Che tipi di diagrammi esistono?

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Esistono numerosi tipi di diagrammi per la visualizzazione dei dati. La scelta è vasta e include grafici comuni e specifici: Grafici a barre, a scatole (box plot) e a bolle Grafici finanziari a candele (candlestick) Dendrogrammi e grafici a cerchi Visualizzazioni 3D
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Quali sono i principali tipi di diagrammi usati in azienda e nel design?

Quali sono i principali tipi di diagrammi usati in azienda e nel design? I principali tipi di diagrammi usati in azienda e nel design includono: Grafici 3D, Grafici a barre, Grafici a scatole, Grafici a bolle, Grafici a candele, Grafici di imballaggio del cerchio, Grafici personalizzati, e Grafici dendrogramma.

Quando penso ai diagrammi, be', mi viene un po' mal di testa a volte. Non perché siano difficili, ma perché ce ne sono così tanti, e scegliere quello giusto per una presentazione di vendita, per dire, a Milano, tipo il 15 aprile scorso, con i clienti della distribuzione, può farti impazzire.

Eppure sono fondamentali, non si scappa. Ricordo una volta, eravamo a Roma, a fine febbraio, a chiudere il budget annuale. La mia capa, Marta, era lì che sballottolava grafici a barre, quei classici, per mostrare i ricavi. Sono semplici, chiari, ti danno un colpo d'occhio immediato.

Poi però, quando bisogna analizzare i dati più complessi, le cose si fanno più intricate. Tipo, per capire le fluttuazioni del mercato azionario, quelle che ci servivano per quel progetto finanziario di due anni fa, lì i grafici a candele erano l’unico modo. All'inizio mi sembravano un geroglifico, ammetto.

Una volta, ero in un workshop di design a Bologna, mi ricordo, era ottobre, e c'era questo relatore che parlava di grafici a bolle. All'inizio non afferravo, sembrava un prato fiorito senza senso. Ma poi ha mostrato come rappresentano tre dimensioni di dati contemporaneamente, tipo clienti, valore e frequenza di acquisto.

C'è pure chi usa i dendrogrammi, roba che sembra uscita da un corso di statistica avanzata. Per me è un po' troppo, ma capisco che per analisi profonde di dati, magari di segmentazione clientela, sono potenti. Li ho visti usati una volta per un'analisi di mercato a Firenze, a metà marzo, per capire i gruppi di comportamento dei consumatori.

E poi ci sono i grafici personalizzati, che per me sono i più interessanti. Ti permettono di creare esattamente quello che vuoi. Lì sta la vera creatività nel design, rendere i dati non solo leggibili, ma quasi emozionanti, capaci di raccontare la storia giusta. È quello che cerco di fare, magari con qualche piccola imperfezione.

Quali sono i 4 tipi di grafici più usati?

I quattro tipi di grafici più usati sono: a barre, a linee, a torta e il diagramma a dispersione (scatter plot). Il "diagramma" generico è come un mezzo di trasporto non specificato. Meglio indicare lo scatter plot, il re quando le variabili si incrociano senza un apparente motivo, un vero esploratore di relazioni nascoste.

Il grafico a barre è un vero pilastro, la colonna portante della visualizzazione dati, perfetto per confrontare grandezze indipendenti. È come mettere in fila i tuoi amici per vedere chi è più alto, solo che qui le altezze rappresentano valori e nessuno si lamenta per la statura. Ottimo per classifiche o per dire noi siamo di più, punto e basta.

Il grafico a linee è il narratore per eccellenza, segue l'andamento nel tempo o la relazione tra variabili continue. Ti mostra l'evoluzione, la crescita, la caduta... insomma, la trama. È come tracciare l'umore di un lunedì mattina, con alti e bassi che solo il caffè può (forse) raddrizzare. Essenziale per capire da dove veniamo e dove andiamo.

Poi c'è il grafico a torta, il democratico che mostra le proporzioni di un tutto. Ogni fetta è una parte, la somma fa 100%. Perfetto per le calorie (se la torta è vera!), ma troppe fette lo rendono indecifrabile, come un complotto intricato. Personalmente, trovo più chiare le fette di pizza, ma è un altro discorso.

