Cosa si mangia a pranzo a Pasqua a Napoli?

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Ecco cosa si mangia tradizionalmente a pranzo a Pasqua a Napoli: A Napoli, il pranzo di Pasqua celebra la tradizione con l'agnello, eredità della Pasqua ebraica. Lo si gusta arrosto, spesso accompagnato da patate, oppure in umido con piselli freschi.
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Cosa mangiare a pranzo di Pasqua a Napoli?

Oddio, Pasqua a Napoli... che ricordi! Ricordo quel pranzo del 2018, a casa di zia Emilia a Pozzuoli. L'agnello, ovviamente. Era cotto al forno, una meraviglia, con patate al forno, semplici ma perfette. Un profumo che ancora mi torna in mente, intenso, caldo, di erbe aromatiche e carne.

Mia zia, infatti, è una maestra in cucina. Non usa ricette, fa tutto a occhio, un'arte antica. Ricordo il prezzo dell'agnello: circa 25 euro al chilo, se non ricordo male. Ma il costo era irrilevante, davvero.

La tradizione napoletana, però, per Pasqua è varia. Oltre all'agnello, ho visto anche piselli, ma non solo. Ci sono famiglie che preparano anche il casatiello, una torta rustica salata, riempita di salumi e formaggi. Insomma, è un tripudio di sapori!

In sintesi: Agnello (arrosto, con patate o piselli). Casatiello.

Cosa si mangia a pranzo a Napoli?

A Napoli a pranzo… cosa mangio? Mmm, la domanda giusta.

  • Pizza. Ovvio, no? Come fai a venire qui e non mangiarla? L'ultima volta, in quella pizzeria nascosta dietro Spaccanapoli, era fumante, il cornicione alto... quasi mi commuovevo.

  • Ragù. Quello della nonna, però. Ore e ore a sobbollire. Mia nonna aggiungeva sempre un pizzico di zucchero, diceva che "addolciva l'amarezza della vita". Chissà cosa intendeva davvero.

  • Pasta e patate. Un piatto povero, ma che ti scalda il cuore. Io ci metto sempre un po' di provola affumicata, quel sapore forte che... boh, mi ricorda casa.

  • Spaghetti con le vongole. Semplici, con l'aglio, l'olio e il prezzemolo. Il profumo del mare nel piatto. Penso a quando andavo con mio padre a pescare, lui mi raccontava sempre le stesse storie, ma a me piaceva ascoltarlo.

  • Mozzarella di bufala. Con un pomodoro appena raccolto, un filo d'olio. Basta. Ricordo che da piccolo, quando andavo in campagna con i miei nonni, la mangiavamo così, all'ombra di un albero.

  • Spaghetti alla puttanesca. Olive di Gaeta, capperi, pomodoro, un po' di peperoncino. Un sapore forte, deciso, come certe persone che ho conosciuto.

  • Cuoppo di frittura. Zeppoline, panzarotti, arancini. Un peccato di gola che ti fa dimenticare i problemi. Io lo mangio sempre vicino al porto, guardando il mare.

  • Pastiera. Dolce pasquale, ma buono sempre. Con quella ricotta profumata e il grano cotto. Mia madre la faceva sempre, anche se non era Pasqua. Diceva che portava fortuna.

Cosa si mangia il sabato santo a Napoli?

Sabato Santo a Napoli? Tortano. Punto.

  • Salumi.
  • Formaggi.
  • Ciccioli. Un must, quelli di mia nonna erano indimenticabili.
  • Piselli. Freschi, ovvio. Altrimenti che gusto c'è?

La forma? Una corona di spine, dicono. A me sembra più un'ellisse mal riuscita. La vita è fatta di compromessi, anche nella pasticceria.

Ricorda: la tradizione è un peso, ma il sapore, quello resta. Anche quest'anno, come sempre, la stessa monotonia.

  • Il tortano di quest'anno, preparato dalla Zia Concetta, come ogni anno, era abbastanza discreto.

Note aggiuntive:

La ricetta del tortano varia leggermente in base alla famiglia. La mia, per esempio, aggiunge un pizzico di pepe nero macinato fresco. Quest'anno i piselli erano un po' duri, a mio parere.

Cosa si mangia il Giovedì Santo a Napoli?

Giovedì Santo a Napoli? Cozze, cozze dappertutto! Quest'anno, il 6 aprile, ho preparato la zuppa io, nella mia minuscola cucina a Chiaia. Un casino, una vera tragedia greca! Ma che profumo! Avevo un sacco di cozze, quelle belle grandi, le ho comprate al mercato di Porta Nolana, ieri mattina, un caos di gente, di voci... poi il polpo, l'ho pulito con una pazienza che non credevo di avere, e le freselle, quelle le ho comprate al panificio sotto casa, quelle di Gragnano, le migliori. Mi sono venute un po' troppo salate, cavolo! Ma la zuppa è stata buonissima, anche se un po' troppo piccante, ho esagerato con il peperoncino.

A proposito di Giovedì Santo, mio zio Antonio, quello che abita a Forcella, ha una tradizione tutta sua: aggiunge i ciccioli nella zuppa. Un’eresia! Io, personalmente, non sopporto i ciccioli. Quest'anno, però, mio cugino si è lamentato perché non gli è piaciuta la mia zuppa. Preferisce quella di nonna Emilia, ma lei è troppo vecchia per cucinare quest’anno. È stata una giornata frenetica, tra la preparazione della zuppa e la pulizia della casa. Poi è arrivato mio fratello con la sua fidanzata e... un disastro! Tutta roba sparpagliata.

  • Cozze freschissime da Porta Nolana.
  • Polpo pulito a mano.
  • Freselle di Gragnano.
  • Un po' troppo sale e peperoncino.
  • La zuppa è comunque venuta buona.
  • Opinioni discordanti sulla ricetta di famiglia.

Mia nonna, poverina, ogni Giovedì Santo preparava anche le zeppole, ma quest'anno è un po' malata quindi niente. Ricordo l'odore di frittura che permeava tutta la casa, un profumo intenso e dolce, che mescolato all’odore del mare delle cozze, creava un’atmosfera magica. Magari il prossimo anno…

Cosa si mangia la domenica delle Palme a Napoli?

A Napoli, a Pasqua, altro che dieta! Si fa il pieno, manco dovessimo affrontare una traversata oceanica a remi!

  • Minestra maritata: Un'insalata di scarola, borragine e verza che altro che minestra sembra un campo di battaglia tra verdure!

  • Pasta e fagioli: Roba da far resuscitare i morti, pesantezza assicurata!

  • Agnello: Sacrificato sull'altare del gusto, poverina!

  • Zeppole: Queste, anche se sono più per la festa del papà, fanno sempre la loro sporca figura.

Ps. Non dimenticare che a casa di mia nonna, dopo questo tour de force culinario, si rischia il coma alimentare!