Come si chiamano le paste napoletane?

67 visualizzazioni
A Napoli, la pasta è un'arte! Tradizionali e amate sono spaghetti, linguine, vermicelli. Ma la vera ricchezza sta nei formati unici: ziti, fusilli, lagane e paccheri, nomi che rispecchiano la varietà di sapori e tradizioni cittadine, a volte diverse perfino da quartiere a quartiere.
Feedback 0 mi piace

Quali sono i nomi delle paste napoletane più famose e tradizionali?

Mmmh, paste napoletane... che casino! A Napoli, la pasta è un mondo a parte, giuro. Ricordo una volta, estate 2022, ero a casa di Zia Rosa a Forcella, e lei mi preparò le lagane con i ceci. Una bontà pazzesca, costo zero, ma sapore infinito. Le lagane, quelle lì, piatte e larghe, un po' come delle fettuccine più robuste.

Poi ci sono gli spaghetti, ovvio, ma a Napoli non sono solo spaghetti, sai? Ci sono gli spaghetti al dente, ma anche quelli un po' più "al dente al dente", come diceva Nonna Emilia. E poi i vermicelli, sottili, perfetti per i sughi delicati.

Ziti, fusilli, paccheri... Questi li conosco tutti, li ho mangiati mille volte, in diverse varianti, con la genovese, un ragù napoletano corposo, o con il semplice pomodoro. Ma i nomi, a volte cambiano, dipende dal rione, dalla nonna che cucina. Un vero rompicapo! Ogni famiglia ha la sua versione, il suo piccolo segreto.

Paste napoletane famose: Spaghetti, linguine, vermicelli, ziti, fusilli, lagane, paccheri.

Come si chiamano le paste di pasticceria?

Ahahahaha, "paste di pasticceria"? Che domanda da Nobel! Sembra una sfida lanciata da un'oca selvatica. Senti, dipende! È un campo minato, un ginepraio di nomi, un vero e proprio caos di dolcezza.

  • Pasta: Se è grande, è "pasta". Punto. Come dire "auto" per una Ferrari. Grossolano, ma efficace. Mia nonna, che Dio l'abbia in gloria, chiamerebbe pure una torta "pasta". Pazienza.

  • Mignon: Se è piccolino, tipo un topolino imbottito di crema, è "mignon". Facile, no? Anche se io li chiamo "pasticcini nano-tecnologici", per scherzo.

  • Poi c'è tutto il resto: Profiteroles, bignè, cannoncini, eclair… una sfilza di nomi francesi che sembrano usciti da un libro di incantesimi! Ogni pasticcino è un'opera d'arte con un nome pomposo. Mio cugino, che sogna di aprire una pasticceria (ma per ora si limita a mangiare i dolci), li chiama tutti "cose buone".

E poi, dimenticavo le "paste" che non sono paste, ma sono comunque pasticcini! Tipo i biscotti, i cantucci… mah! Un mistero che forse solo un esperto di "pastologia" può svelare. Io personalmente vado a colpo sicuro, se è dolce e in una vetrina, lo mangio!

Ah, piccolo dettaglio: oggi ho mangiato un pasticcino a forma di panda. Non era mignon, quindi, secondo le mie teorie, è una "pasta" di dimensioni panda.

Che dolci portare da Napoli?

Sfogliatelle? Ma certo, quelle rigate! Le adoro, quelle piccole e friabili… Devo prendere anche le pastiere, giusto? Mamma mia, quante calorie! Babà, poi… un babà classico, bagnato al punto giusto. Ah, i cioccolatini da Gay Odin! Deve essere una tappa obbligata, speriamo siano aperti, odio quando trovo negozi chiusi!

Ciambella e biscottini da Mennella… devo controllare se hanno ancora quelle al limone, erano buonissimi. Taralli, eh sì, quelli al pepe di Leopoldo Infante, sono i migliori. Ma poi, il limoncello! Il vero limoncello, non quella roba acquosa… e il vino… un buon Fiano?

