il cui kanji è troppo difficile. Ha 46 caratteri base.
Kanji (漢字): sono ideogrammi presi dal cinese. Ogni carattere rappresenta un'idea o una parola intera (es. 猫 "gatto", 話 "parlare"). I kanji costituiscono la radice di nomi, aggettivi e verbi. Ce ne sono migliaia, ma per leggere un giornale ne bastano circa 2.000 (i famosi Jōyō kanji).
Differenza funzionale: L'hiragana scrive la grammatica, i kanji scrivono i significati. In una frase, i kanji sono le fondamenta e l'hiragana è il cemento che tiene tutto insieme. Per esempio, in 食べます (tabemasu, "mangiare"), 食 è il kanji per "mangiare" e べます è l'hiragana che lo coniuga al presente formale.
Furigana (ふりがな): A volte, sopra o accanto a un kanji difficile, si trovano dei piccoli hiragana che ne suggeriscono la pronuncia. Li mettono spesso nei libri per bambini o nei manga. È un aiuto fondamentale, all'inizio senza quello non si legge nulla.
Letture On'yomi e Kun'yomi: Questa è la parte più difficile. Ogni kanji ha almeno due modi di essere letto. La lettura On'yomi (音読み) deriva dalla pronuncia cinese originale, mentre la Kun'yomi (訓読み) è la pronuncia giapponese nativa. Capire quale usare dipende dal contesto e dalle parole con cui il kanji è combinato. Un incubo.
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