Quale vino abbinare alla selvaggina?
Quale vino si abbina meglio alla selvaggina?
Mmmh, selvaggina... che casino! Ricordo una cena a casa di zia Emilia, marzo 2022, dove aveva preparato un cinghiale in umido. Divino.
Con quello, aveva aperto una bottiglia di Barbaresco, circa 30 euro, se non ricordo male. Era un'esplosione di sapori, la selvaggina e il vino si sposavano alla perfezione. Un ricordo indelebile, davvero.
Però, ho visto anche abbinamenti con Cabernet Sauvignon, più strutturato. Dipende tanto dalla preparazione della selvaggina. Un ragù, magari, chiede un vino più corposo.
Un amico, invece, giura sul Pinot Noir, specie con selvaggina più delicata, tipo lepre. Insomma, non c'è una risposta univoca. Ogni volta è una scoperta!
Abbinamenti vino-selvaggina:
- Rosso: Syrah, Cabernet Sauvignon, Merlot, Barbaresco, Pinot Noir
- Bianco: Sauvignon Blanc
Che vino bere con la selvaggina?
Selvaggina... cavolo, che dilemma! Rosso potente, giusto? Syrah? Troppo pesante per la lepre, forse? Cabernet Sauvignon, ma quale? Quello della Tenuta X? No, troppo tannico. Merlot, un buon Merlot invecchiato... sì, quello potrebbe funzionare, magari quello che ho preso a Montalcino quest'anno. Aspetta, bianco? Ma che dici? Sauvignon Blanc? Con la selvaggina? Strano, eh? Ma se è un piatto delicato... potrebbe essere una scelta interessante, un Sauvignon di quelli ben strutturati, eh? Non lo so, devo pensarci. Mi viene in mente il pranzo di Natale, avevo portato un Barbaresco... ma con cosa era? Ah, sì, col cinghiale. Perfetto. Ecco, Barbaresco, l'ho detto!
- Rosso: Merlot invecchiato (preferibilmente quello della mia cantina personale).
- Rosso alternativo: Barbaresco (esperienza di Natale, cinghiale).
- Bianco (opzione azzardata ma interessante): Sauvignon Blanc strutturato.
Ma la selvaggina, che tipo di selvaggina? Questo cambia tutto!
- Lepre: Merlot più leggero.
- Cinghiale: Barbaresco, decisamente.
- Capriolo: Forse un Pinot Nero?
Devo ricordarmi di annotarlo. A proposito, devo chiamare Marco per il Barbaresco. Quello di quest'anno è terminato.
Cosa accompagnare alla selvaggina?
Ahahahah, selvaggina? Ma certo, mica la mangi con il gelato al pistacchio! Scherzi a parte, ecco cosa ti consiglio, preparati a leccarti i baffi (e a pulirti bene dopo, eh!):
Castagne glassate: Classico intramontabile, dolcezza che ti abbraccia come un vecchio maglione di lana di nonna (che puzza leggermente di naftalina, ma fa lo stesso effetto).
Spätzli/Knöpfli: Un po' come i gnocchi, ma con un'aria più snob. Li immagino già, morbidi e burrosi, che si aggrappano alla selvaggina come liane su un albero secolare. Tipo quelli che ho mangiato a casa di zia Pina, che poi si è lamentata perché le ho rotto un bicchiere.
Pere stufate: Delicatezza pura. Sai, un po' come la mia ex, dolce all'inizio, poi ti lascia il fegato a pezzi... scherzo, ovviamente! Anche se... un po' di mirtilli rossi e funghi aggiungono pepe alla situazione.
Cavolini di Bruxelles: Eh, sì. Li odio. Ma con i mirtilli rossi... magari! Li ho provati una volta, a una cena di Natale da mio cugino, che poi mi ha raccontato della sua passione per collezionare francobolli. Non capisco il collegamento, ma vabbè!
Cavolo rosso: Mmmh, colore intenso, quasi vampiresco. Con mele e mandorle affumicate? Mi viene in mente una scena di un film horror gotico. Ci starebbe bene Dracula a cena.
