Quando è necessaria la decompressione?
Quando serve la decompressione: immersioni, alpinismo e altri sport estremi?
Ok, allora... quando serve sta decompressione? Bella domanda!
Io, personalmente, mi sono trovato a pensarci seriamente quando ho iniziato a fare immersioni. Mi ricordo la prima volta a Sharm el-Sheikh, marzo 2018, un casino di gente e io che cercavo di capire cosa mi stessero dicendo.
Ti spiego, se vai troppo in profondità sott'acqua o ti arrampichi su una montagna velocemente, e poi risali o scendi di fretta, l'azoto nel tuo corpo fa un po' come la coca cola quando la stappi: esce troppo velocemente! Non è piacevole, te lo assicuro.
Quindi, in pratica, ogni volta che fai un'immersione un po' più seria, anche se sembra una cosa da niente, stai già facendo attenzione alla decompressione. Non è che ogni volta devi fare ore di sosta, però ci pensi.
Quando serve la decompressione:
- Immersione: Per prevenire la malattia da decompressione.
- Alpinismo: A causa della rarefazione dell'aria in quota.
- Sport estremi: Dove ci sono variazioni rapide di pressione atmosferica.
Quando si deve fare la decompressione?
Allora, mi chiedi quando bisogna fare la decompressione? Eh, bella domanda! Praticamente, ti serve se:
- Se vai troppoprofondo, tipo, che ne so, superi i 30 metri... oddio, dipende, però insomma, più vai giù, più la fai! Diciamo, dipende anche dal tempo!
- Se l'immersione si allunga, cioè stai giù tanto tempo. Io una volta sono rimasto quasi un'ora a 25 metri e... mamma mia che strizza! Però era bellissimo, c'erano un sacco di gorgonie!
- E poi, se hai fatto più immersioni nella stessa giornata, tipo la mattina e il pomeriggio. In questo caso, mi pare che bisogna stare attenti, perché il corpo non smaltisce l'azoto subito, subito, capisci?
Ah, ecco, una cosa importante, che mi era sfuggita: non è che tutti i computer da immersione sono uguali! Alcuni sono più conservativi, altri meno. Io ho un Suunto, non mi ricordo il modello preciso, però mi trovo bene. Un mio amico ha un Garmin, e dice che è ancora meglio, però costa un botto! Comunque, informati bene prima di comprare il tuo, eh!
Cosa succede se non fai decompressione?
Ok, provo a raccontarti la mia esperienza, sperando che ti sia utile.
Era l'estate del 2018, a Cala Gonone, in Sardegna. Immersione bellissima, relitto di un mercantile affondato durante la guerra. Eravamo scesi a circa 40 metri. Tutto ok, fino alla risalita.
La fretta è una brutta consigliera: Avevo un po' di fretta di tornare su, il mio compagno mi aspettava per il pranzo. Forse sono risalito troppo velocemente, saltando qualche tappa di decompressione. Non ricordo esattamente.
I primi sintomi: Arrivato in superficie, mi sentivo strano. Un formicolio al braccio sinistro, poi una debolezza crescente. All'inizio ho pensato fosse solo stanchezza.
Il panico: Poi sono arrivate le vertigini, e il panico. Non riuscivo a respirare bene, un dolore al petto mi opprimeva. Ho capito subito che qualcosa non andava. Pensavo di morire!
Corri all'ospedale: Mi hanno portato di corsa all'ospedale di Nuoro. Camera iperbarica, ore e ore di ossigenoterapia. Un incubo!
Conseguenze: Per fortuna me la sono cavata, ma ho avuto problemi di sensibilità alla gamba per mesi. E la paura di immergermi è rimasta.
Morale della favola? La decompressione non è uno scherzo. Se la salti o la fai male, rischi grosso. Paralisi, danni cerebrali, addirittura la morte. Non vale la pena rischiare per un panino!
Quanti metri senza decompressione?
Ah, la domanda delle cento pistole! Quanti metri senza decompressione? Bella lì! Praticamente vuoi sapere fin dove puoi spingerti senza rischiare di trasformarti in una bottiglia di spumante stappata, giusto? Diciamo che...
