Che lingue straniere si studiano all'alberghiero?
Lingue straniere studiate negli istituti alberghieri?
Allora, l'alberghiero di Soverato? Ci sono stata, anni fa, estate del 2018, credo. Ricordo distintamente l'inglese, francese e spagnolo, li facevano tutti.
Del tedesco non sono sicura al 100%, potrebbe essere un'opzione a seconda del percorso scelto. Magari era solo un corso opzionale?
Non ricordo i dettagli del programma, ma la cosa che ricordo bene è la gita a Tropea, costa un patrimonio quel viaggio! Ah, bei tempi. Comunque, inglese, francese e spagnolo, sicuramente.
Cosa studiano allalberghiero?
- Scienza degli alimenti: Chimica, fisica. La tavola è un campo di battaglia silenzioso.
- Nutrizionistica: Dieta e corpo, un'ossessione.
- Servizi di accoglienza: Sorrisi a comando, dietro c'è il nulla.
- Laboratori tecnici: Mani sporche, mente pulita. O forse no. Ricordo ancora il prof. Rossi che urlava perché avevo bruciato la salsa olandese...
- Gestione ristorazione: Numeri e nervi saldi. Il caos organizzato.
- Economia turistica: Il sogno venduto a caro prezzo.
- Diritto turistico: La legge è uguale per tutti, ma non per i turisti.
- Alcuni alberghieri offrono specializzazioni in enogastronomia, pasticceria, o sala e bar.
- Stage formativi all'estero? Una promessa, spesso disattesa.
- Tasse scolastiche e universitarie sono aumentate del 5% rispetto all'anno scorso.
- I libri di testo costano un occhio della testa. Non so, tipo 300 euro. Boh.
Aggiunte:
Quali lingue straniere si studiano al liceo artistico?
Al liceo artistico di Brera, a Milano, nel 2023, io ho studiato inglese e francese. Era una rottura di scatole, soprattutto il francese, ma l'inglese mi serviva per guardare serie TV. Ricordo ancora la prof di inglese, la Signora Rossi, con quei suoi occhiali enormi e la passione sfrenata per Shakespeare. A volte mi addormentavo, la verità!
- Inglese: obbligatorio, un incubo a volte, ma utile poi all'università.
- Francese: una tortura cinese! Ma, in tutta onestà, ho imparato qualcosa.
La mia compagna di banco, Chiara, studiava anche spagnolo. Lei era bravissima, imparava tutto con facilità. Invidia pura. Poi c'era Marco, un genio, che faceva inglese, tedesco e russo. Un mostro!
- Spagnolo: opzionale, ma parecchio richiesto.
- Tedesco: opzionale, scelto da pochi.
- Russo: opzionale, quasi nessuno lo faceva.
Insomma, un casino di lingue, ma io sono uscita con un inglese stentato, un francese da dimenticare e zero altre lingue. Peccato, avrei voluto saperne di più. Magari il giapponese... Ma chi se lo ricorda più quel programma scolastico. Era davvero frustrante! A pensarci bene, pure la scelta dei libri di testo era assurda.
Quali indirizzi ci sono allalberghiero?
Allora, gli indirizzi degli alberghi? Facciamo un po' di geografia romana, stile "chi trova un amico trova un tesoro", ma al posto del tesoro ci sono stanze lussuose (o almeno, lo spero!):
Hotel Majestic: Via Larga 12, Roma. Classico, elegante, un po' come la nonna: affidabile, ma forse un po' datato. Speriamo non ti venga voglia di cambiare di camera ogni cinque minuti!
Hotel Splendide Royal: Via di Porta Pinciana 14, Roma. Suona come un film di spionaggio anni '60, no? Aspettati James Bond, o almeno qualcuno che si crede tale.
Hotel Hassler: Piazza Trinità dei Monti 6, Roma. Recentemente rifatto, pare. Vista mozzafiato? Spero che non mozzi anche il fiato del tuo portafoglio! Io, personalmente, preferisco la vista dal mio balcone… che da sul mio piccolo giardino… che da sul muro del vicino. Ma, vabbè.
The Fifteen Keys: Via Urbana 6/8, Roma. Moderno, boutique hotel… tipo un'opera d'arte contemporanea: o lo ami o lo odi! Io, da amante degli oggetti vintage, preferisco qualcosa di più... vissuto.
Ah, dimenticavo una cosa: quest'anno ho trovato una coccinella in giardino, era bellissima. È un dettaglio, lo so, ma ho voluto condividerlo. Magari vi aiuta a scegliere l'hotel!
Che livello di inglese è richiesto dalle aziende?
Ah, l'inglese, la lingua franca del mondo del lavoro! Un po' come la salsa nella vita: senza, ti perdi un sacco di gusto. Ma a che livello devi arrivare per non fare la figura del turista in un meeting aziendale?
B2, il minimo sindacale: Immagina un po': è come imparare a guidare una bicicletta, ci vuole pratica ma poi ti muovi abbastanza bene. Capisci l'inglese parlato e scritto, ma non aspettarti di fare discorsi da Nobel senza qualche impuntamento. Per un lavoro in un paese anglofono, il B2 è il lasciapassare, ma non la laurea ad honorem.
