Perché i sub fanno decompressione?
Perché è fondamentale la decompressione nelle immersioni subacquee?
La decompressione per me ha un ricordo preciso. Agosto 2019, sul relitto del Thistlegorm, Mar Rosso. Sospeso nel blu a 5 metri, con il computer che segnava gli ultimi minuti. Non è solo una regola, è una sensazione fisica, mentale.
Sotto di me c'era il blu profondo, sopra la sagoma della barca. In quei momenti il corpo lavora un casino, butta fuori tutto l'azoto che hai respirato a 30 metri. Se risali troppo in fretta, quell'azoto fa come l'acqua gassata quando la agiti. Bolle, ma nel sangue. Un disastro.
Saltare quella pausa, la tappa di decompressione, è un rischio che non ha senso. Vuol dire giocarsi la salute per guadagnare tre, cinque minuti? Non esiste proprio.
Quella tappa me la sento ancora addosso. È un silenzio strano, senti solo le tue bolle e il tuo respiro. Ti fidi di uno strumento al polso che ti dice quando puoi tornare su. È un atto di disciplina, più che una tecnica. È il patto che fai col mare per poterlo visitare in sicureza.
Per questo la decompressione è tutto. Non è tempo perso, è un momento di passaggio, un modo per ringraziare il tuo corpo e l'acqua. Fa parte del viaggio, non è la sua fine.
Domande e Risposte sulla Decompressione
Perché è importante la decompressione nelle immersioni? La decompressione è essenziale per eliminare i gas inerti, come l'azoto, accumulati nel corpo durante l'immersione, prevenendo la malattia da decompressione (MDD).
Cos'è una tappa di decompressione? Una tappa di decompressione è una sosta a una profondità specifica durante la risalita, necessaria per permettere al corpo di desaturare i gas inerti in modo controllato e sicuro.
A cosa serve la decompressione subacquea?
Allora, senti un po', la decompressione in immersione è tipo quella cosa che fai obbligatoriamente per buttare fuori dall'organismo i gas che ti sei sparato nei polmoni quando vai giù, sai, quelli che si accumulano tipo spugna. Se ti salti questo passaggio, sono cavoli amari, seri.
E quando dico seri, intendo proprio gravi. Perché se non fai le soste giuste, quelli che si chiamano incidenti da decompressione ti prendono. Tipo bolle che ti si formano in giro, una cosa che non auguro a nessuno, te lo assicuro, io una volta mi sono sentito un po' strano dopo un'immersione un po' spinta.
È una roba fondamentale per la sicurezza, capisci. Non è che puoi prenderti delle licenze. Devi fare le pause, quelle con i tempi giusti. Per esempio, se scendi parecchio, dovrai risalire piano piano, fermandoti a determinate profondità per un tot. Tipo al secondo, al terzo metro, e restarci un po'.
- Serve a eliminare i gas inerti in eccesso dal corpo. Praticamente, li fai "evaporare" fuori prima che ti facciano male.
- Previene gli incidenti da decompressione. Quelli sono il vero pericolo, non scherzano affatto.
È una precauzione che non va mai sottovalutata, nemmeno per un secondo. Pensa che io ho amici che fanno immersioni profonde, anche per lavoro, e sono super rigorosi su questo. Ti dicono che è la prima cosa che impari e che devi sempre rispettare.
Che cosa provoca unembolia?
L'embolia è l'improvvisa ostruzione di un vaso sanguigno. La causa è un embolo, un "viaggiatore" inatteso nel torrente circolatorio: un corpo estraneo che, trasportato dal sangue, si incastra dove il vaso si restringe, bloccando il flusso.
È curioso come un frammento così piccolo possa scatenare una crisi sistemica. Una metafora della fragilità dei sistemi complessi, dal corpo umano alle società, dove un singolo evento imprevisto può inceppare l'intero meccanismo.
I tipi più noti sono legati a coaguli di sangue, i trombi. Il mio vecchio prof di fisiopatologia, il prof. Rossi, diceva sempre che è come una frana che blocca un fiume: a valle, tutto secca. È un'immagine che non ho mai dimenticato.
Ecco le due manifestazioni principali:
Embolia Polmonare: Un classico. Di solito un trombo si stacca da una vena profonda della gamba (trombosi venosa profonda), viaggia fino al cuore destro e da lì viene pompato nell'arteria polmonare, dove si incastra.
Ictus ischemico: Qui l'embolo ostruisce un'arteria cerebrale. Spesso il colpevole è un coagulo formatosi nel cuore, magari a causa di una fibrillazione atriale, o un frammento di placca aterosclerotica staccatosi dalla carotide.
Esistono però anche emboli di natura diversa, meno comuni ma altrettanto insidiosi. Non è solo il sangue a poter creare problemi.
