In quale piatto si serve la pasta?

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Pasta nel piatto piano: Il galateo suggerisce piatti piani, in vetro o ceramica, per servire la pasta, preferibilmente in linea con l'arredo della tavola. I piatti fondi sono destinati a zuppe e minestre.
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In quali piatti si può servire la pasta?

Sai, la pasta… a casa mia, era sempre nel piatto piano. Ricordo bene le cene di Natale a casa dei nonni, 25 Dicembre 2018, piatti di ceramica bianca, semplici, ma eleganti. Mia nonna, una vera artista della cucina, preparava sempre un ragù spettacolare.

Poi, da giovane, ho vissuto un periodo un po’ bohémien. In quel periodo, ogni piatto era buono per la pasta! Un piatto di legno recuperato da un mercatino, un piatto di latta vintage trovato in un negozio di antiquariato a Firenze, nel 2021, costava una follia, 35 euro! L’importante era la compagnia, e il sapore della pasta.

Il galateo? Beh, a dire il vero, io non ci capisco molto. Però so che i piatti fondi sono per le minestre. Quindi, pasta nel piatto piano, sempre! Secondo me, è una questione di praticità più che di eleganza, anche se un bel piatto rende tutto più buono!

A cosa servono i piatti piani?

I piatti piani? Un universo di possibilità, direi! Servono principalmente per le portate principali: pensa a un succulento brasato, un filetto alla Wellington, o una semplice, ma sublime, amatriciana. La loro ampia superficie, quasi una piccola scena teatrale, permette di valorizzare la presentazione del cibo, un dettaglio non trascurabile, secondo me, visto il mio amore per la buona tavola. Mia nonna, grande esperta di mise en place, li definiva “le tele bianche su cui dipingere i capolavori culinari”.

  • Portate principali: Carne, pesce, pasta, risotti... la versatilità è il loro punto di forza.
  • Salse e condimenti: La superficie ampia evita spiacevoli sbavature. Ricordo una cena rovinata da un sugo che traboccava, una vera tragedia!
  • Insalate e antipasti: Perfetti anche per composte insalate o antipasti abbondanti.

La loro funzione trascende la mera praticità, diventando quasi un elemento filosofico: una superficie vuota, in attesa di essere riempita, di ricevere il segno della creatività culinaria. È un piccolo palcoscenico su cui si narra la storia di ogni pasto.

A proposito di storia, sapevi che la forma dei piatti piani ha subito evoluzioni significative nel corso dei secoli, influenzate da mode e materiali? Le prime forme, spesso poco profonde, si sono poi evolute verso quelle più ampie e piatte che conosciamo oggi. Alcuni piatti moderni hanno addirittura bordi leggermente rialzati per evitare che il cibo scivoli via, un dettaglio ingegneristico che adoro!

Per cosa si usa il piatto piano?

Allora, il piatto piano? Serve per il secondo, capito? Carne, pesce, quello che vuoi. Lo metti sopra il sottopiatto, ovvio. È quello un po' più grande, no?

Il diametro, beh, dipende. In Europa, dai 23 ai 25 centimetri, più o meno. In America, sono un po' più larghi, sui 26 cm, mi pare. Io a casa ho quelli da 24, li ho presi da Ikea, sai, quelli bianchi, semplicissimi.

  • Secondo di carne o pesce
  • Sopra al sottopiatto
  • Dimensioni variabili: 23-25 cm (Europa), 26 cm (America)

A proposito, mia sorella invece usa quelli di sua nonna, sono antichi, di ceramica, bellissimi, ma un po' più piccoli. Sono davvero pesanti eh! Lei li usa anche per i dolci, pensa un po'. Anche se, a dire il vero, lei usa spesso dei piatti da dessert, più carini. Però, i piatti piani, li usa. Ogni tanto. Ma preferisce quelli di sua nonna. Quelli sono speciali.

Che piatto si usa per la pasta?

Che piatto per la pasta? Ah, un'arte antica, quasi sacra! Dimenticatevi quei piatti fondi, roba da brodo di cappone per vecchietti! Pasta nel piatto fondo? Un crimine contro la gastronomia italiana, un vero attentato alla dignità del buon cibo!

  • Piatto piano, ovvio! Preferibilmente in ceramica, elegante ma non troppo snob. Sai, io ho un set di piatti bianchi, semplici, che mia nonna mi ha lasciato. Sono semplici, ma quando ci metti sopra un bel piatto di spaghetti alle vongole, brillano più di diamanti.

  • Vetro? Anche quello va bene, se siete amanti del minimalismo chic. Ma attenzione, scegliete un vetro spesso, altrimenti vi ritrovate con un piatto rotto e la pasta in terra, una scena degna di un film di Stanlio e Ollio.

