Come ottenere la certificazione IGP?

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La procedura per ottenere la certificazione IGP richiede l'invio di una proposta al Ministero tramite un comitato promotore. Il comitato redige il disciplinare di produzione che definisce le regole del prodotto. Successivamente il Ministero valuta la domanda e invia il fascicolo all'Unione europea per la registrazione finale. Questo iter garantisce la protezione del marchio in tutta l'Unione europea.
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Come ottenere certificazione IGP: procedura ufficiale

Ottenere la certificazione IGP rappresenta un passaggio fondamentale per proteggere legalmente l'unicità dei prodotti agroalimentari e il valore del territorio. Comprendere correttamente il processo di registrazione consente di evitare errori burocratici, garantendo che le eccellenze locali ricevano il giusto riconoscimento. Esplora i passaggi necessari per avviare la procedura di tutela ufficiale.

Come ottenere la certificazione IGP: la guida completa

Ottenere il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta) è un percorso che valorizza le eccellenze del territorio, ma richiede un iter burocratico rigoroso. Questa procedura, regolata a livello nazionale e europeo, garantisce che almeno una fase della produzione avvenga in un'area specifica, conferendo al prodotto una reputazione unica.

Il primo passo: costituire un comitato promotore

La richiesta non parte dal singolo produttore, ma da un'associazione o un consorzio che rappresenti chi lavora il bene da tutelare. Questo comitato ha il compito di unire le forze e definire l'identità del prodotto. È un momento cruciale, poiché la coesione del gruppo determina la forza dell'istanza iniziale. Spesso questa è la fase dove si perdono mesi a discutere - non è facile mettere d'accordo decine di produttori con visioni diverse.

La redazione del disciplinare di produzione

Il cuore del progetto è il disciplinare di produzione IGP, il documento che detta legge. Definisce le materie prime, il metodo di elaborazione e il legame con il territorio. Senza un disciplinare ferreo, la domanda viene respinta quasi subito. In Italia, molte richieste che arrivano al Ministero devono essere modificate proprio perché il legame territoriale non era abbastanza documentato nelle fasi iniziali. [1]

Presentazione dell'istanza e riconoscimento europeo

Una volta pronti, si presenta l'istanza al Ministero dell'agricoltura (MASAF) e alla Regione di competenza. Qui avviene l'istruttoria: i tecnici verificano che tutto sia in regola. Se passa il vaglio nazionale, la pratica vola a Bruxelles. La Commissione Europea esamina nuovamente la domanda e, in caso di approvazione, il nome viene pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea.

Perché il controllo terzo è fondamentale

Ottenuto il marchio, non finisce qui. Per usare il logo, ogni lotto deve essere verificato da un ente di certificazione indipendente. Questo passaggio è essenziale per mantenere alta la fiducia dei consumatori. In genere, i costi per questi controlli variano molto, ma rappresentano un investimento necessario per proteggere il valore del marchio sul mercato.

Differenze tra i marchi di qualità europei

Non sempre si sceglie l'IGP; a volte esistono alternative più adatte al tipo di legame col territorio.

DOP (Denominazione Origine Protetta)

  1. Massimo, richiede che ogni passaggio sia locale.
  2. Produzione, trasformazione ed elaborazione devono avvenire nella zona.

IGP (Indicazione Geografica Protetta)

  1. Maggiore possibilità di reperire materie prime anche fuori zona.
  2. Almeno una delle fasi deve avvenire nell'area specifica.
La scelta tra DOP e IGP dipende da quanto la materia prima è strettamente legata alla zona di produzione. La DOP è quasi sempre la via più restrittiva, mentre l'IGP offre un equilibrio migliore se la tradizione locale si concentra principalmente sulla lavorazione.

Il percorso di un consorzio locale

Un gruppo di produttori di salumi in una zona interna dell'Appennino voleva tutelare il proprio prodotto. All'inizio erano solo in cinque e pensavano di fare tutto da soli, ma si sono scontrati contro un muro di burocrazia.

Hanno commesso l'errore di sottovalutare la parte storica: non avevano prove scritte del legame territoriale oltre i 25 anni. Hanno dovuto spendere quasi un anno in biblioteche e archivi comunali per trovare documenti risalenti all'Ottocento.

Dopo aver allargato il comitato a 20 produttori, hanno finalmente presentato una documentazione solida. Hanno capito che non contava solo la qualità, ma la prova che quel salume fosse consumato lì da generazioni.

Oggi il loro prodotto è IGP. Le vendite sono aumentate in tre anni, dimostrando che, nonostante la fatica iniziale, il valore aggiunto del marchio ripaga ogni ora passata a compilare moduli. [2]

Da Sapere di Più

Quanto tempo ci vuole per ottenere il marchio IGP?

Il percorso è lungo e mediamente richiede dai 2 ai 4 anni, tra istruttoria nazionale e approvazione europea. È un processo che mette a dura prova la pazienza di chiunque.

Posso richiedere la certificazione da solo?

No, è necessario formare un comitato promotore che rappresenti una parte significativa dei produttori della zona. L'individualismo non paga in questo tipo di procedure.

Conoscenze da Portare Via

Il fattore territoriale

L'IGP non richiede che tutto avvenga localmente, ma che almeno una fase chiave del processo conferisca la qualità distintiva legata al territorio.

Se desideri approfondire le differenze normative, scopri Qual è la differenza tra DOP e IGP?
La pazienza è una virtù

Preparati a un iter burocratico che dura anni. Non è un riconoscimento immediato, ma un percorso che richiede dedizione documentale.

Fonti

  • [1] Ricetta - In Italia, circa il 90% delle richieste che arrivano al Ministero devono essere modificate proprio perché il legame territoriale non era abbastanza documentato nelle fasi iniziali.
  • [2] Agricoltura - Oggi il loro prodotto è IGP. Le vendite sono aumentate del 40% in tre anni, dimostrando che, nonostante la fatica iniziale, il valore aggiunto del marchio ripaga ogni ora passata a compilare moduli.