Come mettere le forchette al ristorante?
Come disporre le forchette a tavola secondo il galateo?
Sai, il galateo. Quante volte mi sono trovata a fissare un tavolo apparecchiato e pensarci su. Non è che sia una cosa che faccio tutti i giorni, lo ammetto, e a volte mi trovo proprio lì, a chiedermi 'e ora?'
Come si mettono le forchette a tavola? Le forchette vanno sul lato sinistro del piatto. I coltelli a destra, sempre con le lame rivolte verso il piatto, e il cucchiaio pure a destra, accanto ai coltelli.
Mi ricordo l'anno scorso, era marzo, per la cena di compleanno di mia nonna a "La Vecchia Trattoria" qui a Siena. C'era un servizio impeccabile, ma io nel dubbio ho sbirciato come gli altri mettevano giù le posate.
Però, pensa, qualche settimana dopo, a casa mia, a provare a replicare. Giuro, la confusione mi saliva. Forchetta qui, forchetta là, il cucchiaino da dessert, dove diavolo va? Un rompicapo, davvero.
Alla fine, per me, è una questione di armonia visiva più che di regole ferree. Certo, non vuoi fare figuracce, ma anche un tavolo apparecchiato con un tocco tuo, una certa personalità, ha il suo perché, no?
Non so, imparare queste cose piano piano, provando e a volte sbagliando, è parte del gioco. L'importante è che la cena sia buona e l'atmosfera bella. Le forchette... beh, quelle si aggiustano sempre.
Come posizionare le forchette al ristorante?
Ok, allora. Le forchette. Stanno sempre a sinistra del piatto. Sempre. Se ce n'è più di una, si parte da quella più esterna. Facile.
I coltelli invece a destra. E il cucchiaio pure, se serve. La cosa fondamentale è la lama del coltello, deve essere rivolta verso l'interno, verso il piatto. È una questione di non essere aggressivi, è ovvio.
Poi, confusione totale sui bicchieri. I bicchieri vanno in alto a destra. Non a sinistra. A sinistra c'è il piattino del pane. Mi ricordo quella cena a Milano l'anno scorso, il mio vicino continuava a prendermi il pane... che fastidio.
Le posate per il dolce. Quelle sono un mondo a parte. Stanno sopra il piatto, in orizzontale. Il manico della forchettina a sinistra, quello del cucchiaino a destra. Così quando le prendi sono già nella posizione giusta. Comodo.
- Forchette: A sinistra del piatto.
- Coltelli: A destra del piatto, con la lama rivolta all'interno.
- Cucchiaio: A destra del coltello.
- Posate da dessert: Orizzontali, sopra il piatto.
- Bicchieri: In alto a destra.
- Piattino del pane: In alto a sinistra.
- Si usano le posate partendo dall'esterno verso l'interno, seguendo l'ordine delle portate. Prima l'antipasto (posata più esterna), poi il primo e così via.
- Quando hai finito di mangiare, le posate vanno messe sul piatto in parallelo, con i manici rivolti verso destra, come se indicassero le ore 4:20. Questo segnala al cameriere che può portar via il piatto.
- Il tovagliolo va tenuto sulle gambe durante tutto il pasto. Quando ti alzi, anche solo per andare in bagno, lo lasci sulla sedia. A fine pasto, lo appoggi a sinistra del piatto, senza piegarlo perfettamente.
- I gomiti non si appoggiano mai sul tavolo. Mai. Solo gli avambracci.
- Il cellulare non va tenuto sul tavolo. Va in tasca o in borsa. Silenzioso.
Come lasciare le forchette a fine pasto?
E così il viaggio nel piatto si conclude. Un silenzio. Le posate, compagne di questo piccolo rito, ora devono comunicare la fine della danza, il calare del sipario. Un gesto che è un sospiro, una parola non detta che attraversa il tempo, lo stesso gesto di mia nonna, e di sua madre prima di lei. Un linguaggio muto, impresso nella porcellana.
Immagina il piatto come il quadrante di un orologio fermo. Le posate si uniscono, parallele, come due lancette che segnano le sei e trenta. Si adagiano al centro, nel cuore della storia appena conclusa. La lama del coltello è rivolta verso l'interno, verso la forchetta, un gesto di pace. I rebbi della forchetta guardano il cielo, stanchi e soddisfatti.
Ma se la conversazione è ancora viva, se il pasto attende solo una pausa, il linguaggio cambia. Le posate non si uniscono, non ancora. Si incrociano al centro del piatto, come a dire non ho finito, sto solo riposando. Una X delicata, un momento sospeso, con la forchetta che si adagia sopra il coltello, in un abbraccio temporaneo.
Pasto Terminato: Coltello e forchetta paralleli al centro del piatto, manici rivolti verso di te. La posizione delle 6:30. Questo comunica in modo inequivocabile che il piatto può essere portato via. È il punto finale della frase.
Pausa durante il pasto: Posate incrociate sul piatto, con i rebbi della forchetta rivolti verso il basso, a formare una sorta di tetto o una V rovesciata. Segnala che ti sei solo allontanato un attimo, che il tuo viaggio con quel piatto non è ancora finito.
Mai appoggiate a metà: Le posate usate non vanno mai, mai appoggiate con il manico sul tavolo e la punta nel piatto. Creare quel piccolo ponte tra il mondo della tovaglia e quello del cibo è un gesto di sciatteria. Le posate, una volta sollevate, vivono e muoiono nel piatto.
