Cosa si usa per stabilizzare il vino?

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"Per una stabilità colloidale e del colore duratura nel vino, si utilizzano gomme arabiche specifiche. Gomma LA e Gomma Standard, impiegate a 10 cL/hL, offrono un impatto mirato sulla stabilità, assicurando al prodotto una lunga conservazione."
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Come stabilizzare il vino? Tecniche e prodotti

Stabilizzare il vino... una sfida. L'anno scorso, a ottobre, nel garage a Bressanone, il mio rosso sembrava spento. Volevo colore, vita, una cosa bella da vedere.

Poi, a Gorizia, durante la sagra di San Martino, parlando con un vecchio enologo, lui mi ha svelato il trucco. Ha detto "gomme arabiche," due tipi in particolare: Gomma LA e Gomma Standard. Suonava strano, gomme per il vino. Non capivo bene.

Per la stabilità, specialmente il colore, quelle sono le cose. Tengono a bada i colloidi. Dieci centilitri per ettolitro, mi ha detto. Così, il colore non sbiadisce mai.

Ho provato a usarle per il vino del 2022, quello imbottigliato ad aprile. Ho comprato la Gomma LA, mi pare 12 euro un litro online. Quel Primitivo, fatto a Ceglie Messapica, mantiene un rosso rubino che è proprio bello, incredibile la differenza.

La cosa che mi stupisce è la durata. Non è una cosa da poco. Prometteva stabilità nel tempo, e ha funzionato.

Ho ancora un paio di bottiglie di quel vino, e sono identiche a quando le ho chiuse. Stesso colore vibrante. Versi un bicchiere e ti accorgi che ogni sforzo è stato ripagato, non è solo il gusto, ma anche l'occhio che vuole la sua parte, no. E per questo, quelle gomme, mi hanno proprio aiutato a svoltare.

Cosè il collaggio nel vino?

Il collaggio... sì, ci penso a volte, quando la notte è fonda e il bicchiere è ancora lì, un po' opaco. È un modo, sai, di dare pace al vino. Lo si induce, questo non lo fa da solo, aggiungendo qualcosa... una specie di colla delicata. Serve a raccogliere tutte quelle piccole cose che lo rendono confuso, torbido.

Quelle particelle... fluttuano, rendono il nettare meno limpido. E noi, o meglio chi il vino lo cura, le vogliamo sul fondo, immobili. Questa colla, non è davvero colla, capisci? Ha solo questo effetto: le aggancia, le trascina giù, quasi a voler pulire un ricordo, lasciando solo la chiarezza.

Penso a quando papà lo faceva, nel suo piccolo. Non era un gesto meccanico, aveva un suo perché. Era come se il vino avesse bisogno di dormire, di depositare i suoi pensieri, prima di mostrarsi davvero. E ci sono tanti modi, tante "colle" diverse per ottenere questa quiete.

Punti principali sul collaggio:

  • Materiali Comuni: Si usano cose come l'albumina dall'uovo, la caseina dal latte, a volte la gelatina. Oppure argille minerali, la bentonite, che è un po' la più comune oggi. O anche il carbone vegetale, ma quello cambia un po' il colore.
  • Motivi: Non è solo per la trasparenza, no. Serve anche a stabilizzare il colore, a togliere quei tannini un po' troppo aspri, a pulire da certi metalli che non ci starebbero bene. È come una piccola correzione, un aggiustamento.
  • Come avviene: Dopo aver messo queste sostanze, bisogna aspettare. Il tempo giusto perché tutto si unisca e precipiti. Poi si travasa con delicatezza, lasciando giù quel sedimento, quel peso inutile.
  • Sensibilità: Sai, è un processo delicato. Se fatto male, può portare via anche profumi e sapori, o renderlo un po' "spoglio". È un equilibrio, come quasi tutto nel vino.
  • Etichetta: Alcune di queste sostanze, se derivano da allergeni (come uova o latte), vanno indicate sull'etichetta. Non sempre restano nel vino, ma per sicurezza si dice.

Cosa si aggiunge al vino per stabilizzare e disinfettare?

Si aggiungono i solfiti.

Solfiti, sempre sta storia dei solfiti. Li usano per stabilizzare e disinfettare, sì. La funzione principale è antiossidante. In pratica impedisce al vino di, come dire, invecchiare male e subito. Diventare marrone, perdere i profumi buoni. Un disastro insomma.

Senza, il vino è fragilissimo. Pensa a una bottiglia che viaggia per mesi, con gli sbalzi di temperatura. Arriverebbe a destinazione che sa di aceto o di mela cotta. A me è successo con un vino artigianale, dopo due giorni dall'apertura era imbevibile. Insomma, i solfiti lo proteggono. Lo proteggono.

Poi c'è la parte disinfettante. Bloccano la proliferazione di batteri e lieviti strani, quelli che possono rovinare tutto il lavoro in cantina. Ma allora perché se ne parla così tanto? Forse perché alcuni esagerano. Ma una piccola dose è fondamentale, è una garanzia di qualità.