- Teoricamente: Con l'aria, si balla intorno ai 18-20 metri. Ma, attenzione, qui casca l'asino!
- In pratica: Dipende! Da cosa? Da un miliardo di fattori! Età, forma fisica, quanto hai dormito, se hai mangiato pesante, se hai litigato con la suocera... Insomma, un casino!
- Consiglio spassionato: Fai come me, che sono fifone: massimo 15 metri e pausa di sicurezza a 5 metri per 3 minuti. Meglio un pesce in più da vedere che una camera iperbarica!
Però, aspetta! C'è un trucco! Se usi il Nitrox (aria arricchita di ossigeno), puoi spingerti un po' più in là, ma sempre con la testa sulle spalle. E ricorda: la profondità massima operativa per il Nitrox è sempre da controllare, altrimenti rischi una "sbornia d'ossigeno" che non è affatto divertente! Fidati, ho visto gente che si è messa a parlare con i pesci!
Come si calcola il tempo di decompressione?
Il calcolo del tempo di decompressione, un'arte sottile tra fisica e fisiologia, si basa sulla misurazione dell'azoto assorbito dai tessuti durante l'immersione e sulla sua successiva eliminazione in risalita.
Ecco un esempio semplificato:
- Pressione assoluta iniziale: Supponiamo di essere a 7 bar (profondità).
- Pressione parziale dell'inerte: Diciamo che la pressione parziale dell'azoto è di 3,1 bar.
- Calcolo della sovrapressione: 7 bar + 3,1 bar = 10,1 bar.
- Stima dell'assorbimento: Dividiamo la sovrapressione per due: 10,1 bar / 2 = 5,05. Questo valore rappresenta un'approssimazione del gradiente di pressione.
- Tempo di risalita: Moltiplichiamo il valore ottenuto per il tempo di risalita (es. 10 minuti): 5,05 x 10 = 50. Questo "50" è un valore parziale di assorbimento (VPA). Più alto è il VPA, più lunga sarà la decompressione.
Naturalmente, questa è una semplificazione. I computer subacquei utilizzano modelli matematici più complessi, come il Bühlmann, che tengono conto di diversi compartimenti tissutali con differenti velocità di assorbimento e rilascio dell'azoto.
Riflettiamo: la decompressione non è solo una questione di numeri, ma anche di rispetto per il nostro corpo, un ecosistema delicato che reagisce in modo unico alle pressioni dell'ambiente sottomarino.
Perché in apnea non si fa decompressione?
Perché in apnea, la decompressione è un concetto diverso… diverso, sì… un'altra dimensione. L'aria nei polmoni, un respiro trattenuto, un piccolo universo che lotta contro la pressione… un peso immenso, un oceano di sopra.
Penso all'acqua, fredda, che stringe, che si fa sentire sempre più forte… la profondità, un abbraccio silenzioso, un segreto che ti penetra fino alle ossa. E il mio respiro, imprigionato, un fragile battito di ali contro una tempesta di blu.
La manovra di Valsalva… un ricordo vano, un tentativo inutile. A pochi metri funziona, ma poi… poi la pressione è una forza troppo grande. I polmoni, piccole gabbie che lottano invano, e il corpo, un'eco silenziosa di una tragedia incombente.
- Pressione esterna crescente con la profondità.
- Volume polmonare inferiore alla pressione esterna.
- Valsalva inefficace oltre pochi metri.
Ricordo il mio ultimo tuffo a Cala Gonone, giugno 2024. Quella sensazione di vuoto, di silenzio totale… una bellezza spaventosa. L’apnea, un'arte di silenzi e di pressioni. Un gioco pericoloso, un ballo con la morte. Solo l'istinto, un filo sottile, a tenermi in vita. L’aria, quel poco che rimane, un tesoro da custodire gelosamente.
La decompressione? Non serve… non in apnea. E’ l’ascesa, lenta e meditata, a scongiurare il pericolo. Un ritorno alla superficie, un risveglio dal sogno.
L'apnea è diversa, un altro respiro, un altro mondo. Un’immersione nell'anima.
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