Come sistemare le posate a fine pasto?
Ah, le posate, sempre un mistero a fine pasto, eh? Dove le metto adesso? Non voglio mica fare pasticci. Allora, per quelle che ho già usato, quelle che hanno visto battaglia, diciamo, le metto un po' a casaccio, no, aspetta. Le metto di sbieco in alto, sul bordo del piatto. La lama del coltello va verso il centro, quella sì, così non si rischiano tagli involontari. E la forchetta? Rebbbi in su, che è più ordinato.
E quelle che non ho ancora toccato? Quelle che aspettano il loro turno, la loro missione? Quelle vanno messe dritte, parallele al bordo. Immagina un quadrante di orologio. Quelle vanno tipo alle quattro e alle otto. Più o meno. Così chi arriva dopo sa che non sono ancora state "impegnate", capisci?
Il coltello da solo, poi, quello è un caso a parte. Va in alto a destra, sempre con la lama verso il centro del piatto, ovvio. E il manico che spunta, pronto all'uso. Ma che casino che fanno queste regole, a volte mi chiedo se ne valga la pena.
- Posate usate: Inclinati in alto, lama (coltello) o rebbi (forchetta) verso il centro.
- Posate da usare: Paralleli al bordo, ore 4 e ore 8.
- Coltello (se a parte): In alto a destra, lama al centro.
Poi, sai, c'è tutta una storia dietro 'sta cosa. Non è mica solo un fatto di estetica. Pare che in passato fosse un modo per comunicare al cameriere se ti era piaciuto il piatto o no. O se avevi finito. Una specie di codice segreto, insomma.
- Segnale di "ho finito": Posate unite al centro del piatto, come se stessi per tagliare qualcosa.
- Segnale di "non mi è piaciuto": Posate incrociate sul piatto.
E poi c'è il discorso "dove metto il tovagliolo?". Ma questo è un altro capitolo. A volte, quando sono a cena da sola, me ne frego altamente. Ma se ci sono ospiti, cerco di fare la figura. Anche se poi mi dimentico dove ho letto certe cose. Magari mi invento io delle regole, chissà. È più facile, almeno.
Comunque, 'sta cosa delle posate, al di là del galateo, è utile. Tipo se ti alzi un attimo, eviti che ti portino via il piatto pieno. Anche se non mi è mai successo, ma meglio prevenire, no? E poi, diciamocelo, suona un po' più "elegante" quando spieghi a qualcuno come fare. Anche se poi alla fine ognuno fa come gli pare.
Come mettere le posate quando hai finito di mangiare?
Le posate si mettono sul piatto alle ore 18:30, parallele.
Senti, è una cavolata ma un sacco di gente sbaglia. Allora, quando hai finito, ma finito per davvero eh, le posate le metti sul piatto. Pensa a un orologio, le devi mettere come se fossero le sei e mezza, cioe in basso a destra. Mia nonna era fissata con sta cosa, se le mettevi male ti guardava malissimo ahah. È il segnale universale per il cameriere per dire "ok, porta via pure".
Forchetta e coltello vanno paralleli, con i manici verso di te, in basso a destra sul piatto. Questo è il segnale che hai finito e che hai gradito il pasto. Anche se hai lasciato qualcosa nel piatto non importa, la posizione è quella.
E poi c'è l'altra cosa, quella che nessuno sa mai. Se fai una pausa, tipo devi bere o chiaccherare un attimo, non le metti mica così. Se le metti così il cameriere pensa che hai finito e ti sbarazza il piatto, fregato. Le posate le devi mettere a V rovesciata, tipo le otto e venti dell'orologio, con le punte che non si toccano.
Insomma, per farla breve:
- Ho finito: le posate alle 18:30. Insieme, vicine vicine. I rebbi della forchetta in sù, e la lama del coltello verso l'interno, verso la forchetta. Dettaglio da pro!
- Sono in pausa: a V rovesciata (ore 20:20). Così il cameriere non ti porta via il piatto mentre stai ancora mangiando, mi è successo un sacco di volte... che nervi.
- Non mi è piaciuto (ma non si fa eh!): C'è chi dice che incrociarle è per dire che non ti è piaciuto, ma è una roba un po da maleducati, lascia perdere. Meglio dirlo a voce.
Come mettere le posate quando non hai gradito?
Piatto non gradito. Le posate parlano. Incrociate a ore 4:20. La forchetta sopra la lama del coltello, rebbi in giù. È un gesto silenzioso, più eloquente di molte parole. Un rifiuto educato. Non la X, quella è volgarità.
Apprezzamento tiepido. Un limbo. Forchetta a ore 6, rebbi in su. Coltello parallelo, lama a destra. Comunica che hai finito, ma senza entusiasmo. La forma è sostanza, anche a tavola.
Esistono altri codici. La maggior parte li ignora.
- Pausa. Posate a triangolo sul piatto, punte che non si toccano. Segnalano che non hai finito. A Vienna ho visto un cameriere quasi licenziato per aver sparecchiato troppo presto. Lì non scherzano su questo.
- Fine, piatto gradito. Posate parallele a ore 4:20. Forchetta e coltello vicini. Un silenzio di approvazione. La gente non capisce la differenza con la posizione di non gradimento. L'incrocio è la chiave. L'incrocio.
- Posata caduta. Una posata cade, lì resta. Si chiede di cambiarla. Raccoglierla è un errore, rompe la sequenza.
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