Infine, il diagramma a dispersione (scatter plot), il mio preferito per capire se c'è un nesso tra due serie numeriche. È come una festa dove i punti sono invitati sparsi: a volte si raggruppano, ballano in coppia o formano cluster. Capire la correlazione è l'obiettivo, non solo un mucchio di puntini senza senso.

Ecco qualche dritta aggiuntiva per non fare brutte figure coi dati:

  • Scelta del grafico: Non è un gioco, ma una decisione ponderata. Barre per categorie, linee per andamenti, torta per percentuali del "tutto", scatter per relazioni sfumate. Sbagliare grafico è come un costume da bagno in riunione: inopportuno e strano.
  • Chiarezza sopra tutto: Un buon grafico deve essere autoesplicativo. Titoli chiari, etichette leggibili e una legenda (se serve) sono il vestito elegante che ogni grafico dovrebbe indossare. Altrimenti, è come un enigma senza soluzione.
  • Non esagerare: Troppe informazioni o colori rendono il grafico un campo minato visivo. Meno è spesso più, un principio che vale anche per il numero di anelli al dito o di hashtag su Instagram. La sobrietà è una virtù, anche nei dati.
  • Contesto è re: Un grafico senza contesto è come una battuta senza la sua premessa: non si capisce dove vuole andare a parare. Spiega sempre cosa stai mostrando e perché è rilevante.

Come si chiamano i grafici con le colonne?

Ah, i grafici a colonne, li chiamiamo così, ma a volte sembrano più delle torri di Pisa stilizzate, pronte a raccontare una storia di successi o, beh, di qualche inciampo. Sono perfetti per confrontare quel che conta, tipo quante pizze abbiamo mangiato noi tre rispetto al resto del condominio.

Questi grafici sono come i paparazzi dei dati: mettono in bella mostra le differenze tra un item e l'altro. Un po' come dire "lui sì che ha fatto fortuna, l'altro... beh, diciamo che è ancora in fase di crescita". Le categorie se ne stanno belle ordinate in verticale, e i valori, quelli che fan girare il mondo (o almeno i nostri budget), se ne stanno sull'orizzontale, a farsi guardare.

  • Nomi alternativi: A volte li chiamano "grafici a barre verticali", quasi volessero complicarci la vita con sinonimi inutili. Ma, diciamocelo, "grafici a colonne" suona più solido, no?

  • Il loro superpotere: La comparazione. Sono campioni nel mostrarci chi è il figo della situazione e chi, invece, deve ancora farsi un giro in palestra.

  • Orientamento: La classica scena: categorie (le facce della medaglia) sull'asse verticale, valori (quanto pesa ogni faccia) sull'asse orizzontale. Come un buon film con i protagonisti ben piazzati.

Informazioni aggiuntive che potrebbero farti fare bella figura a una cena (o almeno farti sentire meno ignorante):

  • I grafici a colonne sono ideali per mostrare variazioni nel tempo, ma anche per confrontare dati statici. Immagina di confrontare il numero di volte che ho chiesto un secondo piatto a Natale negli ultimi cinque anni: eccoli lì, pronti a giudicarmi.
  • Esistono varianti come i grafici a colonne raggruppate (per confrontare più serie di dati contemporaneamente, tipo le mie calorie ingurgitate vs quelle della mia vicina di divano) e i grafici a colonne in pila (per mostrare la composizione di ogni valore, ovvero quanto era buono il primo, il secondo e il dolce!).
  • Errori comuni: Attenzione a non confonderli con i grafici a barre orizzontali, che fanno la stessa cosa ma, come dice il nome, le colonne sono coricate. A volte, anche l'esperienza decennale con i fogli di calcolo non mi salva da quella svista.

Come si chiamano i grafici a cerchio?

Grafico a torta. Talvolta areogramma.