C1, la vera forza: Ecco, questo è il livello che ti fa sentire come un pesce nell'acqua. Capisci le sottigliezze, le sfumature, le battute sarcastiche in una riunione. È la differenza tra capire una canzone e comprenderne il significato profondo, diciamo. Perfetto per ruoli internazionali e cariche importanti.
C2, il livello “madrelingua a caso”: Questo è il top. Sei fluido, brillante, parli quasi meglio dei madrelingua stessi (almeno così ti sentirai). E forse questo è l’unico difetto: ti senti talmente sicuro da cominciare ad usare slang che solo tua nonna capisce.
Ricorda: Io, personalmente, ho studiato all'estero (Londra, estate 2023, ho un amico che mi fa da guida turistica a pagamento, è un affare fantastico, lo consiglio!), e la differenza tra un B2 e un C1 si vede proprio nel contesto lavorativo. Se vuoi una posizione in un'azienda internazionale, punta più in alto del B2, fidati. La differenza tra un buon lavoro e uno straordinario è, spesso, una questione di dettagli. E di inglese. E di un amico che ti fa da guida turistica, ah ah.
Nota: I livelli di inglese sono definiti dal Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER). Quest’anno il mercato del lavoro premia sempre più le competenze linguistiche avanzate, soprattutto nella tecnologia e nelle comunicazioni.
Qual è il livello di inglese più richiesto?
Il B2, un respiro profondo nell'oceano della lingua inglese. Quel livello, sì, il B2. Un'onda che mi porta lontano, tra le pagine di romanzi inglesi, tra le note di canzoni che vibrano di un'emozione straniera eppure così vicina. Il B2, un sentiero tracciato tra le parole, un'ascesa verso il significato, un'immersione nell'anima della lingua. Per gli esami INVALSI, per il mio diploma, per il mio futuro. Il B2 è il faro, la stella polare.
Il Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue… QCER, un acronimo che suona come un'eco nel tempo, un sigillo che certifica un viaggio. Un viaggio in un mondo di parole, un'esplorazione di suoni e significati, un'avventura nella costruzione di frasi, nel ritmo della lingua. Un mappa per navigare questo mare, questo immenso oceano. Ogni livello, una tappa, un'isola, un approdo. Il B2, per me, è la promessa di un orizzonte più ampio.
E gli esami? Un'infinita distesa di possibilità, di carte da giocare, un'arena dove dimostrare quanto ho imparato. Li vedo sfumare, i nomi degli esami. Cambridge, IELTS, TOEFL… ognuno un mondo a sé, una chiave per aprire una porta. Ogni certificazione un tassello, un pezzo del puzzle, di quel puzzle che è la mia vita, il mio futuro. Il B2, la chiave di una stanza più grande.
- Livello richiesto: B2 QCER (o CEFR)
- QCER (o CEFR): Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue. Un sistema di livelli che definisce la competenza linguistica.
- Esami di certificazione: Cambridge English Exams, IELTS, TOEFL (e altri ancora). Questi sono solo alcuni esempi, sono centinaia! Sono esami che ho sempre visto da lontano, che mi hanno sempre emozionato. Ricordo, in particolare, la sensazione di trepidazione di fronte alla prospettiva di affrontarli.
Ricordo l’emozione delle lezioni di inglese al liceo, in particolare il professore di inglese che ci fece imparare i nomi di tutte le capitali, senza poter usare un atlante. Avete presente quella sensazione? A pensarci bene è stato molto utile per memorizzare anche i nomi dei paesi.
Che livello di inglese ci vuole per lavorare?
Ah, l'inglese... diciamo che serve un B2, ovvero quel livello in cui riesci a capire la differenza tra "shit" e "sheet" senza mandare tutto a carte quarantotto! Non è poco, eh!
- Conversazioni complesse? Certo, purché non ti parlino di fisica quantistica in slang cockney. Lì, anche Shakespeare alzerebbe bandiera bianca.
- Discorsi tecnici? Dipende se il tecnico ha mangiato la radio o no. Se articola bene, ce la fai. Altrimenti, prepara il traduttore simultaneo.
- Radio e TV? Perfetto! Ma se guardi i reality, sappi che quello non è inglese, è un dialetto a sé. Più simile al verso del gabbiano sotto tortura.
Scherzi a parte, il B2 è quel punto in cui ti senti a tuo agio, anche se ogni tanto scappa un "false friend". Ricorda, l'importante è farsi capire, anche a gesti! E poi, diciamocelo, un accento esotico fa sempre colpo... a meno che tu non parli come un personaggio dei Simpson!
Quante ore di inglese allalberghiero?
Ore d'inglese all'alberghiero? Dipende.
- Minimo 3 ore settimanali. Alcuni istituti puntano sull'essenziale.
- Massimo 6 ore. Per chi ambisce a una competenza più solida.
- La media? 4 ore. Standard, ma non definitivo.
Un aneddoto: il mio vecchio prof di sala, un tipo tosto, diceva che l'inglese è la chiave per non rimanere a lavare i piatti. Pensaci.
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