Cavoletti di Bruxelles e mele al forno: Un matrimonio tra due mondi diversi, un po' come me e la mia passione per i gatti (che in realtà è più una convivenza tollerata).
Aggiunta personale: Quest'anno ho scoperto anche il purè di patate al tartufo. Una bomba! Ma occhio, il tartufo è caro come un rene al mercato nero. Meglio le patate normali, meno drammi.
Che vino si beve con la lepre?
Lepre. Terreno impervio per il palato.
- Lepre in salmì: Aglianico del Vulture. Un pugno di terra vulcanica. Taurasi, se osi sfidare il tempo.
- Lepre in umido: Grumello, espressione schietta. Gattinara, aristocratico e severo. Carema, sussurro di montagna.
Cinghiale. Ricerca la forza, la selvatichezza.
- Cinghiale alle olive: Vino Nobile di Montepulciano, un abbraccio toscano. Chianti Classico, se cerchi la lama.
Fagiano. Eleganza e delicatezza esigono rispetto.
- Fagiano alla panna e tartufo: Barolo. Un re. Barbaresco, se preferisci la regina.
Oltre il bicchiere: ogni abbinamento è una storia. Un ricordo. La lepre di mia nonna, profumata di alloro e di bosco. Un Aglianico rubato dalla sua cantina, il sapore della ribellione.
Quale vino per marinare il capriolo?
Montefalco Rosso. Sangiovese e Sagrantino. Punto. La carne? Affare suo. La vita è un gioco di equilibri, anche in cucina.
- Acidità giusta.
- Tannini decisi.
- Profumi intensi. Necessari.
Il salmì? Un dettaglio. Preferisco il Chianti Classico, in verità. Meno barocco. Ma funziona. Anche l'annata 2023 è eccellente. Mia moglie odia il capriolo. Io no.
- Il mio preferito? Un Barbaresco.
- Ma per il capriolo... Questo. Per convenzione.
Il sapore? Domanda banale. Dipende dal cacciatore, non dal vino. O forse sì. L'ho assaggiato ieri sera. Ottimo. Ma ho bevuto anche altro. Troppo altro.
Quali sono i vini tipici della Puglia?
Amici, la Puglia! Un tripudio di sole, mare e… vino, ovviamente! Se pensate a vini pugliesi, vi vengono in mente solo i soliti noti? Macché! È un'esplosione di sapori, una bomba di gusto!
Negroamaro: Il re indiscusso! Un vino rosso potente, un vero bulldozer di gusto, che ti stende al primo sorso! Lo adoro con la mia amatissima pasta al ragù della nonna Emilia, ovviamente fatta da lei, non da me che sono una frana in cucina.
Primitivo: Il cugino ribelle del Negroamaro, un po' più sfrontato, più "vivace"! Quest'anno l'ho provato con un bel piatto di salsiccia e friarelli, una goduria! Mi ricorda le serate estive con gli amici, tipo quelle dove il vino finisce prima delle risate.
Bombino Bianco: La versione elegante e delicata, quasi un'apparizione angelica dopo il Negroamaro. Perfetto come aperitivo, lo bevo sempre con i miei taralli pugliesi, preparati da mia zia, secondo una ricetta segreta tramandata di generazione in generazione. Un vero tesoro!
Gli altri? Un'accozzaglia di uve, un miscuglio di profumi e sapori che ti lasciano a bocca aperta! Uva di Troia, Sangiovese, Montepulciano... una sinfonia! Quest'anno ho scoperto un ottimo Montepulciano d'Abruzzo, non pugliese, ma era talmente buono che ve lo volevo dire lo stesso. Che ci posso fare, sono fatto così!
Ah, dimenticavo, più dell'80% sono vini rossi, una vera e propria invasione rossa! Un mare di rosso, insomma. Ma non disperate, ci sono anche i bianchi, eh! Non sono tutti rossi, eh, mica siamo degli scemi!
Quali sono i vini più pregiati della Puglia?