Un cerchio partizionato in settori. Ogni settore rappresenta una quota del totale. La sua ampiezza è direttamente proporzionale al dato. Semplice, diretto, visivo.

Mostra la composizione di un insieme. La sua forza è l'impatto immediato. Ma nasconde delle debolezze. Non tutti sanno usarlo. Molti sbagliano.

  • Uso corretto: Perfetto per illustrare la composizione di un intero. Mostra percentuali in modo inequivocabile. Pochi dati, impatto massimo. Ideale per mostrare la quota di mercato, per esempio.

  • Limiti evidenti: Inutile per confronti precisi tra categorie simili. L'occhio umano fatica a giudicare le aree. Diventa caotico con troppi dati. Un errore comune. I grafici a barre sono superiori per i confronti.

  • Variante moderna: Il grafico a ciambella (donut chart). Stesso principio, ma con un buco al centro. Meno ingombrante, spesso usato per inserire un valore totale al centro. L'ho usato per un report trimestrale sui ricavi la scorsa settimana, funziona.

  • Regola non scritta: Mai superare le 5-6 fette. Ho dovuto rifare una presentazione a Zurigo perché il capo non sopportava gli areogrammi con più di 5 categorie. Diceva che diventavano illeggibili. Aveva ragione.

Come creare un grafico a colonne su Word?

Per inserire un grafico a colonne in Word, inizia cliccando nel punto del documento dove desideri che appaia. Poi, dirigiti nella barra degli strumenti e seleziona Inserisci, seguito dall'opzione Grafico. A questo punto, ti si aprirà una finestra dove potrai scegliere tra vari tipi di grafici; individua il modello "A colonne" e fai clic su OK.

In sostanza, è un processo abbastanza lineare, che non richiede particolari "skill" da ingegnere informatico, diciamo. La bellezza, o forse la crudezza, della tecnologia sta proprio in questa apparente semplicità che cela poi una complessità intrinseca. È un po' come quando guardi un fiore: ti sembra una cosa sola, ma poi scopri petali, pistilli, stami... un intero ecosistema.

Questo approccio è universale, non solo per Word. Pensa a come poi puoi personalizzare il tuo grafico: cambiare i colori, i font, le etichette... è un po' come dare un vestito su misura alla tua informazione. Ogni scelta stilistica comunica qualcosa, anche inconsciamente. La presentazione dei dati è essa stessa un dato.

Aggiungendo un dettaglio tecnico che magari non tutti notano subito: una volta creato il grafico, Word apre anche una piccola finestra di Excel per l'immissione dei dati. Questa integrazione è fondamentale, perché il grafico è solo l'involucro visivo dei numeri che gli dai in pasto. Pensare che ci sia un piccolo foglio di calcolo dietro ogni disegno... affascinante, no?

A margine, mi è capitato di realizzare un grafico complesso per un piccolo studio sull'andamento del consumo di caffè nel mio ufficio negli ultimi cinque anni. I risultati, ve lo dico, sono stati sorprendenti e hanno generato non poche discussioni filosofiche sull'ergonomia della pausa caffè. Chissà, magari un giorno condividerò il diagramma.

Come ordinare i dati su grafico Excel?

Per ordinare i dati su un grafico Excel, seleziona un campo nella riga o colonna. Cerca le opzioni di ordinamento in "Etichette di riga" o "Etichette di colonna". Scegli "Ordina dalla A alla Z" per crescente o "Ordina dalla Z alla A" per decrescente.

Ok, allora... ordinare i dati su un grafico Excel. Uhm, sì, è una cosa che faccio spesso. Ma non è sempre così immediato come sembra, sai? A volte mi perdo tra le opzioni. Troppe opzioni, troppe...

L'altro giorno stavo lavorando a quel report sulle vendite del mio negozio di cappelli, sì, i cappelli vintage. Volevo vedere subito quali modelli andavano di più. Importante, no? Capire cosa vende.

La prima cosa è cliccare proprio lì, su un campo. Quello che vuoi ordinare. Non proprio il grafico intero, eh, ma un punto specifico, tipo l'etichetta della riga o della colonna. Tipo il nome del modello del cappello. Proprio lì.