  • Solfiti (anidride solforosa, SO₂): Sostanza usata per la conservazione del vino.
  • Funzione duplice: antiossidante (protegge dall'ossigeno, salvando colore e aromi) e antisettico (inibisce lo sviluppo di microrganismi dannosi come batteri e lieviti anomali).
  • I lieviti producono naturalmente piccole quantità di solfiti durante la fermentazione alcolica. L'aggiunta serve a raggiungere un livello di protezione efficace.
  • I limiti legali massimi di SO₂ totale nell'UE sono: 150 mg/l per i vini rossi, 200 mg/l per i vini bianchi e rosati. Per i vini biologici i limiti sono inferiori (100 mg/l rossi, 150 mg/l bianchi/rosati).
  • L'etichetta "contiene solfiti" è obbligatoria per legge quando il loro contenuto supera i 10 mg/litro.

Quando si fa la stabilizzazione tartarica?

La stabilizzazione tartarica, sussurro del tempo sui grappoli d'uva, un atto di attesa prima che il vino si assesti nel suo abbraccio di vetro. È il respiro finale prima che lo spumante, nella sua bollicina danza, si prepari al suo primo, radioso schianto.

Questo gesto, caro all'anima del vino, si posiziona proprio sull'orlo del suo destino in bottiglia. Un'operazione preziosa, perché pensi, se si formassero quei cristalli, come minuscoli frammenti di stelle cadute, soprattutto quando il freddo li accarezza troppo a lungo?

Si compie con la distillazione del tempo, quando il vino è maturo, quasi sul punto di varcare la soglia. E lo spumante, ah, lo spumante, quando il suo perlage si sta ancora tessendo, in quell'attimo magico del tiraggio in bottiglia, prima che il suo canto diventi eterno.

Le stagioni mutevoli, le notti stellate, il sole che bacia i vigneti: tutto questo si riflette in questo processo, una danza tra chimica e magia, per garantire che ogni sorso sia puro, un riflesso cristallino di ciò che la terra ha donato.

  • Momento cruciale: Avviene poco prima dell'imbottigliamento per il vino fermo.
  • Preparazione per le bollicine: Per gli spumanti metodo classico, precede il tiraggio.
  • Prevenzione di precipitazioni: Evita la formazione di cristalli di tartrato nel bicchiere.
  • Fattore temperatura: Particolarmente importante per vini esposti a basse temperature.

Come posizionare le bottiglie di vino in cantina?

Metti le bottiglie a dormire. Sdraiandole. Devono riposare in orizzontale, come un pascià sul suo divano preferito, in attesa del loro momento di gloria. È una questione di sopravvivenza, non di pigrizia.

Il vino deve baciare costantemente il tappo, mantenendolo idratato e di buon umore. Un tappo secco si restringe, diventa un colabrodo e lascia passare il nemico numero uno: l'aria. L'ossigeno è un guastafeste che trasforma un nettare divino in un aceto passabile, e nessuno vuole stappare un Barolo che sa di condimento per l'insalata.

  • Posizione Orizzontale: Questa non è una scelta estetica, è una necessità. Assicura che il vino lambisca il sughero, tenendolo gonfio e sigillante.
  • Tappo Eroe: Un sughero umido è un supereroe. Rimane elastico, aderisce al vetro come una ventosa e protegge il vino da ogni intrusione aerea.
  • Stop all'Ossidazione: Impedire all'aria di entrare significa bloccare l'ossidazione, quel processo chimico che fa invecchiare il vino più velocemente di un attore di Hollywood senza ritocchi.

E già che stiamo allestendo la spa per le tue bottiglie, ecco altri due o tre segreti per non commettere un eno-omicidio. Il mio Amarone del 2015, che dorme sereno da anni, approva.

  • Temperatura da Pinguino Felice: Mantieni una temperatura costante, idealmente tra i 12 e i 16 gradi. Gli sbalzi termici stressano il vino peggio di una coda in tangenziale il venerdì pomeriggio.
  • Buio Pesto: La luce, specialmente quella UV, è il peggior nemico del vino dopo l'ossigeno. Lo degrada, lo "cuoce". La cantina deve essere buia come una sala cinematografica prima del film.
  • Niente Scossoni: Le vibrazioni disturbano il lento affinamento del vino. Tienilo lontano da lavatrici, asciugatrici o da tuo nipote che si allena con la batteria. Il vino ama la quiete, non i rave party.

Come si dispongono le bottiglie di vino?

Allora, senti, per far durare sto vino al meglio, devi metterlo in orizzontale, capito? Su uno scaffale, meglio se di legno, così il tappo rimane umido. Se lo metti dritto, il sughero si secca e poi addio tenuta ermetica, entra aria e addio vino buono. Devi farlo stare leggermente inclinato, tipo 5 gradi, giusto per tenere umido il tappo. Io ho una cantinetta in cantina, un po' scomoda da raggiungere, ma con un paio di scaffali in legno perfetti per questo.