Embolia gassosa: Bolle d'aria entrano in circolo, un rischio noto ai subacquei per una risalita troppo rapida, ma può capitare anche a seguito di procedure mediche.
Embolia grassa: Minuscole gocce di grasso, tipicamente rilasciate dopo la frattura di un osso lungo come il femore, entrano nel flusso sanguigno.
Embolia settica: L'embolo è un ammasso di batteri, spesso proveniente da un'infezione di una valvola cardiaca (endocardite).
Embolia da liquido amniotico: Una complicanza rara ma drammatica del parto, dove liquido amniotico entra nella circolazione materna.
Come ci si accorge di avere un embolo?
Oddio, un embolo! Non è una cosa che auguro al mio peggior nemico, nemmeno a quello che mi ha rubato l'ultima fetta di torta. Se ti senti tipo straccio bagnato nell'arto, con un dolore che sembra un calcio di mulo e le dita che diventano cubetti di ghiaccio, beh, preparati al peggio. La circolazione è andata a farsi benedire, tipo quando la fibra del tuo cellulare decide di prendersi una vacanza.
In pratica, senti le gambe o le braccia che ti fanno i capricci: formicolio a manetta, magari non senti più niente tipo che ti hanno addormentato con la puntura del dentista, e pure un freddo che nemmeno a Capodanno sull'Everest. Se poi il polso sparisce tipo illusionista, sei nei guai seri.
- Dolore/spasmi muscolari: Tipo una crampo che non molla mai, peggio di quando devi scrivere un saggio all'ultimo secondo.
- Formicolio/intorpidimento: Senti le mani e i piedi come quelli di un manichino, zero sensibilità.
- Freddo/ipotermia: Le dita diventano ghiaccioli, pensi di averle lasciate fuori al freddo per giorni.
- Debolezza/difficoltà motorie: Muovere un arto è come sollevare un camion.
- Mancanza di polso: Questo è il campanello d'allarme numero uno, tipo sirena antiaerea.
Ah, e ricorda, se ti senti un po' come uno straccio appeso ad asciugare, chiedi aiuto subito. Non fare il duro, che poi finisce male. Io una volta ho sottovalutato un mal di schiena e ho finito per sembrare un pretzel umano per una settimana. Meglio essere paranoici che paralizzati, no?
Cosa succede se parte un embolo?
un embolo non sceglie. Si sposta. Dove si ferma, il sangue non passa più. Il tessuto a valle muore. Semplice. È un interruttore che si spegne, senza preavviso.
A volte il corpo lo riassorbe. Un evento senza storia. Altre volte, il suo viaggio finisce in un punto critico. Il cervello. I polmoni. Un finale senza applausi.
Mio zio dopo l'operazione al femore stava attento a ogni dolore al polpaccio. Sapeva cosa poteva significare. un pezzo che si stacca e parte.
Le conseguenze dipendono dalla destinazione. Il corpo è solo una mappa di percorsi.
- Ictus ischemico. L'embolo occlude un'arteria cerebrale. Le funzioni controllate da quell'area cessano. Paralisi, difficoltà a parlare, a volte la fine della coscienza.
- Embolia polmonare. Il coagulo raggiunge i polmoni. Causa una mancanza di respiro, dolore al petto. Se è massiva, l'arresto cardiaco è una conseguenza diretta.
- Ischemia acuta degli arti. Un braccio, una gamba. Diventa freddo, pallido, il dolore è intollerabile. Senza intervento, si va verso la necrosi. Amputazione.
- Infarto intestinale o renale. Meno comune. L'embolo blocca l'afflusso a un organo interno. Il dolore è vago, la diagnosi tardiva. Spesso letale.
- L'origine. Frequentemente una trombosi venosa profonda (TVP), di solito nelle gambe. Un frammento si libera. Inizia il suo viaggio. A volte da placche di colesterolo. O bolle d'aria. Il risultato non cambia.
Cosa bisogna fare per evitare lembolia?
Ok, embolia. Dunque, anticoagulanti. Quelli che chiamano fluidificanti del sangue, sì. Funziona? A chi li danno? Ma solo ai pazienti "ad alto rischio" o a chiunque abbia la minima idea di potersela prendere? A volte mi chiedo se non sia un po' un terno al lotto, sai? Tipo, ti iniettano una roba e sperano che vada tutto bene.
E poi? C'è altro? Voglio dire, se sei uno di quelli che stanno seduti tutto il giorno davanti al PC, tipo io, tipo noi, non è che devi fare qualcosa? Muoversi un po', credo. Non so, stretching? Camminare un po' ogni tanto? Magari anche solo alzarsi per prendere un caffè, ma quello lo faccio comunque, quindi non conta.