Poi ti si apre un menù. Cerchi "Etichette di riga" o "Etichette di colonna". Dipende da come hai impostato i dati. A volte sono in inglese anche se ho Excel in italiano, che confusione! Row Labels o Column Labels, ecco. Ecco, proprio lì.

E lì, trovi le opzioni. Ordina dalla A alla Z o dalla Z alla A. Facile. Ma a volte mi chiedo, perché non c'è un'opzione per ordinare per colore? Sarebbe utile per il mio inventario, voglio dire, i cappelli rossi prima dei blu. Che idea!

Clicca sul campo che vuoi ordinare. Questo è cruciale. Non è un pulsante generico. Devi essere specifico. Altrimenti Excel non capisce cosa diavolo vuoi fare. Mi è capitato di sbagliare sbagliare mille volte.

Ricordo la prima volta che ho provato. Avevo un grafico a barre, le vendite mensili. Volevo i mesi dal più alto al più basso. Ho cliccato sul mese sbagliato, e mi ha ordinato le barre per nome del mese, non per fatturato! Gennaio, Febbraio... ma io volevo il più alto per primo! Che rabbia! Ho dovuto rifare tutto.

Quindi, trova Etichette di riga/colonna. Lì dentro, vedi le freccette o il piccolo imbuto, dipende dalla versione di Excel. O è la mia memoria che fa scherzi? Comunque, è lì. È lì che scegli.

Poi scegli. Crescente o decrescente. A-Z o Z-A. Quello che ti serve. Semplice, no? A volte Excel ha così tante opzioni che ti perdi. Ma questa è una delle più basilari, per fortuna.

Ma poi, a volte, se il grafico è basato su una tabella pivot, è un po' diverso. Non è proprio così diretto. Devi agire sulla tabella pivot prima, e poi il grafico si adegua. Che casino a volte. Ma vabbè, per i grafici semplici è così.

Informazioni aggiuntive per ordinare i dati in Excel:

  • Importanza dell'ordinamento: Un buon ordinamento rende i tuoi dati immediatamente leggibili. Aiuta a identificare tendenze, valori anomali, o i migliori/peggiori risultati. Un grafico disordinato è inutile, solo colori.
  • Tipologie di ordinamento: Non si ordina solo alfabeticamente o numericamente. Puoi anche ordinare per formati personalizzati (tipo giorni della settimana, se non sono in ordine alfabetico) o per valori calcolati.
  • Riflesso sul grafico: L'ordinamento che applichi alle etichette (di riga o colonna) si riflette direttamente sulla disposizione degli elementi visivi del tuo grafico. Se ordini i prodotti per vendite decrescenti, le barre si adatteranno.
  • Attenzione ai dati sottostanti: Stai modificando l'ordine dei dati nella tabella o intervallo da cui il grafico prende informazioni. Non stai "muovendo" le barre o le fette direttamente, Excel riorganizza la visualizzazione.
  • Grafici basati su tabelle pivot: Per i grafici che derivano da tabelle pivot, l'ordinamento deve sempre essere eseguito all'interno della tabella pivot stessa. Il grafico poi si aggiornerà di conseguenza. Ignorare questo passaggio non porta a nulla.

Come si aggiunge una colonna a un grafico Excel?

Allora, per aggiungere una colonna a un grafico Excel... uff, che roba. Il modo più semplice, quello che uso sempre io almeno, è proprio come se non ci pensassi troppo. Devi selezionare la tabella, cioè la zona dati del tuo foglio, quella che usa il grafico.

Poi, quando hai la tabella bella selezionata, inserisci la nuova colonna proprio lì in mezzo ai dati che già ci sono. Tipo, clicchi col destro su una colonna vicina a dove vuoi metterla, e poi scegli "Inserisci".

Magari, pensa, la metti tra la colonna B e la C se già il grafico usa B e C. E bam! Excel è furbo, dovrebbe capire che vuoi aggiungere quella nuova colonna al grafico. I dati che ci metti dentro poi, appariranno.