Mozzarella e pomodori del piennolo… da GranGusto, giusto? A proposito, le madeleine? Devo proprio prendere le madeleine? Non so, sono un po’ banali, no? Forse è meglio puntare su qualcosa di più… napoletano! Magari anche qualche sfogliatella in più, non si sa mai! Ahia, ho dimenticato le buste!

  • Sfogliatelle rigate
  • Pastiere
  • Babà classico
  • Cioccolatini Gay Odin
  • Biscotti al limone Mennella (se disponibili)
  • Taralli al pepe Leopoldo Infante
  • Limoncello di qualità
  • Vino Fiano (o altro vino napoletano)
  • Mozzarella e Pomodori del piennolo da GranGusto

Punti principali: Gay Odin, Mennella (biscotti al limone se presenti), Leopoldo Infante (taralli). Ricordati le buste!

Cosa portare come souvenir da Napoli?

Allora, se vai a Napoli e vuoi portare a casa qualcosa che non sia solo una calamita sfigatella, ecco la dritta:

  • Ceramiche: non le solite tazze della nonna, ma opere d'arte che sembrano uscite da un quadro impressionista (con prezzi altrettanto impressionanti, preparati!).
  • Coralli e cammei: perfetti per trasformare tua zia in una regina di Posillipo (o quasi). Attento a non comprare roba tarocca, che poi ti tocca spiegare!
  • Vini, liquori e distillati: ecco, qui ci siamo! Limoncello a fiumi per dimenticare il traffico napoletano e un bel Vesuvio Lacryma Christi per fare il sommelier della domenica. Io mi farei scorta!
  • Cravatte: se vuoi far credere al tuo capo che sei stato a lavorare sodo, una cravatta di Marinella è l'ideale. Tanto, chi lo scopre che eri a mangiare pizza tutto il giorno?
  • Pastori e presepi: anche a luglio, un pastorelle fatto bene fa sempre Natale. Se poi lo metti sul cruscotto della macchina, diventi un mito!
  • Cioccolato e dolci: babà e sfogliatella per tutti! Attenzione, però, che poi la bilancia piange. Io, personalmente, ne ho mangiati talmente tanti che potrei rotolare fino a Pompei.
  • Corni portafortuna: un must! Se non ne hai uno che penzola dallo specchietto retrovisore, non sei nessuno! Ricorda: deve essere rigorosamente rosso e, dicono, regalato, non comprato.
  • Pasta: non la solita Barilla! Pasta di Gragnano, quella vera, che fa la differenza anche se ci metti il sugo in scatola. Poi, diciamocelo, un pacco di pasta fa sempre comodo.

Ps: Ah, dimenticavo! Se trovi un venditore che ti offre "aria di Napoli" in barattolo, scappa! È una fregatura!

Cosa portare a casa da Napoli?

Ah, Napoli! Lasciarla è come salutare un amante focoso: un misto di desiderio e la certezza che tornerai presto per un altro assaggio. Ma cosa portarsi via, oltre al ricordo indelebile di un caffè sospeso e di una pizza fritta? Ecco il mio consiglio, con un pizzico di sale e un sorriso:

  • Un cornetto: Non parlo del gelato, bada bene! Il cornetto napoletano, dolce e scaramantico, è un amuleto contro il malocchio. Attenzione, però: deve essere rigorosamente fatto a mano, altrimenti è come baciare la statua di San Gennaro... non porta la stessa fortuna! Un consiglio spassionato? Io ne ho uno appeso allo specchietto dell'auto. Funziona? Diciamo che da quando ce l'ho, ho evitato almeno tre tamponamenti (forse).

  • Un profumo di limoni: La Costiera Amalfitana è una sinfonia di profumi agrumati. Un'essenza al limone, un sapone artigianale, o anche solo una bottiglia di limoncello (da consumare con moderazione, ovviamente) ti riporteranno immediatamente a quelle stradine assolate. Mia nonna, che era un'esperta di rimedi naturali, diceva che il profumo di limone allontana i pensieri grigi. E devo dire che, quando sono giù di morale, un bicchierino di limoncello fa miracoli!