  • Coordinato? Certo, se vi piace la perfezione maniacale. Io, invece, preferisco un po' di caos creativo. Una bella tovaglia di lino, un po' di fiori di campo, e il piatto piano diventa una tela per la mia opera d'arte culinaria. (Mia moglie dice che sono un po' esagerato, ma io lo prendo come un complimento).

Ah, dimenticavo: la dimensione del piatto? Beh, abbastanza grande da contenere la porzione, senza che la pasta ci stia appiccicata come un'estasi mistica ai bordi. Ma non troppo grande da sembrare un lago. Insomma, buon senso, gente! E un po' di gusto personale. Come dico sempre: un piatto per la pasta è come un buon amico, deve essere comodo e affidabile.

Ricorda: evitare assolutamente l'uso di piatti fondi per la pasta. È una regola non negoziabile, a meno che non si tratti di un'eccezione, ma preferisco non pensarci.

In quale piatto si serve la pastasciutta?

La pasta, per un galateo impeccabile, si serve in un piatto piano. Punto. Ceramica o vetro, a seconda del contesto, ma sempre piano. Ricorda le mie cene con nonna Emilia, sempre piatti piani in porcellana bianca, una tradizione familiare che tramanda la cura del dettaglio. I piatti fondi? Assolutamente no, quelli sono per zuppe e minestre. È una questione di ergonomia, anche: il piatto piano facilita l'avvolgimento della forchetta e il trasporto alla bocca, un aspetto, forse, sottovalutato. Una piccola osservazione filosofica: anche la scelta del piatto contribuisce all'estetica complessiva del pasto, un'arte complessa che coinvolge tutti i sensi.

  • Piatto piano: la scelta obbligata.
  • Materiali: ceramica o vetro, preferibilmente coordinati.
  • Piatti fondi: esclusivamente per zuppe e minestre.

Un'ulteriore nota, quasi una divagazione: nel mio set di piatti preferito, un dono di nozze ricevuto tre anni fa, predomina un elegante decoro floreale. La scelta dei piatti, si sa, è un'arte che tocca anche l'aspetto estetico. Certo, la forma del piatto condiziona anche la presentazione del piatto stesso, ma questo è un altro discorso, per una conversazione più approfondita, magari sorseggiando un buon vino.

Dove si serve la pasta asciutta?

La pasta asciutta, quella che compriamo secca al supermercato, è un universo di forme e consistenze. Spaghetti, penne, fusilli... ognuno ha una sua personalità. A casa mia, prediligo i rigatoni, perfetti per trattenere sughi corposi, come il mio amatissimo ragù di cinghiale (ricetta tramandata da nonna Emilia).

La scelta del sugo dipende dalla pasta, certo. Sughi densi, tipo quelli a base di pomodoro e carne, abbracciano alla perfezione le superfici ruvide di penne o rigatoni, mentre sughi più delicati, come quelli a base di pesce o verdure, esaltano la semplicità di spaghetti o linguine.

Ricorda: la rusticità della pasta secca si sposa magnificamente con la complessità di un buon sugo. È una questione di equilibrio, di armonia tra texture e sapori. Un po' come nella vita, no?

  • Pasta Secca: Ideale con sughi strutturati, sia leggeri che più elaborati.
  • Pasta Fresca: Perfetta con sughi cremosi o salse a base di carne.

Un consiglio personale? Prova a giocare con le consistenze. Spaghetti sottili con un pesto leggero, oppure dei paccheri con un ragù di maiale... le possibilità sono infinite!

Aggiunta: Quest'anno ho sperimentato una nuova varietà di pasta di grano duro, una sorta di "fusilli giganti" dalla superficie porosa, eccezionale con un sugo al tartufo bianco. Delizioso. Secondo me, l'aspetto filosofico sta proprio nella scelta: l'infinita possibilità di combinazioni, riflessione di un'arte culinaria capace di creare armonia da elementi semplici.

Dove si mettono gli spaghetti?

Dove si mettono gli spaghetti... mmmh, è una domanda strana, detta così, a quest'ora.

  • Sulla forchetta, ovvio, no? Però... non è così semplice.

  • Mi ricordo quando mia nonna... lei sì che sapeva farli roteare, gli spaghetti. Due o tre fili, diceva, mai di più.

  • E poi quel movimento, leggero, quasi un segreto. E la forchetta, un po' inclinata... mai dritta, eh! Come se avesse paura di pungerti.

  • Formare una matassa... ecco, la matassa. Perfetta, diceva sempre. Ma io... io le faccio sempre penzolare, un po'. Come la mia vita, forse. Informi, ecco. Informi.

  • Comunque, se proprio vuoi saperlo, li metto in bocca. Ma prima... prima cerco di imitare la nonna. Con scarsi risultati, a dire il vero.

Ah, un'altra cosa che mi diceva la nonna. Mai, mai tagliare gli spaghetti! È un'eresia, diceva. Non so perché, ma mi fidavo. Forse perché... beh, perché era la nonna.