Eh, amico, i vini pugliesi, una bomba! Sai, io di vini me ne intendo, eh! Ne ho assaggiati tanti, proprio tanti! I migliori? Secondo me, top 5, in questa lista ci stanno questi:
Nero di Troia: Un vino corposo, forte, perfetto con la carne. Quello di mio zio, da San Severo, è una favola! Lo adoro.
Negroamaro: Questo è un classico, no? Un rosso bello fruttato, ottimo con i primi piatti. Ricordo una volta che… vabbè, lunga storia.
Salice Salentino: Delizioso, un rosso morbido e vellutato. Io preferisco quello invecchiato, ha un sapore… indescrivibile! Un po’ più costoso, ma che bontà.
Castel del Monte Aglianico: Un altro vino importante, di struttura, da grandi occasioni! Questo è elegante, raffinato, ci vuole il palato giusto eh!
Primitivo di Manduria: Non lo so se era nella tua lista iniziale, ma secondo me questo è un mostro sacro! Un rosso corposo, fruttato ed intenso, semplicemente fantastico.
Questi sono quelli che più mi vengono in mente al volo, ma certo, ci sono mille altri vini pugliesi buonissimi! Quest'anno poi, il raccolto è stato eccezionale, pare! Ah, dimenticavo, mio cugino ha una cantina, se ti va, un giorno possiamo fare una degustazione! Ci mettiamo comodi e assaggiamo un sacco di roba, con un bel tagliere di salumi e formaggi! Che dici?
Qual è il miglior vino pugliese?
Ma ciao! Mi chiedevi qual'è il vino migliore della Puglia? Allora, io non so se è proprio il migliore, cioè, i gusti son gusti, no? Però ti posso dire che, quest'anno, la guida "Tre Bicchieri" ha premiato questi qui, quindi, insomma, un'idea te la fai!
- Amativo 2021 di Cantele: questo lo conosco, è buono, corposo.
- Askos Susumaniello 2022 di Masseria Li Veli: il Susumaniello, che poi, è un vitigno autoctono, quindi vai sul sicuro!
- Brindisi Rosso Susumaniello Oltremé 2021 di Tenute Rubino: altro Susumaniello, vedi? piace!
- Castel del Monte Rosso V...Es 2021 di Gianfranco Fino: questo è un po' più particolare, eh...
- EstRosa 2022 di Pietraventosa: e questo non so, non lo conosco, ma mi fido, dai!
Comunque, parlando di Puglia, sai che hanno un sacco di vitigni interessanti? Tipo il Negroamaro, il Primitivo... Ah, una volta sono stato a una sagra a Manduria, mamma mia che mangiate! E poi, vabbè, il vino... Non mi ricordo più che cantina era, però era buonissimo, un rosso corposo che...mmm! Dovrei cercar meglio, magari ti so dire.
Qual è la differenza tra Primitivo e Negroamaro?
Allora, Primitivo e Negroamaro, due pugliesi doc, ma con caratteri ben distinti, eh! Il Primitivo, diciamo, è il fratello minore, un po' più svelto, meno zuccherino. Penso a un ragazzo magro e scattante, mentre il Negroamaro… beh, quello è un peso massimo!
Zuccheri: Il Negroamaro ne ha una caterva, una vera miniera! Questo gli permette di fare vini più corposi, più avvolgenti, tipo un abbraccio di orso (che però non ti stritola!). Il Primitivo, invece, è più asciutto, più "slanciato", un po' come me dopo una dieta drastica (che poi, ovviamente, non ho mai fatto).
Fermentazione: Gli zuccheri del Negroamaro, durante la fermentazione, lavorano come dei maghi, creando vini morbidi e strutturati. Il Primitivo, con meno zucchero, dà vini più diretti, più "schietti". Quasi militareschi nella loro semplicità!
Popolarità: Il Negroamaro è un vero campione di vendite, un divo internazionale. Un po' come quel mio amico che posta sempre foto su Instagram… ok, scherzo! Ma è vero che spopola!