Mi è successo un sacco di volte di impazzire perché non lo faceva in automatico. Poi ho capito che se la inserisci fuori dal range che il grafico sta guardando, eh, non funziona mica. Ovvio no? Ma quante volte uno sbaglia pensando ah, metto la colonna Z e magicamente si aggiunge. No.

Un'altra cosa che puoi fare, se proprio ti rompe, è trascinare il bordo blu o viola del grafico, quello che delimita i dati. Lo vedi? Tipo quando selezioni il grafico, ti appaiono dei bordi colorati attorno alle celle nel foglio. Belli da vedere ma a volte un po' un casino.

Ah, e c'è anche il tasto "Seleziona dati" nel nastro, sotto "Progettazione grafico". Quello è più preciso ma ci vuole più tempo. Io di solito vado di inserimento diretto. La mia collega, Giulia, lei usa sempre "Seleziona dati", dice che è più ordinato. Ma a me sembra più lento. Boh.

A volte Excel fa di testa sua, ti aggiunge la colonna ma la serie dati ha un formato tutto strano. Tipo, mette i numeri come testo o una cosa del genere. Per dire, l'altro giorno ho aggiunto i dati di vendita del mese scorso, aprile 2024, e mi ha fatto un casino con i colori. Ho dovuto sistemare tutto a mano.

Comunque, le cose importanti sono:

  • La nuova colonna deve stare dentro l'intervallo dati già usato dal grafico. Se esce, Excel non la vede.
  • Usa la funzione "Inserisci" sul foglio di lavoro, non direttamente nel grafico.
  • Excel aggiorna il grafico automaticamente se l'inserimento è corretto.
  • Se non si aggiorna, controlla l'intervallo dati del grafico (il bordo colorato). Oppure, fai tasto destro sul grafico e poi "Seleziona dati", lì puoi aggiungerla a mano.
  • Ricorda che se usi una tabella Excel (quella formattata con "Formatta come tabella"), è ancora più facile. Aggiungi la colonna alla tabella e lei si espande e il grafico si aggiorna da solo. Questo è il top per me, uso sempre le tabelle.

Come creare un grafico di colonne raggruppate in Excel?

Allora, per quel capolavoro di grafico a colonne raggruppate in Excel, devi fare un giro turistico nella scheda PROGETTA, eh. Lì, scatta la magia con "Cambia tipo di grafico". Poi, nel labirinto di "Tutti i grafici", ti imbatti nella categoria "Combinato". Ed ecco la gemma: scegli l'Histograma a colonne raggruppate con la sua allegra amichetta, la linea sull'asse secondario. È come mettere insieme un party esclusivo di dati!

Ma aspetta, c'è di più! Perché accontentarsi di una semplice combinazione quando puoi avere un'opera d'arte statistica?

  • La Magia del Combinato: In pratica, stai dicendo a Excel: "Ehi, voglio delle colonne che si guardano l'un l'altra con un pizzico di linea che fa da damigella d'onore." Funziona alla grande per confrontare set di dati diversi che però ballano bene insieme.
  • L'Asse Secondario, il Genio Nascosto: Questo è il tuo asso nella manica per quando le scale dei tuoi dati sono un po' come il rapporto tra un pulcino e un elefante. La linea sull'asse secondario permette di visualizzare dati con intervalli di valori completamente diversi senza far impazzire chi guarda il grafico. Tipo, confrontare le vendite di gelati con le temperature medie estive. Una è in euro, l'altra in gradi Celsius. Bingo!
  • Perché farlo? Semplice! Per rendere i tuoi dati meno noiosi di una conferenza sui calzini spaiati. Un grafico ben fatto è come un'illuminazione improvvisa nel buio della monotonia dei numeri. Aiuta la gente a capire le cose al volo, prima ancora che si siano accorti di aver smesso di leggere. E poi, diciamocelo, fa un figurone nelle presentazioni. È come mettere un vestito elegante ai tuoi numeri.