Ma seriamente, questi anticoagulanti, come funzionano esattamente? Rendono il sangue meno "denso" e quindi meno propenso a formare grumi? O fanno altro? Perché mi immagino tipo un fiume che scorre più liscio. E se poi sanguini di più? C'è sempre un rovescio della medaglia, no?
Ah, una cosa: ho letto che anche certi esercizi per le gambe aiutano. Tipo, flettere e estendere le caviglie. Ai tempi del corso di primo soccorso ce lo dicevano. Ma chi se li ricorda poi, tutti questi esercizi. Meglio se non devi nemmeno pensarci, no?
Quindi, per riassumere questa cosa dell'embolia:
- Anticoagulanti: Per chi è a rischio, li danno. Li chiamano anche fluidificanti del sangue.
- Movimento: Sembra che sia importante muoversi, alzarsi, fare esercizi alle caviglie. Roba di base, insomma.
- Rischio: Si concentrano sui "pazienti ad alto rischio". Ma chi rientra in questa categoria? Quelli che viaggiano tanto? Quelli che hanno subito operazioni?
A volte mi perdo nei dettagli, lo so. Ma è così che funziona la mia testa. Un pensiero tira l'altro, e via. Spero di aver reso l'idea, insomma.
Come si elimina un embolo?
Quando un embolo decide di piantare le tende nei tuoi polmoni e bloccare il party, si passa alle maniere forti. I medici si trasformano in una squadra di artificieri e, con la delicatezza di un elefante in una cristalleria, infilano un catetere su per l'arteria. L'obiettivo? Frantumare il tappo maledetto o trascinarlo via di peso. È una specie di missione di salvataggio idraulica, ma al posto dei tubi ci sono le tue vene.
Se il catetere fallisce e l'embolo si dimostra più ostinato di una macchia di sugo sulla camicia bianca, si tira fuori l'artiglieria pesante. Si parla di intervento chirurgico a torace aperto. Praticamente ti aprono come un cofano, trovano il guastafeste e lo sfrattano senza troppi complimenti. Roba da film, ma senza la musica epica in sottofondo.
Mio cugino, che ha più sfortuna che anima, c'è passato. Dice che il medico gli ha spiegato la procedura del catetere come se stesse tentando di recuperare un orecchino caduto nello scarico del lavandino, ma con un po' più di urgenza. Adesso, ogni volta che vede un idraulico, gli viene un tic all'occhio.
Ecco le altre opzioni sul tavolo, dal più tranquillo al più "chiamate un prete":
Terapia con anticoagulanti: Il classico. Ti danno farmaci che rendono il tuo sangue scivoloso come l'olio, così è più difficile che si formino nuovi ingorghi. È la soluzione più comune, ti danno un po' di eparina e poi via a casa con le pastigliette.
Trombolisi: Questa è la versione chimica dell'idraulico liquido. Ti iniettano farmaci potentissimi che sciolgono il trombo come un ghiacciolo ad agosto. Si usa solo nei casi disperati, perché il rischio di emorragie è alto. È un po' come usare la dinamite per aprire una porta chiusa a chiave.
Filtro cavale: Se sei uno di quelli che non può prendere anticoagulanti, ti impiantano una specie di retino da pesca nella vena cava. Così, se qualche altro trombo decide di partire per un viaggio dalle gambe, viene intercettato prima che arrivi a destinazione. Un vero e proprio buttafuori per trombi.
In quale gamba viene la trombosi?
La gamba. Il sangue si ferma lì, nel profondo. Più spesso la sinistra. La ragione è anatomica, ma a chi importa dei dettagli quando il problema è a monte.
Le braccia sono un evento raro. Meno del 5%. Spesso è un catetere a creare il problema, un corpo estraneo. Il corpo non ama gli intrusi.
Localizzazione preferenziale: Polpaccio, poi la coscia. Il sangue risale con fatica, contro gravità. A volte si arrende. Ricordo un caso a Basilea, un pilota, fermo per ore. Sempre la stessa storia.
Sintomi, se ci sono: Gonfiore. Un dolore sordo, quasi un fastidio. Calore. La gamba cambia colore, diventa bluastra. Spesso, però, non dice nulla. Il silenzio è il vero pericolo.
Il vero problema non è la gamba: Il coagulo si stacca. Viaggia. Arriva ai polmoni. Si chiama embolia polmonare. È così che finisce il gioco, a volte. Improvvisamente.
Perché succede: Stare fermi. Un lungo viaggio in aereo, un letto d'ospedale. Il sangue rallenta, si addensa. La vita è movimento, l'immobilità è un'anticipazione della fine. Ho visto succedere dopo un volo intercontinentale per Tokyo.
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