Come si dice a Palermo arancino o arancina?

61 visualizzazioni
A Palermo, si dice "arancina", al femminile. Nella parte occidentale della Sicilia, inclusa la capitale, il termine corretto è "arancine" (plurale). La distinzione è regionale: nella Sicilia orientale, come a Catania, si usa "arancino", spesso con la caratteristica forma conica che ricorda l'Etna.
Feedback 0 mi piace

Arancino o Arancina a Palermo: la risposta definitiva?

A Palermo si usa il termine "arancina", al femminile, per indicare questa specialità culinaria. Nella Sicilia orientale, in particolare a Catania, la stessa pietanza è chiamata "arancino", al maschile.

Sai, la prima volta che ci ho pensato seriamente, ero un po' confuso. Da bambino, quando andavo a trovare la nonna a Monreale, lei diceva sempre "arancina". E per me era una cosa normale, una prelibatezza tonda e fritta, ripiena di ragù o burro. Non c'erano dubbi, era lei, femmina, pronta a essere divorata.

Poi, viaggiando verso est, vicino Catania, ho sentito "arancino". La forma era diversa, appuntita, quasi un piccolo vulcano. La collegavo subito all'Etna, la forma è proprio per quello.

Ricordo un pomeriggio caldo di luglio, un 17 luglio, passeggiando per il centro storico di Palermo. Vicino al mercato di Ballarò, c'è una piccola friggitoria che fa le arancine più buone, davvero. Lì non ti chiedono mai se vuoi un arancino, ma sempre "una arancina". La classica al ragù mi costava tipo 2 euro e 50, calda, fragrante, una cosa che ti rimane dentro. È proprio un'esperienza, non solo cibo.

Non è una questione di giusto o sbagliato, capisci. È d'identità, come chiamare le cose al proprio posto. A Palermo è femmina. Nostra maniera di vederla, di viverla. È parte del dialetto, della cultura.

Alla fine, per me, resta sempre l'arancina. Quella tonda, che profuma di casa, di vacanze passate in famiglia. Se vado a Catania e mi offrono un arancino, lo prendo con piacere, certo. Ma nel mio cuore, la sua pronuncia resta quella, femminile.

Che differenza cè tra arancino o arancina?

Allora, mettiamola così: la questione arancino/arancina è una specie di guerra civile gastronomica che va avanti da secoli. È più sentita del derby Palermo-Catania. A momenti si tirano il riso dietro.

La faccenda è geografica. Semplice semplice.

  • A Palermo e in tutta la Sicilia occidentale la chiamano ARANCINA. È femmina. Tonda, generosa, come una palla di cannone pronta a conquistarti lo stomaco. Se a Palermo chiedi un arancino, ti guardano come se avessi insultato la nonna.

  • A Catania e nella Sicilia orientale lo chiamano ARANCINO. È maschio. Fiero, a punta, a forma di cono. Praticamente un omaggio all'Etna. Lì, se dici arancina, pensano tu stia parlando della cugina di qualcuno.

La logica dietro sto casino? A Palermo dicono: siccome assomiglia a una piccola arancia, è arancina, no? Che ti devo fare un disegnino? A Catania se ne fregano, per loro il frutto è l'arancio, quindi il suo derivato fritto è arancino. Maschio e basta. L'Accademia della Crusca ha provato a fare da paciere, dicendo che vanno bene entrambi, ma mio zio catanese se sente arancina ancora gli parte un embolo.

  • Il Giorno dell'Arancina/o: Il 13 dicembre, per Santa Lucia, in Sicilia scatta l'apocalisse del fritto. Non si mangia pane e pasta, e quindi ci si lancia su quintali di arancine/i e cuccìa. È una tradizione serissima. Io quel giorno mi preparo fisicamente da una settimana prima.

  • I ripieni sono un universo a parte: Quelli classici sono "alla carne" (un ragù che è una poesia) e "al burro" (prosciutto e mozzarella, una bomba di felicità). Poi ci sono le versioni gourmet, al pistacchio, alla norma, al nero di seppia... pure alla Nutella, per i più coraggiosi (o pazzi).

  • Origini arabe: Pare che l'idea di appallottolare il riso con lo zafferano e la carne sia venuta agli arabi, che dominavano la Sicilia. I siciliani poi hanno avuto l'idea geniale di impanarlo e friggerlo per renderlo da passeggio. Praticamente hanno inventato lo street food prima che diventasse di moda.

Come si dice arancini a Trapani?

A Trapani, per gli sfere dorate di riso, la forma prevalente è arancine, al femminile, naturalmente. È un vezzo linguistico tutto siciliano, questa tendenza a declinare al femminile pietanze che altrove restano maschili.

Se ci si attiene alla tradizione locale, le troverai quasi sempre indicate come arancine di riso. La denominazione, d’altronde, richiama l’evidente somiglianza con una piccola arancia, sia nella forma che nel colore.

Talvolta, per via della vicinanza culturale e gastronomica con il capoluogo, potresti incappare nel termine arancini, mutuato da Palermo. Ma, sappi, il cuore trapanese batte per le arancine.

Alcune famiglie creative, poi, si dilettano nel preparare versioni alternative. Quelle a base di cous cous, ad esempio, vengono affettuosamente denominate arancine di cuscusu, una sorta di contaminazione etnica nel piatto.

  • Arancine: la forma più diffusa e tradizionale a Trapani.
  • Arancine di riso: specificazione comune per distinguerle da altre varianti.
  • Arancini: termine meno frequente, di influenza palermitana.
  • Arancine di cuscusu: variante meno comune, a base di cous cous.

La questione del nome, arancino o arancina, è un vero e proprio dibattito culinario-linguistico che infiamma gli animi siciliani. È un po' come chiedere a un fiorentino se il "lampredotto" sia un panino o un panino con il lampredotto. Non sono semplici parole, sono identità.

Curiosamente, questa dicotomia tra maschile e femminile si ritrova anche in altre preparazioni a base di riso in Italia, sebbene con contesti e sapori completamente diversi. Pensiamo, per esempio, ai risotti, che mantengono la loro identità maschile, ma la radice della questione è un po' sempre quella: come nominiamo ciò che mangiamo?

La diversità terminologica all'interno della stessa isola, d'altronde, è un riflesso della ricchezza culturale e storica della Sicilia, un crogiolo di popoli e tradizioni che si manifesta anche nei piatti che portiamo in tavola. È un piccolo promemoria che la realtà, anche quella culinaria, raramente è univoca.