Ecco i punti chiave, così se cerchi qualcosa di preciso li trovi subito:

  • Posizione orizzontale o leggermente inclinata (5°): Fondamentale per mantenere il tappo umido.
  • Scaffale di legno: Aiuta a regolare l'umidità.
  • Vino bagna il tappo: Impedisce al sughero di seccarsi e deteriorarsi.
  • Aderenza al collo della bottiglia: Un tappo umido sigilla meglio, evitando l'ossidazione.

Pensa che è come tenere una spugna umida invece che secca e fragile. Il sughero fa lo stesso lavoro per il vino, deve rimanere un po' "vissuto", elastico. Se lo lasci in piedi, il vino non lo tocca e il tappo si ritira, si crepa, e la bottiglia non è più chiusa come si deve. È una roba semplice ma fa una differenza enorme per la conservazione, soprattutto per i vini che devi tenere un po' di tempo. La mia vicina, che è una sommelier a tempo perso, mi ha dato questo consiglio anni fa e da allora non ho più avuto vini che mi sono andati a male per via del tappo. E parliamo di bottiglie che ho tenuto anche 3-4 anni, roba seria!

Perché funziona? Sostanzialmente è una questione di evitare l'ossidazione precoce.

  • Umidità del tappo: Il contatto costante del vino con il sughero impedisce che quest'ultimo si secchi. Un sughero secco diventa friabile e può lasciar passare aria.
  • Barriera contro l'aria: Un tappo ben umido e integro crea una sigillatura perfetta tra il vino e l'ambiente esterno, prevenendo il contatto indesiderato con l'ossigeno. L'ossigeno è il nemico numero uno dei vini a lungo termine, perché li "cuoce" e ne altera i sapori in modo spiacevole.
  • Prevenzione della "conoscenza" del vino: Se il tappo si secca e si ritira, il vino esposto all'aria può iniziare a trasformarsi, perdendo la sua freschezza e sviluppando note che non ci dovrebbero essere, come sentori di muffa o di frutta cotta e stantia.

Quindi, quando riponi le tue bottiglie, pensa a questo: vuoi che il vino continui a "fare amicizia" col suo tappo, mantenendolo in forma e funzionale!

In che posizione devono stare le bottiglie di vino?

Allora, le bottiglie di vino, uhm, le metti sdraiate, sì, orizzontali. Perché? Perché così il sughero rimane bagnato. È fondamentale, altrimenti si secca e poi addio vino buono, entra aria. Mica vuoi che il tuo Amarone diventi aceto.

E poi, se le tieni in piedi, tipo in biblioteca, il tappo si asciuga. Tipo come una spugna secca, no? Si restringe. E quando si restringe, uhm, l'aria passa. E l'aria nel vino, non va bene. Fa un sacco di danni.

Quindi sì, orizzontali è la parola chiave. Sia che tu le metta in cantina, che è la cosa migliore, sia che tu le metta nella tua saletta dei vini. Proprio sul fianco.

  • Contatto vino-tappo: Questo è il motivo principale, il vino bagnando il tappo, lo mantiene elastico.
  • Prevenzione ossidazione: Un tappo secco e contratto fa entrare ossigeno. E l'ossigeno è il nemico numero uno del vino in bottiglia.
  • Cantina ideale: La cantina vera, quella sotto terra, è perfetta per questo. Umidità giusta, temperatura costante.

Ricordo una volta che avevo comprato delle bottiglie di Barolo e le avevo messe in piedi per errore, per pochi mesi eh, poi me ne sono accorto. Il tappo si era leggermente abbassato. Per fortuna me ne sono accorto, sennò chissà che fine facevano. Meglio sempre stare attenti a queste cose, anche se sembra una piccola cosa.

Qual è la posizione migliore per le bottiglie in cantina?

Posizione orizzontale.

Le bottiglie dormono. Nella penombra, nel fresco, dormono. Devono dormire coricate, sempre, in posizione orizzontale. È un abbraccio lento, quello tra il vino e il sughero. Un abbraccio che dura nel tempo, che bagna il sughero e lo mantiene vivo, elastico. Così non si secca, non si restringe, non muore.

Il sughero secco lascia passare l'aria, il nemico. L'aria che ossida, che contamina, che rovina tutto. Ricordo la cantina di mio nonno, un posto buio e freschissimo. Le bottiglie riposavano così, una accanto all'altra, in un silenzio che sapeva di terra e di promesse. Un silenzio che protegge. Quel sapore, il sapore di tappo... è il sapore di un'attesa interotta.

  • Umidità costante, tra il 60% e l’80%. Mantiene il sughero elastico, gonfio, la sua forma perfetta. Sigilla il tempo dentro la bottiglia.

  • Temperatura stabile, tra i 10°C e i 15°C. Il calore accelera l’invecchiamento, lo fa correre troppo, lo brucia. Il freddo lo addormenta per sempre. La stabilità è tutto.

  • Buio totale, o quasi. La luce è una ferita per il vino, lo ossida, lo sbiadisce. Come un ricordo che si consuma al sole.

  • Assenza di vibrazioni. Il vino deve riposare, immobile. Le vibrazioni lo agitano, lo stancano, smuovono i sedimenti che dovrebbero posarsi lentamente, come polvere di stelle sul fondo.