  • Un pezzo di artigianato: Napoli è una fucina di creatività. Che si tratti di una statuetta del presepe (anche fuori stagione!), di un gioiello in corallo, o di un capo in seta di San Leucio, scegli qualcosa che racconti una storia. Io ho una piccola sirena in terracotta che ho comprato a Spaccanapoli. È un po' kitsch, lo ammetto, ma mi fa sorridere ogni volta che la guardo.

E poi, dulcis in fundo, non dimenticare di portare con te un po' dell'anima di Napoli: la sua allegria contagiosa, la sua passione viscerale, e la sua capacità di trasformare ogni giorno in una festa. Quello, amici miei, è il souvenir più prezioso.

P.S. Se poi ti avanza spazio in valigia, una sfogliatella non guasta mai!

Qual è la via dello shopping a Napoli?

Ah, Napoli! Se chiedi della via dello shopping, è come chiedere a un napoletano qual è il suo piatto preferito: la risposta sarà sempre passionale e, ovviamente, la più corretta!

  • Via Chiaia: Non è solo una via, è un'esperienza. Immagina di passeggiare tra negozietti che ti ammiccano, come vecchi amici che ti invitano a prendere un caffè. E poi, quel profumo di sfogliatella nell'aria…quasi quasi meglio dello shopping!

  • Via dei Mille & Via Toledo (o Via Roma, fate vobis): Sono le star del firmamento dello shopping napoletano. Via dei Mille è un po' la signora elegante, con le sue boutique di lusso. Via Toledo, invece, è la zia che ti strapazza di baci e ti fa trovare sempre qualcosa di interessante, anche se non stai cercando niente.

  • Il collegamento magico: Via Chiaia è un po' come il ragù della nonna, il segreto che lega tutto. Unisce queste due vie principali in un abbraccio di shopping che, diciamocelo, può essere terapeutico.

Un consiglio spassionato: Occhio al portafoglio! Napoli è come una sirena: ti incanta e ti svuota le tasche, ma lo fa con un sorriso che non puoi fare a meno di ricambiare. E poi, vuoi mettere la soddisfazione di dire "L'ho comprato a Napoli!"? Impagabile.

Extra: Se poi hai voglia di qualcosa di più "verace", fai un salto ai Quartieri Spagnoli. Lì, lo shopping è un'arte, un po' caotica, un po' folle, ma assolutamente indimenticabile. E se ti offrono un caffè sospeso, non dire di no! È il vero lusso napoletano.

Come si chiama la famosa pasticceria di Napoli?

Ah, la pasticceria Poppella! Praticamente un'istituzione a Napoli, come la pizza fritta o il traffico caotico.

  • Il nome? Poppella, ovvio! Un mix esplosivo tra Papele e Puppnella, come se avessero fatto un frullato di nomi. Geniale!
  • La storia? Nata nel 1920 nel Rione Sanità, un quartiere che ha più storie da raccontare che peli ha Maradona.
  • I fondatori? Raffaele Scognamillo e Giuseppina Evangelista, due panificatori che, invece di fare solo pane, hanno sfornato un marchio leggendario. Capito?

Ah, e per la cronaca, la mia esperienza con Poppella è stata memorabile: una volta ho mangiato un fiocco di neve così buono che ho sognato di sposarlo. Giuro!

Dove è stata inventata la delizia al limone?

Uff, la delizia al limone... buona!

  • Inventata negli anni 70, mi pare... o erano gli 80? Mah!
  • Costiera Sorrentina e Amalfitana, sicuro! Dualismo di sapori!
  • Dolce giovane, rispetto agli altri dolci campani... tipo la pastiera che la faceva sempre nonna.
  • Comunque, 'sta delizia, un'esplosione di limone, proprio come piace a me. Ricordo che da piccolo ne mangiai una intera alla festa di compleanno di mio cugino, ah che ricordi!