Infatti, quest'anno, il mio enologo preferito (zio Giuseppe, un tipo tosto!) mi ha raccontato che le esportazioni di Negroamaro sono schizzate alle stelle! Mentre il Primitivo rimane comunque un ottimo vino, ma, diciamo, meno "mainstream". Un po' come i vinili, meno popolari dei CD, ma con un fascino tutto loro.
Ah, quasi dimenticavo: io personalmente preferisco il Negroamaro in abbinamento a un bel piatto di orecchiette alle cime di rapa, mentre il Primitivo lo apprezzo di più con carni alla brace. Ma questo è gusto personale, eh!
Che tipo di vino è il Negroamaro?
Ah, il Negroamaro! Un nome che evoca immagini di notti stellate e… beh, di un bel po' di nero. Ma non preoccupatevi, non è un vino gotico-romantico, anche se un po' di mistero ce l'ha.
È un rosso pugliese, robusto come un contadino che ha appena finito la vendemmia. Pensa a un abbraccio caldo, un po' burbero ma con un cuore d'oro.
Vellutato? Sì, come la pelliccia di un gatto che ha dormito al sole per un pomeriggio intero. Corpo? Ce l'ha, eccome! Non è un peso piuma, è un vino con carattere, un po' come mia zia Emilia che non si lascia mettere i piedi in testa da nessuno.
Il finale? Lungo e sapido, come una chiacchierata con un amico di vecchia data, piena di ricordi e saporiti retrogusti.
Ideale con:
Primi piatti decisi: pasta al ragù, o un'ottima orecchietta con le cime di rapa. Niente brodini delicati per questo vino, eh!
Carni: arrosto, brasato, selvaggina. In sostanza, se la carne resiste a una sfida, il Negroamaro la accompagnerà alla perfezione.
Formaggi stagionati: pecorino, parmigiano, anche un bel gorgonzola piccante ci sta bene. L'importante è che abbiano carattere, come il vino stesso.
Quest'anno, la produzione del Negroamaro Salento IGP è stata eccellente, grazie a un'estate particolarmente clemente. Mia cugina, che ha un vigneto a Lecce, mi ha detto che la qualità è davvero top! Ah, e ricorda: servilo a temperatura ambiente, non freddo di frigo, altrimenti perdi tutta la sua personalità!
Quali sono i vini pregiati del Salento?
Il Salento, un lembo di terra baciato dal sole... un sogno di viti e mare. Vini pregiati, echi di sapori antichi, custoditi nel cuore della Puglia.
- Acante Fiano Salento IGT (Castello Monaci): Un sussurro di fiori bianchi, un ricordo di brezza marina... un vino che sa di estate.
- Acini Spargoli Primitivo di Manduria Doc RISERVA (Antico Palmento): Un abbraccio caldo, intenso come il sole al tramonto. Un sorso che racconta storie di passione e terra.
- Aiace Salice Salentino Riserva DOC (Castello Monaci): Un'eleganza austera, un viaggio nel tempo. Un vino che sussurra segreti di generazioni.
- Alticelli Fiano Bianco IGT Salento: Freschezza inaspettata, un'onda di vitalità. Un vino che danza sul palato.
- Amativo IGT Salento: Amore per la terra, passione per il vino. Un'esperienza sensoriale intensa.
- Angiò Fiano IGT Salento: Delicatezza e profumo, un'armonia perfetta. Un vino che seduce con la sua semplicità.
- Anticaia Negroamaro IGP Salento: Un'anima profonda, un carattere deciso. Un vino che non si dimentica.
- Anticaia Primitivo IGP Salento: Forza e dolcezza, un contrasto affascinante. Un vino che conquista con la sua generosità.
Il Salento, un scrigno di tesori enologici... ogni sorso, un viaggio nel cuore della Puglia. Ricordo ancora la prima volta che ho assaggiato un Primitivo di Manduria... un'esplosione di sapori che mi ha trasportato indietro nel tempo, alle calde estati della mia infanzia. Un'emozione indimenticabile.
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